everything I see. LA «LETTERA SCARLATTA» DI CURRELI, OVVERO: CONIGLI DAL CAPPELLO DEL PRESTIGIATORE E SERPI VELENOSE IN PROCURA

Anche Pistoia è Italia. Ed evidentemente si può vedere che, se non ci sono corvi nella procura da cui escono documenti d’ufficio con una certa facilità, non mancano serpi velenose sfiancate e stracche per i traffici di certi individui…


Riservatezza: Procura di Pistoia, dove i fatti di tutti vengono rivelati a tutti “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”


DA QUELLO CHE VEDO E DA QUELLO CHE SENTO

IO CREDER NON CREDO E NON ME NE PENTO


 

E la gente si stufa di essere in mano a chi, della legge, fa una palla come dei giornali vecchi da gettare nella spazzatura

 

Buongiorno a tutti i pistoiesi pavidi, sempre proni all’ossequio delle «autorità costituite» care alla Signora Martucci, «prossima sociale» di Luca Gaspari e, ancor più, di Claudio Curreli, un sostituto Pm pistoiese che iniziò male la sua carriera di inquisitore dei costumi altrui con la storia di Padre Fedele Bisceglia, e che, secondo l’etologia animale, non ha mai smesso di ripetere le sue incursioni disturbate nel mondo della giustizia: ovviamente fatta a sua immagine e somiglianza.

E tutto questo, forse, per la maledizione della ripetizione dell’essere, dell’indegnità del comportamento animale archetipico: L’uomo solo – che è stato in prigione – ritorna in prigione (Cesare Pavese).

Stamattina vi relaziono, secondo everything I see, sul problema della cenere pistoiese ammassata al terzo piano di Piazza del Duomo.

Credetemi: non è affatto questione di incontinenza. Parlare di cenere per un sarcofago di città che nessuno vuole che cambi, è l’esatta anàmnesi di una procura che stranamente e in maniera ossimòrica, pur essendo piena di cendre et poudre, fa acqua da tutte le parti.

In questi giorni l’interminabile persecuzione di Claudio Curreli nei miei personali confronti, ha dato altri frutti maturati a dovere sull’albero del bene e del male, di cui il magistrato si sente guardiano al pari del drago Ladone nel giardino delle Esperidi.

Questo solerte difensore dei propri personali interessi; questo protetto a vari livelli (dalla presidenza del tribunale di Pistoia, alla procura di Genova, al Csm, all’Anm e dovunque) perché fa quello che vuole, quando vuole e senza che nessuno osi fiatare; questo “servo infedele” della Repubblica e della Costituzione, di cui ignora «disciplina ed onore» dell’art. 54 e il dovere assoluto di essere e sentirsi, h 24, soggetto solo alla legge (art. 101 comma 2), una legge che viola senza sosta, ignorando pervicacemente l’art. 358 cpp; questo individuo che, con la moglie, il 10 agosto 2012 firmò l’appello a sostegno della libertà di espressione (sic! Che ridere!) e di Roberto Scarpinato personaggio, insieme a Borsellino, a cui non è degno neppure di slegare i lacci dei sandali, ma che educa i suoi scout cattolici dell’Agesci all’umanità, all’accoglienza e alla legalità (che personalmente non conosce), analizzatelo, questo individuo, secondo le sue azioni di sempre e – in particolare – di questi suoi ultimi giorni.

Ma il sostituto Claudio Curreli è fedele allo stato che lo paga, agli scout dell’Agesci o alle Ong che portano i neri per realizzare la sua Terra Aperta?

«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi… (Mt 7,1-ssg).

Ed è quello che sto facendo da quando questo individuo (politically correct nega potersi dire uomo per non offendere la donna) s’è preso a cuore la missione di volermi redimere dalla mia pericolosa libertà di pensiero, di parola e di azione.

Da quattro anni a questa parte, nonostante ciò che pensa il Vpo avv. Massimiliano Tesi – una specie di Waylon J. Smithers Jr., tuttofare del signor Burns dei Simpson –, Curreli non ha fatto passar giorno senza colpirmi: con aggiotaggi di querele; riassunzioni di cretinate giudiziarie affidate ad altri (Boccia, Gambassi etc.) e da lui avocate, finendo con il confezionarne il pappone/sbobba immangiabile poi giudicato dal timido Gaspari e ormai divenuto, nell’immaginario collettivo, il «maxiprocesso politico» contro la verità e il protezionismo più o meno mafioso del potere amministrativo e politico di questa città ammuffita e della sua dissanguata provincia.

Questo piantumatore di alberi in onore di Falcone e Caponnetto; che non scende in aula se non rade volte perché troppo impegnato a remare e tramare contro lo stato con la sua Terra Aperta e i suoi calzoni corti da scout; questo garantito dal silenzio complice di Coletta e Barbarisi; costui di recente ha dato disposizioni perché il Notaio (anche lui lo scrive maiuscolo: notatelo bene) Mario Muscariello, di Montemurlo, che ha partecipato attivamente all’operazione Misericordia-Pistoia/Comune di Montale su zona atterraggio in area Carbonizzo di Fognano (blitz degno di Hamas di una opacità plumbea, ma lucidata per diritto e rovescio – lèggasi “ragion di stato” – da parte di un collega di Curreli, Leonardo De Gaudio), non poteva subire un affronto come quello subìto da parte mia: rivelare un suo coinvolgimento nei “porcai comunisti” di Montale.

Ecco, allora, la “lettera scarlatta” di Curreli; parola d’ordine ovviamente per abbattere chi scrive.

Anche in questo caso l’ingerenza, sciocca e volutamente disinformata, di Curreli (e il suo puntillo de honor contro di me, come fece con Padre Fedele Bisceglia) hanno avuto la meglio sulla timidezza del giudice.

Peccato solo che, nel confezionare il suo pacco napoletano con il mattone dentro al posto del mangianastri, Curreli abbia commesso il suo solito errore: quello di non indagare e/o di fare indagare a seconda del nome e delle persone in corso.

La lettera scarlatta era custodita qui? Sì, non v’è dubbio, cari vizi privati e pubbliche virtù

Sappia, perciò, questa sorta di brillante Douglas MacArthur, fine stratega della falsazione degli atti a lui affidati, che la storia della «lettera scarlatta» di Mario Muscariello, Notaio con la N maiuscola, non solo è vera: ma è insindacabilmente provata, anche. E lo era, anche, almeno fino al momento in cui, grazie al suo intervento, il giudice, in aula, cedette alla tracotanza di un magistrato – e lo sottolineo con cognizione di causa – che obnubila quella parte della magistratura ancora sana che non ha nelle vene né la causa del favismo né quella della talassemia.

Il terzo piano di Piazza Duomo deve prendere coscienza di una cosa ben precisa: che il redde rationem non si può evitare in eterno.

Oltre a questo dogma della fede, c’è anche una struttura di impiegati che ne ha le scatole piene delle prevaricazioni di un colettismo esteso a favore degli eletti e contro i negletti, che urlano a gran voce la verità scomoda secondo cui a Pistoia la legge è fatta (in senso proprio e figurato) per certi Marchesi del Grillo.

Aldilà c’è la città della «gente comune» sbeffeggiata dalle affermazioni qualunquisticamente ingannevoli di Coletta, pronto a dichiararsi popolare per fare il populista, ma in realtà rematore a favore della Lucia Turco, intangibile in quanto sorella di un suo superiore gerarchico, e contro il luogotenente della Guardia di Finanza Daniele Cappelli.

Per averne fiducia occorre o essere ciechi o essere servi, dottor Coletta!

La gente non ne può più di essere presa in giro. E il veleno trabocca. Onde queste bellissime immagini, che danno ragione dello sputtanamento delle persone in chat “suonate” a più mani da un difensore della legge, dovrebbero bastare per far mettere sotto inchiesta chi, sotto inchiesta, mette chi vuole in violazione d’ogni norma. Magari anche solo per futili motivi: tre strade e due piazzole chiuse illecitamente; oppure la difesa di un ex-Vpo, come Andrea Alessandro Nesti, mafiosamente protetto ad Agliana da comunisti e centrodestra dal 2000 fino ad oggi: e la prova è negli atti, non nella mia testa.

Anche Pistoia è Italia. Ed evidentemente, da quello che sto pubblicando, si può vedere che, se non ci sono corvi nella procura da cui escono documenti d’ufficio con una certa facilità, non mancano serpi velenose sfiancate e stracche per i traffici di certi individui.

Volete riportare la legalità al suo posto oppure lavorate solo per accecarmi perché vedo i pasticci che vorreste non fossero messi in piazza? Procura, non sono io lo stalker: è certa legge come maneggiata da certi inqualificabili individui!

Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]


Se fossi nato con la paura in dosso
avrei fatto il giornalista come i presidenti dell’Ordine Toscana Bartoli o Marchini