
PRATO-OSTE. Bocche cucite alla sede della Misericordia di Oste quando questa mattina ci siamo presentati per avere aggiornamenti freschi sulla situazione di lite.
Il Presidente Bartoletti si è negato e ha mandato avanti due volontari a dire che non intendeva rilasciare nessuna dichiarazione e così è stato.
Abbiamo parlato brevemente con il Commissario Massimiliano Iacolare che ha riconfermato la stessa linea, suggerita – dice – da una ragione di opportunità, vista la clamorosa contrapposizione creatasi tra madre e figlia, evidentemente indotta dai vertici nazionali/regionali della Misericordia.
Al rientro in redazione abbiamo trovato un fax, inviatoci da un volontario, che potete scaricare integralmente: c’è riportato il comunicato stampa del gruppo dei “volontari resistenti”.
La stessa persona ci ha detto, per telefono, che il gruppo dei confratelli di Oste ha intenzione di “tenere duro” e di non mollare il presidio, precisando che ancora “brucia il modo arrogante con il quale hanno avviato la manovra di espugnazione del fortino, in pieno clima ferragostano e senza nessun segnale di preavviso”.
Insomma sembra proprio che l’insediamento di Iacolare dovrà prevedere, per poter essere portato a termine, l’intervento dell’ufficiale giudiziario e dei carabinieri per un’azione di forza necessaria a dare esito a un provvedimento giudiziale.
Intanto quello che si dice e si ribadisce comunque è che lo spirito di servizio non è venuto meno ai barricaderos: la loro linea telefonica fissa è stata staccata, ma loro ci pregano di pubblicare il numero per le emergenze, attivato sùbito dopo l’arbitrario distacco delle linee richiesto dall’Arciconfraternita madre.
Chi ha bisogno di aiuto chiami qui: Misericordia di Oste 3923566766.
[Alessandro Romiti]
Scarica: Appello_oste
ERANO TRE FRATELLI E UN CUGINO…

E OGNUNO tirava l’acqua al suo mulino.
Così dice un famoso proverbio e questo è, in sintesi, come direbbe il Manzoni, “il sugo” di tutta la storia.
Pietà l’è morta recita uno dei più celebri canti della Resistenza italiana. La Misericordia è morta ancor prima. E non poco prima.
In nome di Dio, della misericordia divina, della Misericordina di Francesco e di quel che volete, la ragione sottesa a tutto – come diceva sanamente la sinistra quando non era ancora democristianizzata – resta la vile pecunia, il quattrino, lo stercus diaboli o merda del demonio: e per il denaro, come in questo caso, si lotta e ci si scanna su posizioni radicalizzate che fanno, oltre che pena, senso e schifo al solo pensiero che ci si appella alla misericordia divina.
![Misericordina,una scatola con il rosario del papa [ansa - ettore ferrari]](wp-content/uploads/2015/11/La-Misericordinadel-Papa-300x185.jpg)
È questo, allora, il senso della misericordia? È questo l’ideale cristiano a cui sono chiamati i volontari che si troncano “a gratis” per gli altri?
No, non può essere. Da questo spettacolo indegno si capisce solo una cosa: che i soldi vengono prima di tutto.
Anche della gente che, senza telefono, può rischiare la vita. E meno male che oggi ci sono cellulari e tablet!
Edoardo Bianchini





















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