L’incredibile storia di una prof. delle Misericordie, personaggio di rilevanza pubblica, che minaccia di querelarci perché abbiamo osato attingere la foto dal suo profilo Facebook senza il suo consenso. Ma la bestialità del “politically correct” dove diavolo ci sta portando?
Prof., basta, suvvìa (Mughini)! Non ci costringa a dire che se gli insegnanti si comportano in questo modo, poveri nostri giovani italiani in crescita! Come faranno a sviluppare le loro potenzialità logiche e quello che viene definito “spirito critico”?
IL CATTOCOMUNISMO dilagante, supportato da una estrema, consistentissima dote di stupidità umana e da una cultura del “diritto fai-da-te” adocchiato sul web, che, come minimo, è il più efficace emetico di questo terzo millennio deficienziale, ha combinato il più grosso cortocircuito mentale della storia. Nel 2000 saremmo dovuti essere dei superuomini e siamo, al contrario, regrediti al livello delle famose “supercazzole”.
Un esempio illuminante di questa “intelligenza boldriniana” lo troviamo su questa brillante pagina web, in cui si parla dei diritti relativi alla propria immagine.
Normalmente io capisco poco, sono un po’ ottuso, non so quasi né leggere né scrivere; e perfino qualche giovane e prestante colonnello dei carabinieri mi dice che sono “privo di logica”: però, non mancando della necessaria umiltà, caratteristica dei non-cattocomunisti qual sono, chiedo subito scusa preventiva per le bestialità che dirò. Perdonatemi!
Sfortunatamente il nostro Alessandro Romiti, vero specialista nel grattare le grane e le rogne della gente, e molto ferrato nel campo (oscuro) delle Misericordie, il 23 marzo scorso ha pubblicato un articolo dal titolo misericordie. Un’intervista scomoda (in corso). Chi vuole saperne di più, clicchi e legga.
In esso il signor gratta-rogne riferiva che una certa signora Annalisa Schillaci (che mi dicono essere una professoressa: è vero o no, dica lei. Se sbaglio mi copro di cenere) era disponibile a rilasciare dichiarazioni circa certi aspetti “misericordiosi” di cui Romiti si sta occupando da sempre attraverso questo quotidiano – e non senza rischi e pericoli.
Non l’avesse mai fatto! E non avesse mai avuto l’ardire, il gratta-rogne, di utilizzare – per mostrare chi fosse la signora Schillaci – la foto tratta dal di Lei profilo Facebook pubblico! L’ostensione della foto della prof., come quella della sacra cintola della Madonna a Prato, ha scatenato un putiferio che mi ha fatto tornare in mente all’istante un film ganzissimo della mia quasi infanzia: La guerra dei bottoni.
La prof. ci ha schiesto di sostituire la foto del suo profilo Facebook con questa sua foto a lei più gradita. È una richiesta sensata?
Le abbiamo perfino chiesto di darci Ella una sua foto: e – attenzione – Ella ce l’ha pur fornita. Ma osservate attentamente come e capirete perché personalmente, come direttore della testata, sono sceso in campo con una pubblica Lettera a una professoressa.
La prof. Schillaci ci ha fornito questo obbrobrio (dimensione 69 x 69 pixel: lo vedete nel riquadro con bordo giallo: è proponibile?) che, ingrandito, dà (su 400 x 400 pixel) il risultato qui a fianco. È una foto, questa, secondo voi?
Prof., basta, suvvìa (Mughini)! Non ci costringa a dire che se gli insegnanti si comportano in questo modo, poveri nostri giovani italiani in crescita! Come faranno a sviluppare le loro potenzialità logiche e quello che viene definito “spirito critico”?
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