«WAR NOW!», LA TERZA GUERRA MONDIALE È INIZIATA

WAR NOW! Teatro Sotterraneo [foto Noemi Bruschi]
WAR NOW! Teatro Sotterraneo [foto Noemi Bruschi]
PISTOIA. La falsa partenza, ieri sera, pareva studiata a tavolino. Invece si è trattato solo di un contrattempo vero. Lo spettacolo, poi, War Now!, di scena, in prima regionale, al piccolo teatro Bolognini (si replica stasera, sempre alle 21), è filato via liscio, come al solito.

I tre ragazzi di Teatro Sotterraneo crescono di recita in recita, copione in copione e stavolta, a differenza delle precedenti uscite, tutte pregevoli, utile ricordare, si sono messi all’anima una scrittura particolarmente impegnata, più che impegnativa, dove il surrealismo fassbinderiano rappresenta puntualmente l’incipit, per poi scendere e sviscerarsi tra i meandri del tragicomico, in una corsa sonora e sincopata, verso la fine.

L’esordio è quello che li contraddistingue: Sara Boventura, Claudio Cirri e Matteo Angius si spacciano puntualmente per conduttori radiofonici, con un invidiabile ritmo da emittente privata, facendo confusione, tanta, ma senza sovrapporsi mai, l’uno all’altro. Si spintonano verso i blocchi di partenza come se ognuno volesse che il testimone per la prima batteria lo prendesse un altro, ma quando lo start spara in aria, chiunque debba coprire il primo tratto, parte a razzo, senza incappare mai in una falsa partenza.

Ieri era la terza guerra mondiale l’ordine della serata teatrale, introdotto con il panegirico della diretta con il pubblico, che in un modo o in un altro, con risposte guidate o stravaganti, al nastro, il copione, lo portano puntualmente. Idea e regia, stavolta, seppur manipolate dagli artefici, arrivano da fuori le quinte, con Valter Silis e il percorso si muove veloce, senza pause. Anche i cambi repentini di scena e di umore vivono una diretta adrenalinica degna di professionalità: il feeling cresce, come la dimestichezza. Sono cresciuti dalla prima esternazione concepita subito dopo aver ricevuto ospitalità e residenza artistica all’Atp e iniziano a sdebitarsi con gli interessi.

Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri
Matteo Angius, Sara Bonaventura e Claudio Cirri

Anche la scenografia inizia ad impreziosirsi: tute mimetiche, amplificazioni stereofoniche, maschere antigas sono meno artigianali del materiale da gags delle precedenti esibizioni; restano, tutti e tre, molto keatoniani, ma senza trincerarsi dietro un mutismo che non reggerebbe.

Anche il coinvolgimento fisico ed emotivo si è fatto più tenace, meno marginale, più invasivo. L’esordio è sempre a diretto e dipendente contatto con il pubblico: presto abbandoneranno anche questa piccola zavorra e le telefonate dei radioascoltatori saranno presunte, ma parimenti funzionali.

La guerra comunque, la terza guerra mondiale, a cento anni esatti dallo scoppio della prima, c’è, inutile far finta di nulla. Basta saperla gestire: viverla, con le dovute cautele e senso d’ironia, evitare i luoghi nevralgici se si ha idea di voler sopravvivere e iniziare a pensare cosa fare, nel caso si riuscisse a sfangarla.

Dolore, morte e atrocità continuano imperterriti a vivere e convivere con un sarcasmo sadico, che fa comunque sorridere. Non si risparmieranno bambini in fasce: il dato cruento del conflitto lascerà strascichi evidenti, ma lo spirito nazionalista, europeo, mondiale, cosmico, prenderà ancora il sopravvento e ognuno di noi, scampato, saprà come ricostituirsi, come ingegnarsi per affrontare the day after.

Il dato più contorto, contraddittorio, davvero surreale, senza scomodare nessun grande del passato, è la rigidità dei visitatori: ad assistere alla rappresentazioni dei giovani ci sono quasi unicamente i giovani, a vedere i mostri sacri invece, quelli che dal Bolognini non ci passano, ma sono solo al Manzoni, l’età media è da reparto geriatrico. Così il vecchio teatro muore e quello giovane non decollerà mai.

Bisognerebbe farli incontrare, un giorno, Toni Servillo e Sara Bonaventura: anche a pranzo!

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