P-CARC: «SOLIDARIETÀ AI COMPAGNI DELL’EX MACELLO»

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PISTOIA. La sezione di Pistoia del Partito dei Carc esprime piena solidarietà alle compagne e ai compagni del Csoa Macello, per l’attacco subito dall’amministrazione comunale che, attraverso una semplice consegna della notifica di sgombero, ha illegalmente e illegittimamente portato via tutti i materiali dai locali, violando le sue stesse regole, in quanto non vi erano i termini per poterlo fare.

Il posto, occupato da circa un anno, è stato rimesso in sesto in gran parte, ha ospitato assemblee, è luogo di cultura che si esprime attraverso iniziative, la biblioteca, i laboratori di musica hip-hop; ci sono in progetto da parte dell’assemblea di occupazione altre iniziative per riqualificare e valorizzarlo in tutti i suoi aspetti. Allo stato attuale, il materiale “messo in sicurezza” (altro che, rubato!) non permette però l’utilizzo dei locali che restano quindi vuoti.

Questo atto repressivo è volto all’intimidazione e al tentativo da parte dell’amministrazione comunale di tenere i compagni del Csoa Macello con il cappio al collo, sotto pressione, sotto ricatto. Lo palesa l’atteggiamento della vicesindaco che ha promesso (così come ha fatto con altre occupazioni smobilitate del territorio pistoiese, e contravvenendo sempre ai patti) di dare loro un luogo di ritrovo, forse, cominciandone a discutere tra un mese.

Questa proposta rientra nel tentativo da parte della borghesia di soffocare, emarginare, soppiantare ogni tentativo dal basso di autorganizzazione, di iniziative messe in campo dalle masse popolari per resistere agli effetti più devastanti della crisi.

È evidente che l’amministrazione comunale di Pistoia consideri gli spazi di auto-organizzazione popolare pericolosi, nello specifico quando non sono sotto il suo “stretto” controllo: questo perché possono diventare luogo in cui le masse si confrontano e discutono di politica, di come cambiare la situazione che da sola non cambia.

Organismi come il Csoa Macello possono porsi nell’ottica di mettere in campo tutte le iniziative necessarie a costruire quanto oggi manca nel proprio territorio, coordinarsi con le realtà esistenti, con gli abitanti dei quartieri, con gli operai delle aziende, affinchè le realtà di occupazione siano centri di mobilitazione e progettazione politica. In questo modo, si costruiscono i legami di solidarietà necessari che dividono il nostro campo da quello della borghesia!

Cosa serve alla città? Come può contribuire allo sviluppo del territorio la riqualificazione di un luogo abbandonato? Cosa fare per rendere, ad esempio, il Macello occupato un luogo in cui ogni elemento delle masse popolari pistoiesi (operai, giovani, disoccupati) si ritrova per discutere e decidere quali risposte attuare per fare fronte al peggioramento delle condizioni economiche, ambientali e culturali della città e del resto del paese. Sono alcune delle domande che orbitano intorno alla necessità di passare dalla lotta per la liberazione degli spazi, alla battaglia più ampia di costruzione di una nuova gestione del territorio.

Chiamiamo questa gestione amministrazione locale d’emergenza: frutto del lavoro di sinergia e coordinamento di tutti gli organismi operai e popolari che vogliono cambiare lo stato di cose presenti e se ne assumono la responsabilità mettendo in piedi percorsi di costruzione ed auto-organizzazione in cui le masse imparano a governare, a gestire un territorio, pianificarne le attività, mettendo al centro la battaglia per garantire a tutti un lavoro, utile e dignitoso.

Organizzare per mobilitare e mobilitare per costruire è il lavoro che richiede più energia in assoluto e che in definitiva, tra i compiti per difendere i diritti e per ottenerne di nuovi, è quello più delicato e decisivo. La battaglia che si apre per il Csoa Macello non è tanto quella di ottenere un accordo al ribasso con l’amministrazione comunale, ma di proseguire la lotta per raccogliere la parte attiva e più avanzata delle masse popolari, azienda per azienda, scuola per scuola, quartiere per quartiere, affinché prendano in mano le sorti della vita associata della città, imponendo ciò che è legittimo perché conforme agli interessi collettivi anche se è dichiarato illegale dalle autorità e dagli istituti borghesi.

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