agrumian dad & mum. BUONGIORNO AGRÙMIAAA, SARÀ UN’ALTRA GIORNATA PIEN DI STÙMIAAA…

La storia di Agliana è circolare e si ripete a cicli ravvicinati. Benesperi-Bibò si trova ora stretto tra uscio e muro come lo fu Giacomo Mangoni ai suoi tempi. Solo che il piddìno con la massima coerenza morale mandò a quel paese sia Rino Fragai che Paolo Magnanensi, mentre Luca-Pedrito se non si toglie il senatore dallo sfintère, dovrà ingozzarsi un Ciottoli immunizzato che diffonde tossico Covid politico ai danni di 18 mila abitanti…


Se il Ciottoli va via, ritorna tutto a posto e così sia, ma…


SE DAL “CORSO LEGAL” TU NON LO LEVI,

LUCA, SAI QUANTO FIELE ANCOR TU BEVI?


 

Maurizio Ciottoli. Peggiore di uno dei diavoli che hanno perseguitato Benedetto XVI e longa manus del senatore La Pietra. Falso testimone in aula con il giudice Luca Gaspari che non volle accorgersi di nulla. Va tolto dal «corso legale»

 

A un giorno dal giudizio universale – domani è il 4 gennaio e alle 18 potrebbe anche darsi che scendesse dal cielo un Cristo giudicante che spappola la giunta di centro-lapietra – Bibò-Benesperi si trova nella stessa identica posizione in cui venne a trovarsi Giacomo Mangoni.

Il sindaco piddino era stretto tra uscio (Magnanensi) e muro (della cortina di ferro, Fragai) con in mano una giunta di bimbetti eterodiretti dal Rino. Il Mangoni era letteralmente strozzato da dei veri boa constrictor del Pd.

Il Benesperi-Bibò, preso tra uscio (la Pira) e muro (La Pietra; materiale adatto ad alzare, appunto, barricate e muraglie); eterodiretto da Mamma Aveta e da Babbo Ciottolo – con tutta la fila delle sue millemila amicizie in prefettura, carabinietura, procura, verdura, calura, sventura, Ombrone e calura etc. –; costretto, sempre dal Ciottolo, a venire a patti con il mai-comandante Nesti (protetto da tutti, Aveta compresa: ci quereli che poi, stavolta, si ride anche con Claudio Curreli e i suoi colleghi protezionistici); convinto, poi, da Mamma Aveta a querelare Linea Libera (e qui non ci sono scuse: Bibò-Benesperi è e resta un “lombrico politico” senza spina dorsale, senza coscienza etica-morale, pronto a vedere l’utile dell’ora contro il disastro del domani), accoltellò alle spalle sia noi di Linea Libera che la comandante dei vigili Lara Turelli. Mai visto un puttanaio peggiore e più laido.

Alla resa dei conti, con molta chiarezza, Giacomo Mangoni mandò affanculo sia i suoi carnefici politici, che lo stavano cannibalizzandolo in nome del PoDere, che la sua giunta di ragazzòli: uno più impreparato e obbediente dell’altro. Tutti Remigi al Pd ben ligi.

Alla resa dei conti 2 – quella di domani 4 gennaio ore 18 – il calunniatore Benesperi-Bibò deve decidere se mostrare il colpo di reni del riscatto morale, liberandosi del tappo che gli ostruisce il meàto (tolgo la delega a Ciottoli e lo rimando, una volta e per sempre, in officina a cambiare l’olio alle macchine dei suoi amici: e perciò sparo a distanza anche il senatore, tecnico dell’agricoltura – e speriamo non come con le sue aziende); oppure scegliere di morire per dissenteria compressa in un blocco intestinale onde consentire al La Pietra tutte le sue manovrine che, allo stato attuale, gli hanno consentito di bloccare per paralisi l’intera provincia di Pistoia.

Domani, forget domani, viviamo oggi, chi lo sa se c’è un domani… Così Katyna Ranieri, ma anche Connie Francis, Frank Sinatra e Perry Como, anni 60.

Forse Benesperi-Bibò, non per sé, ma per il bene di Agrùmia, come aveva pensato prima di trascinarci in tribunale, dovrebbe riflettere e togliersi dalla caviglia quel braccialetto elettronico, scomposto, disorganizzato e arrogante, il Ciottoli, che il senatore La Pietra gli ha messo stretto alla caviglia.

Sarebbe un segnale per una nuova liberazione della provincia di Pistoia dalla destra reassionario-postdemocristiana che ora agisce indisturbata, anche favorita da un errore di valutazione politica della Giorgia Meloni, troppo impegnata altrove.

Questa mossa (scoprire il popò a Maurizio il Bottargatore) sarebbe la stappatura di una pentola a pressione in grado di far riprendere un nuovo passo – partendo da Agrùmia, terra di inciuci – a Serravalle Pistoiese e, finalmente, a Pistoia. Dove anche Tomasi è un sequestrato del signor senatore del «non aprite la porta della procura».

Svegliati, allora, epigastràlgico Bibò. Hai ancora un giorno e mezzo. Licenzia, seduta stante, il tuo padrone che cambia l’olio alle macchine di prefettura-carabinieri e (chissà?) procura – almeno questa è voce di popolo, voce di dio.

Rimpasta, o incerto Luca, la tua giunta cariata, ancor prima che poi finisca in buca, nella tua Agrùmia cotta e blimundata!

QUALCOSA NON VA. Pensateci bene. È possibile che tutta la storia di Agrùmia debba comunque ruotare intorno al tema «Andrea Alessandro Nesti & protezioni»?

 

Devi farlo se non vuoi suicidarti. E vedrai che domani sera, sia pure con qualche incerottatura e bende a sfare, la tua giunta potrà riprendere fiato e ancora camminare: alla faccia dell’inconcludente sinistra di Vannuccini e Guercini, che rischia di attrarre a sé anche i 5 Stelle.

Merita buttare all’aria una conquista storica: la cacciata dei galli rossi dal Campidoglio dopo 75 anni di persecuzione ideologica? Noi non ne siamo convinti. Anche se il tuo comportamento – di traviato da vari bad Pd boys – ci farebbe dire portiamo la giunta Benesperi in piazza e facciamola passare sotto le forche caudine, massacrandola di legnate mentre sfila a schiena china dinanzi alla gente inferocita, perché sinora presa in giro.

Dal canto suo la procura di Pistoia (i sostituti Claudio Curreli e Giuseppe Grieco, difensori di parte di amministratori pieni solo di colpe e scorrettezze) se ne facciano una ragione.

La giunta Benesperi-Bibò, sinora, ha fatto pena. I ferrei accusatori e il giudice Luca Gaspari meglio avrebbero fatto a vederla, la realtà, piuttosto che addossarcene in toto le colpe per tentare di asfissiare la nostra libera voce.

E con ciò si dimostra che la giustizia (?) pistoiese, quanto a terzietà e imparzialità, è più cieca di una talpa, visto che sa solo negare l’evidenza.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]


Luca Benesperi

 

Per Benesperi revocare la delega a Ciottoli significa:

1. pacificare il Comune e la giunta;
2. chiudere un capitolo invasivo dell’intromissione del La Pietra negli interessi degli aglianesi;
3. chiudere il capitolo delle situazioni dannose generate da un assessore fuori controllo che aggredisce la gente in Comune;
4. valorizzare sia i civici di Silvio Buono che i leghisti sopravvissuti alla scissione (tutti consiglieri che la mala influenza ciottoliana ha sempre tenuto a distanza dalla decisioni importanti);
5. dare un doveroso segno di ammenda e pacificazione nei confronti di Alfredo Fabrizio Nerozzi che, nonostante la macellazione della moglie operata dalle scelte inconsulte anche del Ciottoli, ha mostrato di non essere vendicativo, ma di volere e saper lavorare solo per il bene cittadino.