
PISTOIA. La chiesa del monastero di San Bernardino e San Giorgio appartiene a pieno titolo a quella Pistoia segreta da svelare e inserire in programmi di promozione territoriale e, più accuratamente, in politiche culturali e di rigenerazione urbana. L’edificio religioso si trova in Via della Provvidenza, di fronte alla Volta de’ Tonti, e come il relativo complesso monastico, vuoto e non utilizzato, appartiene al comune di Pistoia, che tra l’altro è proprietario anche dell’attiguo convento delle Crocifissine, dove si svolge il servizio di semiconvitto.
I fabbricati comunali in questione, compresi quindi in una vasta area tra Via dell’Anguillara e Via della Provvidenza, erano separati da un antico vicolo che secondo le attuali previsioni urbanistiche dovrebbe in futuro essere ripristinato per tornare fruibile migliorando così la penetrazione pedonale. Si ricorda che proprio lungo Via dell’Anguillare si trovano degli spazi, attualmente a servizio delle attività della polizia stradale, che potrebbero costituire un’ottima risposta alla domanda dei posti auto dei residenti, se e quando – ovviamente – ci sarà il trasferimento di tutte le forze dell’ordine al piccolo colosseo del nuovo quartiere San Giorgio.

Il vicolo che divide il complesso delle Crocifissine da quello di San Bernardino e San Giorgio è ancora visibile, come pure si nota il moderno passaggio che unisce i due monasteri permettendo così alle religiose di celebrare la messa.
Il monastero di Via della Provvidenza era stato eretto verso la fine del ‘400 e ospitava la comunità femminile ispirata Regola francescana di San Bernardino da Siena e venne soppresso nel 1808, come tanti altri, sotto il governo napoleonico. Per quanto riguarda la chiesa e la relativa e assai ricca dotazione artistica si rimanda al volume finanziato dalla Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia del 2009 Settecento Illustre. Architettura e cultura artistica a Pistoia nel XVIII, una sorta di bibbia del patrimonio artistico pistoiese realizzato col contributo di più autori.

Il 19 marzo 1719 nella chiesa del monastero di San Giorgio si celebrò la proclamazione di San Giuseppe come patrono del Granducato mediceo, mentre, a soppressione avvenuta, nella guida di Pistoia del 1821 di Francesco Tolomei, maire, cioè sindaco, durante il periodo della dominazione francese, si dà notizia delle opere pittoriche trasferite dalla chiesa di Via della Provvidenza in quella del Carmine. Lo sfarzo delle incorniciature dell’altare in stile foggiano della chiesa è dovuto alla sensibilità di una badessa della metà ‘700, appartenente alla ricca famiglia Amati, come del resto appartenevano all’aristocrazia locale le figure apicali di tutti i monasteri.
Serve in definitiva una cabina di regia per far interloquire tutti i soggetti (Demanio, Capitolo della Cattedrale di San Zeno, Curia, Comune, categorie, cittadini e portatori d’interessi vari) proprietari o fruitori dell’ampio patrimonio sottoutilizzato o abbandonato – come è il caso dei due ex monasteri di Via della Provvidenza – che ricade all’interno della città storica. Un patrimonio della più disparata tipologia che necessita preliminarmente di essere analizzato nel suo complesso, cioè in maniera integrata e non per episodi, aprendo al coinvolgimento di contributi e personalità anche non pistoiesi e alle migliori esperienze europee anche solo a livello di idee.





















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