evangelici e razzisti. PROSEGUONO LE AZIONI DISCRIMINATORIE IN DIOCESI: CURIA IMPASSIBILE CON UN “NON POSSUMUS” ALLA PIO VII? (parte 6)

La discriminazione nei confronti dei sacerdoti neri non è limitata a pochi episodi, ma sembra una prassi sottotraccia resistente nel sistema, nel quale molti sacerdoti black sarebbero sottoposti a piccole angherie, destinate a rimanere nell’oblio per il voto di obbedienza. Don Manone sarebbe dunque solo la punta dell’iceberg con il “caso apripista” di Spazzavento

Il vescovo Tardelli, controlla il “cerchio magico bardelliano”  che sembra posizionato in Curia?

PISTOIA. Il caso discriminatorio della Parrocchia di Spazzavento è stato un evidente episodio breccia dal quale si aprono altre numerose falle di malcelato razzismo all’interno della Chiesa e questo, possiamo dire, avviene non solo a sarcofago city.

Padre Giustino, ci riferisce che la discriminazione nei suoi confronti è solida e non solo non vede accenni di resipiscenza da parte della Curia, ma sembra ribadita anche da altri episodi consolidati nelle parrocchie tutte e questo anche nel periodo del Santo Natale.

Nelle celebrazioni della Santa Messa natalizia, il Nostro era stato invitato Domenica 24/12 alle ore 21 a Vinacciano e lunedì 25/12 alle ore 11.15 a San Pantaleo (anche invitato a cena e pranzo con la possibilità di pernottare)  ed anche alla Chiesa di Collina per una concelebrazione, ma ci riferiscono che a pochi giorni il vicariato zonale avrebbe dato un categorico “niet” all’iniziativa, spiegando che le messe – soprattutto quelle pontificali come fu per quattro mesi in San Giovanni evangelista a Montale nel 2011 – possono essere celebrate solo dai parroci della circoscrizione e non da sacerdoti extra-vicariato chiamati a supplenza (ma la Chiesa non era universale?), qual è un sacerdote abbandonato ai margini della Diocesi pistoiese, come Padre Giustin-Marie Mambunzu.

Altri episodi discriminatori arrivano dal seminario, dove l’alloggio del prete congolese è limitato dall’impedimento a poter apporre il suo nome sul campanello, mentre ce l’ha, anche doppio e bello in chiaro, il sig.r Sunov Nicolae che è il badante che assiste un anziano presbitero.

Non è questa una spiccata discriminazione? Ha essa radici legate al colore della pelle? Perché questo ostracismo nei confronti del prete congolese? Che dice il Direttore del seminario Don Paolo Tofani?

La sig.ra Nicolae è applicata come “badante” in seminario e dunque vi risiede con Don Giustino: a lei è consentito di apporre il suo nome sul campanello e doppiamente evidente.

Padre Giustino, osserva che dopo essere “fantasma” in Diocesi è anche ignorato nella sua residenza dove gli è proibito apporre il suo nome sul campanello.

Dalla Curia, su queste vicende, il silenzio è assordante: Fausto Tardelli, impegnato a resistere alle accuse di altri discriminati, ovvero i residenti di Vicofaro (che sono trasformati nei profughi della loro parrocchia medesima, occupata da extracomunitari), sembra richiamarsi a Pio VII con il suo Non debemus, non possumus, non volumus e così confermando la sussistenza di un cerchio magico bardelliano che sembra ignorare i presupposti di liceità morale, giustizia e indirizzo amministrativo delle parrocchie.

Don Paolo Tofani è progressista a corrente alternata? Che dice di questa angheria in seminario per una targhetta sul campanello dovuto al collega nero Giustino?

Per davvero a San Pantaleo non possono celebrare i sacerdoti non ricompresi nel vicariato? Ci sono altre motivazioni per il diniego opposto a Padre Giustino?

Quindi rivolgiamo un appello all’ultranominato direttore del seminario – anche parroco di chi scrive – per la più stravagante concessione (perbacco!) di voler permettere a Padre Giustino di apporre il suo nome sul campanello e così ricevere gli ospiti e fare della sua cella un luogo aperto a chiunque chieda un colloquio o un sacramento.

Padre Giustino, ci spiega che la tradizione africana dell’accoglienza è molto sviluppata e per lui è una vera sofferenza trovarsi ristretto e impossibilitato a ricevere i fedeli che hanno difficoltà a farsi aprire la porta.

Paolo, pensaci e ricordati che sei prete progressista che insegna nelle sue omelie che “…è dalle piccole cose che si hanno grandi esempi!”

Un grazie anticipato da Don Giustino che attende, insieme a noi, fiducioso di un ravvedimento operoso di Papa Paolo VII Tofano.

Alessandro Romiti

alessandroromiti@linealibera.online