lutto. ADDIO AD ALBERTO CIULLINI, CRONISTA D’ALTRI TEMPI INNAMORATO DELLA SUA PISTOIA


Per oltre trent’anni ha raccontato la città dalle pagine de La Nazione. Si è spento a 86 anni uno dei protagonisti storici del giornalismo pistoiese


Alberto Ciullini

 

PISTOIA. Se ne va un pezzo importante della memoria giornalistica pistoiese. È morto all’età di 86 anni Alberto Ciullini, per tutti semplicemente “Ciulla”, storico cronista e per molti anni responsabile della cronaca locale de La Nazione.

Con la sua scomparsa, avvenuta oggi16 settembre, il giornalismo toscano perde una figura che ha attraversato decenni di storia cittadina raccontando con passione, rigore e profonda conoscenza del territorio le vicende di Pistoia e della sua provincia.

Entrato nella redazione pistoiese de La Nazione nel 1968, Alberto Ciullini ha vissuto in prima linea le trasformazioni della città, seguendo giorno dopo giorno la cronaca, la politica, lo sport e i grandi cambiamenti sociali che hanno segnato il territorio fino al pensionamento, arrivato alla vigilia del 2000.

Apparteneva a quella generazione di giornalisti cresciuti sul campo, quando le notizie si cercavano percorrendo le strade, frequentando i palazzi della politica, le piazze, le associazioni, le parrocchie e i luoghi dove la comunità viveva davvero. Era un cronista che conosceva persone, storie e dinamiche della città e che aveva fatto dell’ascolto e della presenza costante sul territorio la propria cifra professionale.

Per molti amministratori, rappresentanti delle istituzioni, sportivi e semplici cittadini, Ciullini era un punto di riferimento. Le sue cronache hanno accompagnato intere generazioni di lettori, raccontando non soltanto gli eventi ma anche l’anima di una città che conosceva profondamente.

Alberto è stato uno dei volontari più assidui di Vicofaro al fianco di don Massimo Biancalani

Chi lo ha incontrato nel corso della sua lunga carriera ricorda soprattutto la professionalità unita a una straordinaria umanità, caratteristiche che gli hanno consentito di conquistare il rispetto dei colleghi e l’affetto della comunità pistoiese.

La camera ardente sarà allestita alle Cappelle del Commiato della Croce Verde di Sant’Agostino, mentre l’ultimo saluto si terrà venerdì 18 settembre nella chiesa di Vicofaro.

A Alberto Ciullini mi lega l’inizio del mio percorso nel mondo del giornalismo. Ho iniziato a scrivere per la Nazione nel lontano 1989 quando era già caposervizio del giornale in via Gobetti, dietro la stazione di Pistoia. E anche grazie a lui ho ottenuto nel 1993 il tesserino da giornalista pubblicista. Con la morte di Ciullini non scompare soltanto un giornalista. Se ne va uno dei testimoni più autentici della storia recente di Pistoia, una voce che per decenni ha aiutato i cittadini a comprendere la propria comunità attraverso il racconto quotidiano dei fatti e delle persone.

Alla moglie Lidia Gori, ai familiari, ai colleghi de La Nazione di Pistoia e a quanti gli hanno voluto bene giungano le più sincere condoglianze.

Il suo nome resterà legato a quella stagione del giornalismo locale in cui il cronista era prima di tutto un uomo del territorio, capace di custodirne e tramandarne la memoria.

Andrea Balli
[andreaballi@linealibera.info]


 

Caro Ciulla…

 

A quell’epoca la redazione della Nazione si trovava in Galleria Nazionale, in un appartamento di proprietà della madre di Luigi Egidio Bardelli.

Gli uomini che raccontavano la cronaca erano il vecchio Mazzino Gargini (ex-redattore della Nazione), Adriano Tosi (caposervizio succeduto a Mazzino dopo essere stato al Giornale del Mattino, chiuso nel 1966), Alberto Ciullini (nerista), e Valeriano Cecconi che – se non sbaglio – trasferito da Carrara a Pistoia al Mattino al posto del Tosi, ne era rimasto fuori alla chiusura, ed era stato salvato con contratti di collaborazione alla Rai di Firenze e alla Nazione.

Io arrivai nel novembre 1967. Circa un anno dopo, Adriano Tosi mi presentò a Gastone De Anna, redattore capo della Nazione, e mi fece nominare corrispondente da Quarrata: ma lavoravo in cronaca come tutti gli altri e, a volte, riempivo anche intere paginate della Nazione. Tempo andato. Tempo che fu.

Nel 1972 Adriano Tosi se ne andò in punta di piedi corroso dal male. E il carico di lavoro passò nelle mani di Alberto, chiamato poi a superare l’esame da professionista per poter ereditare il timone della redazione. Da lì Alberto si è meritato la pensione.

Ora se n’è andato anche lui. E io mi associo al cordoglio per la sua scomparsa, nella consapevolezza che – come cantano i lirici greci, ma i viventi, da veri stupidi, non sembrano ricordare mai – gli uomini sono come le foglie.

Al primo vento d’autunno si staccano dal ramo e finiscono nel fango del tempo.

Edoardo Bianchini