
PISTOIA. Roberto Valerio è attore qualificato, serio, scrupoloso. Anche quando indossa i panni del regista. Anzi, la cosa migliore, forse, è quando è, contemporaneamente, regista e attore. Nell’ultimo mese però, in vista del suo Festival metropolitano (Pigneto) che partirà ai primi di agosto e provando a metabolizzare con la dovuta passione, che è la pigrizia, i due prossimi impegni invernali che lo terranno parecchio occupato, si è preso la licenza, parecchio poetica, ma soprattutto funzionale, di allestire un laboratorio, di Anfitrione, per l’esattezza, che ieri sera, al Bolognini, dove si sono svolte tutte le prove seminaristiche, ha ospitato la dimostrazione finale, la prova dell’uovo.
Sul palco della succursale del teatro Manzoni, in via del Presto, Andrea Stendardi, Costantino Buttitta, Stefania Medri, Silvia Grande, Alice Conti, Lucia Cammalleri, Valentina Virando, Camilla De Bartolomeo, Matilde Pietrangelo,Silvio Zanoncelli, Gabriele Giaffreda, Michele Pagliai, Francesco Franzosi e Marco Vergani (in ordine di apparizione) hanno dato vita a quello che Roberto Valerio ha loro insegnato in questa faticosissima full immersion sul personaggio di Anfitrione e le varie sfaccettature che a questo hanno dato, nel tempo, vari interpreti, a cominciare da Plauto per giungere a Molière.

“Ne farò uno spettacolo, certamente – ha confidato Roberto Valerio prima che avesse inizio la rappresentazione didattica finale -: se parlerà la prossima estate, però. È stata un’esperienza bellissima: per loro, credo, ma anche per me. Ho avuto l’ennesima dimostrazione di quanto bel materiale giovane ci sia in giro che non riesce a trovare i pertugi giusti per entrare, dalla porta principale, sui palcoscenici di questo Paese. Ovviamente, non tutti e quattordici gli attori (sette donne e altrettanti uomini) mi hanno scatenato pari emozioni: ci rivedremo, il prossimo anno e vedrò, nel frattempo, cosa sia successo a me. E a loro”.
La scena, sistematicamente sovrapposta, è quella che racconta come Giove, con Mercurio, si sia preso la licenza di entrare in umana azione per godere dell’amore terrestre, indossando abiti e licenze, soprattutto carnali, di Anfitrione (Mercurio di Sosia) e disporre così, per una notte infinita di contrattempi e sdoppiamenti, di Alcmena e della sua servitù sessuale.

Una linea ininterrotta di idealizzazioni e confusioni, di proiezioni immaginifiche e crude constatazioni, affidate alla poliedrica disposizione dei quattordici studenti, tutti attori professionisti, che si sono lasciati ciecamente guidare, in un nuovo onirico viaggio, dal loro docente, Roberto Valerio, che non avrà potuto fare a meno, durante l’esibizione dei suoi allievi, di ripensare alle sue aspettative, cullate, riposte, sbandierate, mortificate, rimandate e poi, una volta per tutte, affermate.
Lo spettacolo che allestirà, con molta probabilità, non si avvarrà, in toto, del corpo discente avuto a disposizione in questo mese pistoiese; qualcuno di loro, ne siamo certi, ne farà sicuramente parte. Anche di altri spettacoli, tra l’altro.























