evangelici e razzisti 2. ALTRI EPISODI DI RAZZISMO. CHE SUCCEDE IN DIOCESI?

Il titolo può sembrare un ossimoro, ma rappresenterebbe una brutta pagina, ancora in corso d’opera, tra i presbiteri della diocesi con molti coloured sofferenti. L’imbarazzante ma emblematica vicenda di don Giustino, prima eletto viceparroco in ausilio alla parrocchia di Montale, poi allontanato senza alcun apparente motivo e oggi relegato in panchina

La Parrocchia di San Giovanni a Montale, è stato un luogo di vessazioni e discriminazioni?

 

PISTOIA- MONTALE. Il primo genuino episodio di razzismo l’ho visto con i miei occhi nel dicembre 2004 ed è ancora fissato in mente, dato il contesto.

Accompagnavo dall’economo dell’allora Vescovo Monsignor Bianchi, Don Paolo Firindelli oggi parroco a Montale, un sacerdote camerunese Don Ambrogio Ebodè, allora studente a Roma al Collegio San Paolo che chiese (con garbo) un qualche permesso, forse per un viaggio, ma che ricevette una risposta data con modo perentorio, con una diffida a essere remissivo e ubbidiente, altrimenti sarebbe stato spedito via dal servizio che prestava alla parrocchia di San Piero Agliana.

L’episodio parve un velato ricatto e non gli detti peso: a quel tempo ero ingenuo e pensai a una battuta cameratesca tra preti. Oggi però mi riappare come una vera e propria azione discriminatoria, di chiaro stampo razzistico e che riaffiora alla mente nella sua portata rivelatrice di una consuetudine (purtroppo ci spiegano) generalizzata, suffragata da doglianze di molti altri parroci “non italiani” che tacciono, per la comprensibile paura di ritorsioni.

L’altro episodio, solo secondo alle cronache locali, viene esercitato dal potente Don Manone (Luigi Egidio Bardelli, quello che ci dicono avrebbe il “cerchio magico” in Diocesi?), nei confronti di Don Deo Gratias, parroco di Spazzavento e lo potete rileggere qui.

Padre Ambrogio Ebodè, non si lamentò del “brutto episodio” nel 2004. Sapeva bene che i “negri”, devono adeguarsi. Quì in una bella immagine a Yaounde dove guida una enorme parrocchia e non teme discriminazioni (foto A.R)

Don Deo Gratias sarebbe stato discriminato  forse per il colore della sua pelle (?) non ricevendo pagamenti dovuti da Luigi Bardelli. È vero che Don Manone si ritiene impunito perché gode della protezione assicuratagli da un cerchio magico di preti? (Foto La Nazione)

Recentemente, l’inchiesta ha preso impulso, necessario a capire l’effettiva consistenza di un sommerso razzismo che sarebbe sofferto nei confronti dei preti coulored e/o comunque “non italiani”; e infatti, eccovi a un caso da manuale: Don Giustino – al secolo Padre Justine Marie Mambunzu Ngombo, biblista e che parla ben cinque lingue – incardinato quale prete diocesano da tre lustri, ma che però, ahìnoi, si dichiara anche molto discriminato.

Calimero era piccolo e nero. Ci dicono che sono molti in Diocesi come lui a essere ancora discriminati per ragioni di semplice razzismo. Che dice il Vescovo? Può fare qualcosa?

Abbiamo intervistato il sacerdote di origine congolese grazie alla segnalazione di un fedele di Montale deluso per la sua incomprensibile espulsione dalla parrocchia montalese, guidata già allora come oggi, da Don Paolo Firindelli e lo incontriamo nel suo modesto alloggio in seminario a trascrivere un testo in ebraico.

Giustino ci spiega di avere svolto un percorso di studi e di lavoro pari al Vescovo Bianchi, con il quale aveva molta empatia e reciproca stima. Trattasi di un prete “caduto” a Pistoia per pura combinazione: tre lustri fa, venne per un soggiorno di vacanza di due mesi e poi, venne invitato a rimanere dal Vescovo Mansueto Bianchi che assicurò lui una formale nomina quale sacerdote diocesano.

Fu così che rinunciò a tornare in Israele, dove lo attendeva una cattedra di docente, ma venne dunque inviato a Montale, dove la Parrocchia di San Giovanni Evangelista, aveva fatto richiesta (ripetiamo: aveva fatto richiesta al Vescovo!) di un viceparroco in ausilio a Don Firindelli, non riuscendo lui ad amministrare i sacramenti essenziali quale quello della penitenza.

Don Giustino, è un fiume in piena quando rilascia l’intervista /denuncia, forse pensando anche agli altri confratelli neri, discriminati da velati atteggiamenti razzisti in Diocesi?

Don Paolo Firindelli, parroco della Parrocchia San Giovanni è forse razzista? È stato richiamato per l’espulsione coatta del vice parroco assegnatogli. Ma lui non deve “obbedienza” come tutti i presbiteri?

Una proposta di incarico, quella del Vescovo, che poi si rivelerà fatale per il Nostro, che oggi ci racconta una storia di incredibile discriminazione e abbandono ai margini della Diocesi, con il solido silenzio dei confratelli: un fenomeno conosciuto nella città dei sepolcri imbiancati, come insegnano i fatti Aias/Maic, Spazzavento e altri, ma che sono simili a molte altre cronache affogate nell’omertà, conosciute alla nostra redazione che, se va bene, sono tenuti nell’ignavia delle nomenklature.

Articolo su La Nazione del 4 Ottobre 2011, che annunciava l’insediamento del Vice Parroco Don Giustino, con intervento anche di Tvl. “grande festa”, ma poi è arrivata la discriminazione con il respingimento alla foresteria di Don Giustino e poi, come solito, l’oblio.

Il Vescovo Mansueto Bianchi lo incaricò dunque – con tanto di decreto – quale cappellano associato alla parrocchia di San Giovanni Evangelista, dove venne accolto con i dovuti festeggiamenti: venne tenuta una solenne Messa di ingresso concelebrata da Don Paolo Firindelli, fatti articoli sui quotidiani strutturati, con un bel servizio su Tvl Pistoia e un caloroso festeggiamento dei fedeli che lo accolsero con fiori e regali.

Monsignor Fausto Tardelli davvero non sapeva niente di questa incresciosa vicenda di discriminazione?

Erano i primi di Ottobre del 2011 e alla fine del successivo Gennaio 2012, venne semplicemente “sloggiato”, senza una motivazione comprensibile, provvedimento o avviso: niente!

Don Giustino ci spiega addirittura che per ben due notti, venne chiamato mentre era già a letto, per essere rispedito in foresteria del seminario, dove è tutt’ora tenuto in panchina – quale prete di riserva per la copertura di servizi agli altri parroci da sostituire – quando gli va bene.

I paramenti sacri, il calice e la pisside regalatigli al suo arrivo dai fedeli montalesi, sono ancora lì, nella sacrestia – ci spiega amareggiato – mentre, il breviario e altri libri sono nella cameretta riservatagli, dove però non ha mai dormito una notte.

Nei quattro mesi di servizio, Giustino non poteva celebrare la Messa dei belli (gli venne proibita!), ma solo quella prefestiva, quella del primo mattino e sera del festivo e la messa feriale dovendo combattere con la indisponibilità dei trasporti Copit per l’arrivo al primo mattino della Domenica.

Furono quelli quattro mesi di tribolazioni per lui, sul quale il Parroco titolare avrebbe esercitato diverse piccole angherie, quale fu la sua continua estromissione dalla concelebrazione delle Sante Messe Pontificali, la profanazione del sacramento della confessione, interrompendolo nel bel mezzo dell’ascolto di una penitente, rimasta esterrefatta!

Altra vessazione (molto sofferta), era quella di doversi astenere dal rispondere alle chiamate dei parrocchiani o delle famiglie tutte: quando si dice l’accentramento del potere (se c’è del potere nel Ministero sacerdotale, che senso ha?).

Don Giustino, lamenta oggi una mancata ufficialità nell’organigramma della Chiesa pistoiese che ha – ci spiega lui indignato – anche riflessi civilistici/anagrafici: lo stesso medico cardiologo non riesce a dargli una formale posizione per l’assistenza sanitaria, tant’è che lo ha rubricato con un codice di esenzione come tra i pensionati; mentre la Questura, gli oppone una presunzione di irregolarità (per documenti insufficienti) visto che il decreto di nomina era del precedente Vescovo Mansueto. Tutto ciò lo rende un prete a metà, senza parrocchia e senza servizi, solo con una messa feriale, ma nemmeno un lavoro quale potrebbe essere quello dell’insegnamento essendo lui abilitato a ciò.

Insomma il Nostro è oggi è un prete fantasma, costretto a celebrare da solo o chiamato in sostituzione di altri parroci “più uguali di lui” con una sistematica violazione delle regole di Diritto canonico ma anche – ci specifica nel colloquio – dei più essenziali diritti umani e conclude la nostra intervista spiegandoci che ha visto scendere il “nero sul dossier” osservando noi, maliziosamente, che è un nero sul nero.

Don Paolo Tofani Prete progressista a “corrente alternata”, quale Vicario zonale, prese dei provvedimenti per ripristinare le decisioni del Vescovo Mansueto nel 2012? Non corregge nemmeno i confratelli  in errore (oltre all’Artioli della Misericordia di Agliana!)?

Un’ingiustizia che non si spiega per come esercitata contro un prete di 64 anni – e dunque non un seminarista inesperto – già incardinato in Diocesi e abbandonato nella discriminazione, con l’aggravante dell’ignavia della famiglia dei confratelli parroci che, ci dice sempre lui, si voltano dall’altra parte, ignorandolo.

Ma riguardo alla vicenda dello sfollamento montalese (brutta, ma efficace parola, che rievoca gli anni della II guerra mondiale) del Gennaio 2012, cosa fece/disse il Vicario zonale del periodo che era/è, ci risulta, Don Paolo Tofani (anche questa è un’antipatica criticità da trattare prossimamente, mancando una minima staffetta tra i vari sacerdoti: lo sa il Vescovo Fausto?)

Ci ha sorpreso il senso di sollievo che Don Giustino ha espresso nell’intervista: un bicchiere d’acqua nel deserto, questo il senso di questo articolo di sofferenza, ma anche di liberazione.

Non sapeva nulla Don Tofani del brutto incidente di discriminazione verificatosi nella vicina parrocchia guidata da Don Firindelli? Davvero nell’assemblea dei parroci, la cosa era sfuggita e nessuno ha saputo più niente?

Adesso qualcuno prenderà provvedimenti punitivi contro il sacerdote o saranno prese misure di risoluzione dell’incresciosa vicenda?

Ci sarà un movimento Metoo anche nelle Diocesi tutte indistintamente? Ce lo auguriamo.

Alessandro Romiti
alessandroromiti@linealibera.online