«Quel gran genio del mio amico Lui saprebbe cosa fare Lui saprebbe come aggiustare Con un cacciavite in mano fa miracoli Ti regolerebbe il minimo Alzandolo un po’ E non picchieresti in testa Così forte, no E potresti ripartire Certamente non volare, ma viaggiare…»
Gli ordini professionali vanno aboliti perché sono trappole di partito. Bartoli e Marchini, infatti, ragionano con il cervello del loro orto, mentre Curreli inventa perfino i reati che non esistono e il Coletta lo incoraggia. Le vittime? Chi non sta ai loro ordini. Perché loro son loro e noi non siamo…
BATTESIMO CRESIMA EUCARESTIA PENITENZA
ESTREMA UNZIONE ORDINE E MATRIMONIO

Il 10 dicembre del 2020, più di tre anni fa, il dottor Tommaso Coletta, Pm capo di Pistoia, «con un cacciavite in mano fece miracoli», come cantava Lucio Battisti.
Tom Col scrisse una bella direttiva, più o meno pubblica (dato che era rivolta a tutte le forze dell’ordine pistoiesi e ai suoi sostituti molto creativi) con cui ricordava che, prima di ammazzare un cittadino, facendo uscire notizie di accuse formulate senza indagini, si doveva tenere presente che l’indagato è innocente fino a definitiva condanna.
Due o tre giorni dopo avere scritto tutto questo, dalla sua procura delle nebbie erano già uscite altre notizie “condannatorie”, com’è nello spirito di questa nostra ineffabile Colonna Infame assolutamente degna di Sarcofago City.
Non solo la nostra beneamata “padrona del terzo piano” ci offre, senza risparmio, dipendenti pubblici strapagati con stipendi da profumo del mosto selvatico, che se ne impipano ridendo di noi che paghiamo loro gli stipendi e che, di fatto e di diritto, siamo loro sbeffeggiati datori di lavoro spesso fatto male (vedete le continue violazioni dell’art. 358 cpp).
Oltre a questo, quando siamo in aula siamo già condannati per partito preso, perché la procura, a mio parere, è un puro e semplice condannificio industriale. Veniamo trattati peggio dei clandestini che violentano le donne, ma che, poverini, lo fanno solo perché fa parte della loro cultura.
Sì: come fa parte della cultura di chi comunque è impunito (certi magistrati) condannare la gente con la facilità con cui si beve un napoletano caffè sospeso. Chiedete ai sostituti Boccia o Grieco il significato di sospeso.
Lo ricordo – e lo ricorderò sempre con il conato del vomito – un episodio di cui il giudice Luca Gaspari, timido e prono alle istanze indimostrate di altri due geni “con il cacciavite in mano”, Claudio Curreli e Giuseppe Grieco, mi apostrofò come un miserabile straccione, dandomi, lui, solo perché giudice e in cattedra, lezioni di lingua e corretto italiano in aula. Dinanzi a una cinquantina di avvocatuzzi colà addensati perché favoriti da un Curreli (violatore dell’art. 358 cpp) che aveva deciso aprioristicamente di dovermi condannare e accettava tutte le loro abominevoli querele.

Quale offesa avevo recato alla solennità della dea giustizia? Avevo solo risposto all’avvocata Elena Giunti, difensora del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, favorito dal Comune di Quarrata e forse più che noto a Curreli (come del resto il mai-comandante Nesti). E lo avevo fatto iniziando con un semplice «Vede, Signora…».
Anatèma! Inferocito come un drago di Komodo, Gaspari – che meglio avrebbe fatto a leggere i documenti di cui era in possesso, invece di “scacciavitare” solo a favore dei suoi due non-colleghi, ma superiori in autorità quanto a imposizione di idee bislacche –; Gaspari, dicevo, mi die’ lezione di Vocabolario della Crusca.
«In quest’aula non ci sono signore!» esclamò, alzando pure la voce. Ebbravo Luca! Meglio, però, sarebbe stato se avesse riflettuto prima su quel suo «non ci sono signore!». Le donne in aula, di grazia, cos’altro erano allora, se il povero Alessio Bartolomei è stato passato all’affettatrice dalle femministe per una battutaccia goliardica?
Forse, per questo, Gaspari aggiunse sùbito, con una voce da Catone il Censore: «Qua ci sono solo giudici, avvocati e imputati!». In ordine di… peso specifico. Capìta l’antifona o no? Memento, Bianchini, quia pulvis es…
Questa roba è certificata nelle trascrizioni a verbale, dato che io non sono – né vorrei mai essere – come i Pm e i sostituti di Pistoia: un che parla senza sapere quello che dice, ma solo per partito preso e in violazione dell’art. 358 cpp. Chiaro?
In quel momento di mio sommo sconforto non per la rozzezza aggressiva del giudice nei miei personali confronti, ma per il bell’esempio di spregio del cittadino in nome del quale Gaspari (e non solo) condanna e assolve, mi sentii come don Bastiano alla ghigliottina in Il marchese del Grillo.
Perciò recuperai tutta la dignità dell’indignazione dell’uomo libero, preso a calci in culo da un suo dipendente, e ribattei con scandite parole: «Lei ha ragione dottore. Ricordi, però, che l’imputato è e resta comunque innocente fino a condanna definitiva!». Lo azzittii. E provi a negarlo, se non è vero.
Ora veniamo a Nordio. Che, oltre alla sua personale soddisfazione per l’esito della votazione in aula al senato riguardo alla “riforma”, intervenendo ha sottolineato che la giustizia italiana la deve piantare di trattare gli imputati come fossero colpevoli puzzoni. La sinistra urla per la Salis a Budapest, ma farebbe meglio a farlo per i tabacchis in Italia.
Lo aveva detto già Coletta, ma poi ha gettato la maschera ed è stato ben più feroce di Grieco e di Curreli nella pervicacia persecutoria contro la verità; e il Pm ne ha convinto perfino la Contesini e il presidente Barbarisi con la bella invenzione della stampa clandestina, manipolazione, peraltro, favorita con piacere da due grandi giornalisti toscani, Carlo Bartoli e Giampaolo Marchini.
Il fatto è che gli impunibili (con ciò intendo in primis i Pm e i sostituti “alla pistoiese”) hanno proprio bisogno di darsi una ridimensionata come ha affermato Nordio.

Necessitano, sì, dei cacciaviti di Battisti, ma non da adoperare, perché fin troppo spesso loro non distinguono una pasticca dei freni da un tappo dell’olio. Hanno bisogno di cacciaviti in mano ad altri che gli regolino il minimo, abbassandoglielo un po’ e, forse meglio, assai di più. Sono troppo abituati, per problemi di costume culturale attaccàtoglisi alla pelle dal rovescio delle toghe, a sentirsi i figli degli dèi.
I peggiori nemici del popolo cui appartiene la sovranità, alla fine non sono i fascisti alla Nordio o alla Meloni, che io – sia chiaro – non ho votato: sono gli inquisitori-squadristi che difendono la Costituzione e la libertà di espressione, ma solo a condizione che i cittadini gli si inchinino ossequiosi, deferenti e schiavi.
Sono i santi magistrati che dimenticano che una norma costituzionale è superiore a qualsiasi legge ordinaria («La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure»). Ma sùbito dietro di loro vengono i giornalisti dell’ordine: Carlo Bartoli, che dà gentilmente e forbitamente di fascista alla Meloni nella conferenza di inizio anno e le rimprovera «la Norma bavaglio» o «il fascismo Rigoletto»; o il suo, di Bartoli, succedaneo fiorentino Giampaolo Marchini, protettore di giornalisti diffusori di fake news dell’Usl, ma di certificata fede piddìna.
È gente come loro, e come certi pennivendoli agnello-fiattìni di Repubblica, che poi denuncia a Coletta, a Curreli, a Grieco, alla Contesini, i veri giornalisti di prima linea come noi di Linea Libera. Noi che abbiamo il coraggio di raccontare al popolo (Bartoli, nelle sue lezioni pippòniche di deontologia, ci ammaestrava, fino allo sfinimento, che il datore di lavoro della stampa è il lettore…); noi che abbiamo il coraggio di portare alla luce i misfatti degli impunibili, responsabili dei malanni che oggi ci affliggono in una dittatura dal democratico sorriso della legalità.
Tra Pm (democratico-sinistresi) e giornalisti sinistro-allineati, fanno a gara a chi sventola meglio lo sdrucito vessillo dell’ipocrisia catto-emetica di gente senz’anima all’arrembaggio.
Tutti senza capo né coda.
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]
Su questi temi potrebbe disquisire a lungo uno dei giornalisti più “albigesi” di Pistoia, Maurizio Gori, che, quanto a esperienze di procura fiorentina e di giornalisti, è più esperto di Giuliano Amato sul “prelievo forzoso” operato sui conti correnti degli italiani nell’estate del 1992.
Ne potrebbe parlare a ore la prossima volta che tiene un corso di aggiornamento [dis]ordinistico a Pistoia. Gori conosce anche molto bene come la commissione di disciplina dell’ordine imiti assai volentieri i Pm e i sostituti nel salvare chi vuole e nel condannare chi le pare. È, insomma, un validissimo emulo del Marchini.






















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