La consigliera risponde all’invito a un confronto televisivo del capogruppo di opposizione e rivendica il ruolo delle istituzioni: «Le idee si sono misurate alle elezioni del 2024. Oggi il dibattito passa dagli atti e dalle sedi democratiche, non dalla ricerca di visibilità»

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MONTEMURLO. In una dura replica all’invito lanciato dal capogruppo Meoni per un confronto televisivo, la consigliera comunale Simona Asper ribadisce che il terreno del confronto politico resta quello delle istituzioni e del Consiglio comunale, respingendo l’idea di trasformare il dibattito amministrativo in uno scontro mediatico.
Secondo Asper, il momento del confronto tra programmi e visioni politiche si è già consumato con le elezioni amministrative del 2024, quando i cittadini di Montemurlo hanno scelto attraverso il voto la proposta politica a cui affidare il governo del Comune.
«Il confronto politico non finisce con le elezioni, ma cambia sede e modalità», sostiene la consigliera, indicando nel Consiglio comunale, negli atti amministrativi e nel dibattito istituzionale gli strumenti attraverso cui maggioranza e opposizione devono misurarsi.
Nel suo intervento, Asper critica inoltre quello che definisce un metodo comunicativo consolidato da parte dell’opposizione: la diffusione pubblica di interrogazioni e polemiche prima ancora della loro formalizzazione, con risposte che, a suo dire, non avrebbero poi trovato lo stesso spazio nel dibattito pubblico.
«Questa volta le persone hanno potuto ascoltare entrambe le campane e farsi una propria idea», afferma, sottolineando come atti ufficiali e registrazioni delle sedute consiliari siano consultabili da tutti e rappresentino il principale strumento per verificare i fatti.
Non manca infine un passaggio polemico sul piano personale e politico. Asper richiama la necessità, per chi ricopre incarichi pubblici, di assumersi le proprie responsabilità e accettare il confronto anche quando arrivano critiche o repliche sgradite.
La consigliera conclude ribadendo che il confronto non la spaventa, ma che deve svolgersi «nelle sedi e con gli strumenti della democrazia rappresentativa, nel rispetto dei cittadini e delle istituzioni», chiudendo con una stoccata finale: «Siamo consiglieri comunali del Comune di Montemurlo e non deputati della Camera».





























