non nominare. GLI ‘AENNE-EMMITI’ E IL GLORIOSO NOME DELLA APOSTOLICO E DEI SUOI DISCEPOLI

Viviamo nella dittatura di una minoranza – una volta di fascisti, oggi anche di giudici rosso-democratici – che, sul versante civilistico, tranciano e trinciano le persone come dei trita€uro; e su quello penalistico creano la legge di volta in volta a loro immagine e somiglianza al pari di Dio


« Ius summum saepe summa est malitia »


CHI LE INDAGINI NON FECE

SIA VESTITO A PENNE E PECE


 

Con un soffio al cuore…

 

Peggio di un cobra l’Anm incazzata perché, nel momento della verità, venne fuori che l’Apostolico era davvero una manifestante di piazza.

Dietro l’Anm il giudice Andrea Canepa di Monza, di recente, ossequiando il pensiero della loggia dei magistrati che vanta un 96% di iscritti, ha alzato la testa e, sibilando minaccioso, pronto a scattare e mordere coloro che ardiscono nominare il nome delle dèe e degli dèi invano (prima le donne, come è scritto nel cretino Statuto delle studentesse e degli studenti di berlingueriana memoria), ha bacchettato Mario Giordano perché aveva osato scrivere il nome di una giudiciA di Massa Carrara, la pm Rossella Soffio.

Nella mente divina del Canepa – e di moltissimi dei padroni delle nostre vite – spira l’intenzione di dileggiare non solo gli articoli della nostra Costituzione che vedete nell’immagine di testa, ma ancor prima, in termini razziali e razzisti, l’articolo 3, fondamento dell’uguaglianza che, proprio loro (giudici illuminati), sono i primi a rinnegare. Eccolo:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Certi giudici sono un fallimento totale sotto il profilo del rispetto del principio di uguaglianza, ma ancor più sotto quello dell’incapacità di rimuovere gli ostacoli e quanto segue nel secondo comma dell’articolo. E questo è ancor peggio, perché testimonia quanto certi individui si sentano e credano di essere al di sopra della legge: e pertanto sono estremamente pericolosi, così da fare concorrenza a quel signor Robert Peel che ha giustiziato la povera Indi.

Il nostro non è mai stato, ma ora poi men che mai, un paese democratico.

È la dittatura di una minoranza, una volta di fascisti, oggi anche di giudici rosso-democratici che, sul versante civilistico tranciano e trinciano le persone come dei veri e propri tritacarne.

E soprattutto si rammenti l’art. 358 ccp, ignoto alla procura di Pistoia!

A Pistoia esempi di questa sostanza organica, quasi Carne 3.0 come quella sintetica perché priva di sangue e anima, ce ne sono diversi, stando almeno alla fila di gente che si rivolgono a quest’unico giornale libero per segnalarci le vere e proprie porcherie inflitte ai cittadini nelle aule di spregiata giustizia.

Sul versante penalistico sarà la storia a giudicare le aberrazioni delle truppe del censore vannifucciano, ovviamente con il Pm in testa e la sua storia di figura “terza e imparziale”, specie nelle vicende di certe antiche famiglie imperiali “ottomane”.

Tutti protetti dai loro colleghi della procura di Genova (competente per territorio), del Csm, della Cassazione che, normalmente, si sdanno pur di salvare un fratello che adopera la stessa malta con cui la giustizia d’Italia mura le porte delle celle in cui ingabbia gli avversi al regime.

O per essere più chiari, tutti coloro che non si rompono la spina dorsale per inginocchiarsi dinanzi a quelle che loro chiamano le intoccabili «autorità costituite».

Che poi non sono né più né meno che una sorta di SA, come abbreviazione di Sturmabteilungen, di odiosa memoria.

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]