DALLA MUSICA ALL’ANTROPOLGIA IL PASSO NON È BREVE!

Capossela e Aime
Capossela e Aime

PISTOIA. Un meraviglioso intellettuale della musica, Vinicio Capossela, che davanti al proprio pianoforte si può permettere anche il lusso di restare con lo sguardo incollato alla propria tastiera. Ma invitato come relatore, in compagnia di Marco Aime, altro intellettuale, a chiudere, tra l’altro, sotto il tendone principe di piazza del Duomo, la sesta edizione di Dialoghi sull’uomo, qualche volta, verso il pubblico, avrebbe dovuto voltarsi.

Anche perché, così, qualche complicità da parte del numerosissimo pubblico, avrebbe anche potuto riscuoterla, visto e considerato che il testo dell’incontro, Allùngati la strada e tornatene a casa, è stato solo accennato, all’esordio, per giustificare il tutto. In realtà, Capossela e Aime, per tutto il tempo, hanno parlato d’altro, in realtà consapevoli del resto che se non avessero fatto così, il dibattito si sarebbe anche potuto esaurire in un fascinosissimo interminabile silenzio, nel quale, il cantastorie irpino, nato 50 anni fa ad Hannover, in Germania, si sarebbe probabilmente trovato meravigliosamente a proprio agio.

Le dissertazioni invece si sono arrampicate lungo il versante degli storti-nomi, indispensabili in alcune zone del paese, in Irpina come nelle langhe, ma anche sulla montagna pistoiese, zone nelle quali la stragrande maggioranze della popolazione residente è suddivisa in pochi cognomi: senza gli storti-nomi, difficile individuare le discendenze, le appartenenze, le dinastie.

Il pubblico da Capossela
Il pubblico da Capossela

Si è parlato di luoghi-non luoghi – e ci sarebbe mancato altro non farlo! –; si sono scomodati i grandi saggi dei viaggi, da Ovidio a Marquez; si è anche affrontato il tema dell’ineluttabilità e di come le cose che ritroviamo, soprattutto al ritorno, non siano più nemmeno parenti lontane di quelle che abbiamo lasciate.

Ma il suggerimento esortativo ad impiegare più tempo per fare rientro a casa, che sarebbe dovuto essere il cuore dell’approfondimento, è restato in aria. Nessuno, tra i presenti, si è permesso, a fine incontro, di rimproverare, entrambi i relatori, sulla devianza dell’argomento.

L’importante, in realtà, era essere lì, a farsi raccontare fiabe e leggende da un artista folk di rara bellezza che non riesce però a svestirsi dagli abiti del montanaro edotto ed erudito, un incantevole musicista che, incapace di togliersi il cappello, inanella, da quando Francesco Guccini lo segnalò alla critica e al pubblico, targhe su targhe Tenco e un trasversale meritatissimo gradimento ad ogni sua esibizione.

Per le prossime lezioni di transumanza però, dalla settima edizione dei Dialoghi in poi, invitate, qualora il cartellone dovesse imporvelo e dunque suggerirvelo, un antropologo con un pizzico di groove in più, che non abbia alcun bisogno di traghettare il proprio ultimo libro e un moderatore, di contraltare, che sorrida con maggior parsimonia.

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