
DURANTE questi lunghi interminabili sette anni da cassintegrata dello stabilimento Fiat di Nola, Maria Baratto, 47 anni, si è preoccupata di fare coraggio ai suoi compagni di sventura, cercando soprattutto di dissuaderli dall’idea di farla finita, in tutti i modi.
Scrisse un articolo al Corriere della Sera, “Suicidi in Fiat” e poi aveva raccontato al regista Luca Russomando la sue e le storie quelle di molti altri, raccolte e trasformate in un film, La fabbrica incerta.
Il prossimo 1° luglio le scadeva un’altra tranche della cassa integrazione, forse l’ultima. Per questo, forse, ma non lo sappiamo, Maria Baratto si è suicidata.
Lo ha fatto nella propria abitazione di Acerra, dove si è accoltellata fino a quando ha avuto la forza di farlo, sincerandosi, prima, di essersi chiusa a chiave nella propria camera da letto.
Era forse convinta che di coraggio, a forza di regalarne agli altri, non ne avesse più. Quel poco che le è rimasto ce lo prendiamo noi, come fardello, come dote, come pegno.
fragole & sangue




















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