Ha perso la madre e ha iniziato ad avere molti dubbi sull’adeguatezza delle cure che le sono state somministrate agli ospedali di Pescia e di Pistoia. Ma non riesce ad avere alcuna risposta concreta circa le situazioni dinanzi alle quali si è ritrovata senza aspettarselo

« ANDRÒ AVANTI FINO A QUANDO
NON MI DARANNO RISPOSTE ADEGUATE »
Lasciamo parlare direttamente la signora Giusy De Rosa, di Pieve a Nievole, delle disavventure che ha passato nella malasanità toscana.
Ce le raccontò da Tvl in un vecchio servizio che le fu dedicato e che – in onore della democrazia, della legalità, della cura che la repubblica italiana riserva ai suoi figli – non ha avuto assolutamente alcun riscontro, dato che Giusy è tuttora alla ricerca della verità e della trasparenza. Tutta roba che non solo non ha trovato, ma che addirittura nessuno le vuole far trovare.

Come ho sempre detto, e come continuerò a gridare fino alla fine, le «autorità costituite» si proteggono e si autoproteggono a vicenda.
Secondo i parametri della democrazia perfetta che stiamo vivendo anche grazie ai politici che stanno là solo per i loro interessi, basta riflettere sul fatto che l’Usl Toscana Centro ha, nei confronti dei propri dipendenti, contratti da «servi della gleba».
È possibile, infatti, che gli operatori della sanità, siano tenuti al patto di riservatezza (peggiore di quelli americani!) per cui anche se dovessero assistere a un omicidio, sono tenuti a tacere per il buon nome della “azienda”?
Già il fatto stesso di definire “azienda” un servizio pubblico finalizzato al pubblico benessere e bene, è una aberrazione mentale, che solo da noi può trovare sostegno e legalizzazione. E qui i sindacati tradizionali hanno mostrato chiaramente cosa siano: dei veri e propri servi dei padroni, checché ne dica Landini da buon rospo ululone!

Ma torniamo a noi. Cosa vuole, questa signora Giusy, di preciso? Da quanto si può vedere, chiederebbe solo risposte di trasparenza: quasi impossibili in una realtà come la nostra pistoiese, dentro la quale perfino il procuratore della repubblica, Tommaso Coletta, emana circolari interne con cui impedisce ai cittadini di prendere visione e coscienza, e di informarsi sui propri diritti e sulle angherie che possano ricevere ogni giorno.
Dalla morte della madre ultraottantenne, Carmela Cecere, avvenuta il 30 marzo di quest’anno, Giusy sta combattendo contro i mulini a vento della sanità e degli operatori degli ospedali prima di Pescia e poi di Pistoia.
Troppe cose non tornano nei silenzi o nei “depistaggi” di chi non risponde preciso alle precise domande. «Perché – chiede Giusy – a mia madre è stato messo il sondino per alimentarla dal naso, senza che nessuno mi abbia avvertita; senza che nessuno mi abbia spiegato perché ciò fosse necessario, per poi lasciarla per ore da sola, senza essere nutrita, in attesa delle decisioni del medico nutrizionista?».

Qualsiasi cosa scriva, alla signora Giusy giungono solo generici discorsi che non rispondono alle sue precise domande. Ed è naturale che debba essere da un lato molto preoccupata, perché non è difficile pensare che possa avere ragione su una serie di cure e interventi inadeguati per la madre; dall’altro irritatissima nei confronti del muro di gomma contro cui ciascuno di noi, cittadini comuni, può sbattere da un momento all’altro.
Ha avuto l’attenzione dei giornali e di Tvl, ma poi? Chi si è mosso davvero per darle una mano in concreto?
La politica? Se ne frega. L’Asl democratico-trasparente? Se ne impipa: i dirigenti hanno da fare carriera e non hanno tempo per i clienti dell’azienda che contano quanto un due di briscola.

E la procura? Se non avesse da pensare a sé e al proprio potere, ma svolgesse davvero un controllo sulle inaccettabili anomalie della vita della «gente comune» cara al capo Coletta, potrebbe fare ciò che vuole ed aiutare davvero chi ne ha bisogno. Ma anch’essa preferisce strozzare la voce di questo giornale che dà fastidio, piuttosto che impegnarsi in cose serie.
E anche lì, cari pistoiesi menati per il naso, la procura di Pistoia segue le orme del suo capo e vessillifero antesignano. Che preferisce dare una mano alla sanità forse per interposta sorella del procuratore aggiunto di Firenze, Luca Turco.
A rimetterci è sempre il popolo, nel silenzio colpevole di tutti. Che schifo!
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]





















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