l’ospite. I TRENI ROSSI DI ROSSI: FIRENZE-VIAREGGIO, LA TRATTA DEL CARRO BESTIAME

Firenze-Viareggio, carro bestiame o treno per Auschwitz?

 

di Giulia De Santis



FIRENZE.
“Firenze-Viareggio, la tratta del carro bestiame”. Potrebbe essere il titolo del nuovo film girato direttamente da Trenitalia. Già dal titolo non si capisce bene se si tratti di un horror, di una commedia o di un film drammatico. È la triste e tragicomica realtà in cui sono catapultati i poveri pendolari che ogni giorno si trovano a dover salire su treni che sembrano più adatti alle bestie che agli essere umani.

Non bastano la sveglia all’alba, la colazione fugace, gli spostamenti aggraziati nel cuore di una casa che ancora se la dorme mentre fuori è buio pesto nel tentativo di non svegliare il resto della famiglia (anche i restanti membri lavorano, ma essendo magari impiegati vicino casa si svegliano alle 7 per entrare alle 8, tu alle 6 per entrare alle 8.30 quando va bene).

No, non bastano. Non bastano nemmeno i due o tre moccoli che tiri prima di trovare un parcheggio vicino alla stazione. Lo strazio per arrivare sul posto di lavoro raggiunge l’apice quando lo vedi arrivare. Lui, il Treno con la “t” maiuscola che fa capolino all’orizzonte e che ti fa sperare che sia quasi tutto finito.

“Ah, che bellezza. Ora salgo, mi metto a sedere, leggo un bel libro, faccio un pisolino prima di arrivare”. Niente di tutto questo. Hai ricevuto già la tua grazia giornaliera se è arrivato in orario (i cinque minuti di ritardo non vengono nemmeno più segnalati da Trenitalia).

Figurati se puoi permetterti il posto a sedere, magari anche quello accanto al finestrino, vista panorama. Il treno è stracolmo. Saturo. Posti in piedi, uno appiccicato all’altro anche tra un vagone e l’altro. Ma tanto tu sei solo sveglio dalle 6.

Capitò al Presidente Rossi di fare esperienza degli standard…

Potrebbe andare peggio? Certo. Potrebbe piovere, come dice quel famoso film. La “bomba” d’acqua di mercoledì scorso ha letteralmente paralizzato l’intero sistema ferroviario. Treni soppressi, dimezzati, e quelli rimasti in piedi con minimo 45 minuti di ritardo. Per una “bomba” d’acqua di 5 minuti nel 2019 il sistema ferroviario va completamente in tilt. Non male.

Potrebbe anche andare un pelino meglio se qualcuno si prendesse almeno l’onore (e il cuore) di far funzionare almeno il sistema informativo. Anche quello fa acqua abbastanza, tanto per rimanere in tema di “bagnato”. Sali su un treno (segnalato come in orario sul cartellone, precisiamo) e tutto tace.

Dopo 15 minuti una voce ti avverte che il treno partirà con “20 minuti di ritardo” (sì ma ne ha già 15). Alla fine parte con 50 minuti di ritardo. Peccato che quello di un’ora prima, sia ancora fermo a Prato. E sono solo le 17.15.

La novella dello stento. Sarebbe bello metterci sopra Enrico Rossi e i suoi scagnozzi piddini che si vantano tanto sui social (che culo, hanno beccato proprio il giorno del disagio sublime per finire sui giornali) immortalati dal selfie del momento di fare i poveri pendolari da tempi immemorabili. Ma non un giorno. Tutti i santi giorni della loro gloriosa vita. E chi ci rimette siamo sempre e solo noi comuni mortali.

Giulia De Santis
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