I giornalisti che insegnano i limiti del diritto di cronaca, discendono tutti da un magistero fascista cui anche Re Giorgio attinse scienza per incrementarla con il suo comunismo degli applausi per i carrarmati russi a Budapest e a Praga. Non sono inforMatori, ma inforNatori
La sinistra ha occupato tutto, compreso lo spazio dell’etica cui la chiesa di Bergoglio ha rinunciato
IL FASCISMO? MAI FINÌ!
C’È TUTTORA, ECCOLO QUI

Se l’Italia non fosse questa, andrebbe inventata proprio così. È troppo divertente vedere che le pecore – quelle che si radunano fiduciose intorno al pastore che poi le porterà al macello – pendono dalle labbra di un avvocato di chiara fama e di un pubblicista appartenente alla santa (e falsa) “inquisizione disciplinare”, dalle cui file proviene anche l’attuale presidente dell’ordine toscano Giampaolo Marchini.
L’avvocato, dopo che gli erano ricresciuti i denti davanti, è stato anche presidente della Camera Penale, se non erro. E allora chissà quanti – come dicono loro – bilanciamenti ha dovuto ingollare tra colleghi e magistrati pistoiesi e no.
Per lui, Andrea Niccolai, parlare di compromessi è come prendere una boccata d’ossigeno. Voglio dire che è una passeggiata, perché di compromessi ne sa uno più del diavolo; lui che seguì, temporibus illis, anche l’infame faccenda dell’amianto alla Breda: quel tabù per cui, chi ne parla, fa una brutta fine. Pensate, ad esempio, a Luigi Scardigli, giornalista licenziato in tronco da don Manone Bardelli perché alla Giuliana De Sio, in tv, aveva chiesto se sapeva di quello sconcio là, per il quale tanti pistoiesi hanno due metri di terra sullo stomaco.
Gli avvocati – credo – dovrebbero non insegnare, ma andare a scuola. Non di rado di correttezza: perché a forza di bilanciare si sbilanciano. Magari ti arrivano anche a chiedere scusa perché hanno sbagliato la tua causa (per imperizia, per demenza, per cialtroneria, per malafede, per accordi di sottobanco), ma allo stesso tempo ti allegano alla lettera di scuse una fatturina da saldo-parcella (più spesso pOrcella) da 30 mila euro se non di più.
Niccolai è sicuramente, come Bruto in Shakespeare, uomo d’onore. Uomo che sa giocare di sintesi: a volte ai clienti si rivolge, mi dicono, con un: «Vede? Lei non ha il dono della sintesi… Stia al suo posto e ci lasci lavorare».
Lui, invece, questo dono ce l’ha, e sa bene come portare il cappello. È per questo che è diventato un principino del Foro di Vanni Fucci, pluri-stimato da Pm, sostituti, Gip e Gup. Non lo ricorda, ma io (comunque pachiderma, pur se non elefante…, comunque sempre di buona memoria) gli ho fatto supplenza al Forteguerri, quando ancora baffi e barba non gli erano cresciuti per dargli l’aspetto rassicurante del bon philosophe.
Maurizio Gori, giornalista (credo anche di ispirazione cattolica Ucsi) e “consigliere di disciplina” (dio ci scampi dai censori: fan disastri e son dolori) qualche scheletrino almeno nel comodino, se non nell’armadio, ce l’ha. Con che coraggio, dunque, va a parlare ai colleghi che, raramente, ma a volte rischiano davvero e lo fanno perché credono, come i sostituti Claudio Curreli e Giuseppe Grieco con il Pm Tommaso Coletta, nel giornalismo montanelliano?
Onestamente preferisco essere un rinoceronte, impetuoso perché corto di vista oculare, ma certo lungimirante di cervello e di indipendenza intellettuale sorretta da un plinto di solida dignità. Preferisco, come vero giornalista, prendermi due anni e 10 mesi da Gaspari, che nega l’evidenza dei fatti e del diritto, perché a Scampiastoia, città del silenzio omertoso, in molti vorrebbero ammazzare Linea Libera. E chissà perché…
Del questore niente appulcro direbbe Dante. Fa il suo mestiere e stop, anche se non capisco perché debba scendere in campo sulla censura all’informazione. Ma i giornalisti – quelli dei presidenti Bartoli e Marchini, i bravi che fanno anche i censori nella (non di rado poco onorevole) commissione di disciplina; quelli che salvano sempre i loro compagni (e un esempio per chiarezza: la pluri-protetta Daniela Ponticelli, delatrice di Paolo Morello Marchese e dell’Usl Toscana Centro); di loro c’è da fidarsi quanto di quel brav’uomo che fu un Napolitano fedele custode della Costituzione (sua e dei suoi), ma stalinista senza soluzione di continuità con piede di partenza dalle associazioni studentesche fasciste della Federico II di Napoli.
Giornalisti che insegnano i limiti del diritto di cronaca, sono tutti discesi da un magistero fascista cui anche Re Giorgio attinse scienza per incrementarla con il suo comunismo degli applausi per i carrarmati russi a Budapest e a Praga. Non sono inforMatori, ma inforNatori.
Noi, rinoceronti liberi, che sputiamo su questi rigurgiti di neo-fascismo nazi-stalinista liberticida; noi siamo la nuova vera e unica Anpi: Associazione Non Proni all’Infamia di un totalitarismo che puzza di incensi, sacrestie da preti rossi e polizia politica al servizio di una sinistra che si definisce da sé: sinistra, appunto.
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]
NON PIÙ DIO PADRE
MA PADRE DIO
Alla prossima l’ordine dei giornalisti dovrebbe occuparsi anche di un altro tema fondamentale: l’autocastrazione volontaria dei cronisti al fine di evitare che nelle varie redazioni tocchino le mele alle colleghe: fenomeno assai diffuso dovunque, come si dice; dagli ambienti giudiziari – anche pistoiesi, almeno un caso – a quelli delle pubbliche amministrazioni: vedi il sindaco hard di Santa Marinella).
E per restare in tema del politicamente ineccepibile, si consiglia anche un bel corso deontologico tenuto dal Marchini stesso su come va trattata, giornalisticamente, la verginità.
Potrebbe invitare a parlare, come esperta, Maria di Magdala (o Maddalena) o, in caso di indisponibilità, Ilona Staller.
Tutto questo perché oggi, con tanti perfettini di sinistra, la verità fattuale è come il popolo per il Marchese del Grillo: non è un cazzo.























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