Speriamo che operi bene. Perché… o l’umanità scompare o la mafia regnerà indisturbata per sempre in mezzo a noi
In rosso le geniali grafie degli intellettuali di sinistra
SI VEDE CHE IL MEDITERRANEO È PIENO
DI ESEMPLARI ITTICI DI QUESTO GENERE

È dall’ottobre 2019 che sto lottando, giorno dopo giorno, contro un Comune di Quarrata che si autoprotegge e si autoblinda per tutte le sconcezze amministrative che ha disseminato sul suo territorio.
La pubblica amministrazione ha, come propria missione, la trasparenza e deve ispirarsi a parametri di una semplicità impressionante. Eppure non lo fa.
L’art. 1 della legge 241/90 fa, infatti, sapere che L’attività amministrativa, persegue i fini determinati dalla legge, ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, secondo le modalità previste dalla presente legge, e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai principi dell’ordinamento comunitario. E non solo.
Facciamo il punto della situazione analizzando la realtà italiana da questo punto di vista pistoiese? Avanti!
All’inizio della storia – ottobre 2019 – ho avuto la disgrazia di trovarmi dinanzi due incompetenti, boriosi, piacioni e più o meno analfabeti, ma perfettamente integrati nel sistema-Italia, che è (e resta – poi vi ripeterò perché) una realtà di tipo corrottamente mafioso.
I due campioni, come del resto ben sapete, sono stati il sindaco Okkióne Mazzanti, e il suo cane alla gamba comandante dei vigili Marco Bai.
Il primo capace di vedere solo le tavole imbandite ove presentarsi e “battere la ganascia” con l’ossessione del plebeo che approfitta e d’altro non si occupa; e il secondo beneficato dalla grazia della Madonna di Lourdes, che gli ha tolto la vista nel momento stesso in cui il suo amico Mazzanti lo ha sistemato al posto di un Billi, anch’egli dotato della santa cecità in voga nella pubblica dis-amministrazione.
Come Billi non vedeva una beata minchia (se vuole può querelarmi, tanto mi fa un baffo), così Bai ha continuato, imperterrito, sotto l’ala protettiva di Santa Lucia, patrona una dei ciechi.
La cecità è in uso da secoli nella pubblica amministrazione italiana. A Quarrata è stata inserita – da che mi ricordi – fin da quando anch’io lavoravo in Comune (1974-75).
Era inserita al posto «di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza». E se non fosse stato così, mi spiegate come sarebbe stato possibile che il geometra Franco Fabbri avesse potuto rilasciare tanti permessi e condoni senza una beata minchia di supporto certificatorio?

A Lecceto, a tal proposito, c’è un pieno di cacca di questo genere. Di cui fruiscono – con solare evidenza, che solo la procura non vuole vedere – personaggi che contano più dei cittadini comuni.
I nomi? Ma li sapete tutti, da più di tre anni a questa parte: il ragionier-non dottor Romolo Perrozzi, favorito dal Comune e poi anche dal tribunale, dove esercita le sue apprezzabili funzioni di Ctu; le signore dell’Agriturismo degli Arancini, che hanno avuto in dono, dal Comune, un impianto di illuminazione in aree private; Leonardo Bassetti, detto spàzzola che ha potuto cancellare a refe nero tutte le interpoderali-vicinali presenti nelle sue proprietà; e – presumibilmente – l’Agriturismo Il Calesse, sempre molto apprezzato dagli amministratori locali, che ha realizzato fin troppi lavori e piscine chiudendo, anch’esso, le stesse strade che per legge, sono di tutti e vanno tenute aperte.
Mi aspetto una raffica di querele che – ripeto – mi fanno un baffo, anche se a portarle avanti saranno magistrati integerrimi come quelli della procura e del tribunale di Pistoia, con in testa un procuratore capo, Tommaso Coletta, che arriva qua e promette, come prima cosa, che aiuterà la «gente comune»; ma che, in poco tempo, si scoprirà che alla gente comune preferisce quella che conta – il procuratore aggiunto di Firenze, suo amico, Luca Turco; sua sorella Lucia e chissà chi altri.
Nonostante gli obblighi di legge, il Comune di Quarrata non altro si può dire se non che fa letteralmente schifo, tanta è l corruzione che vi naviga, quasi impercettibile nella sua sostanza organica, alla superficie della dichiarata/bestemmiata legalità, oggi svilita dalla presenza di un sindaco ancor peggiore e più scarso dei due precedenti (il che è tutto dire).

A fianco di questi campioni di malvezzo, malversazione, stupidità amministrativa, malafede e protezionismo dei loro accòliti (non prendiamoci per the apples con l’uguaglianza dell’art. 3 della Costituzione), si schierano, poi, in ordine:
- i dipendenti infedeli, falsati, falsificatori di cui nessuno vuole accorgersi;
- le autorità altre, praticamente cieche e assenti, dalla inutile e inefficiente prefettura con il suo inservibile ufficio del territorio (devastato); alla mistificante Regione Toscana, che ieri ha detto una cosa e oggi la smentisce;
- l’Asl che ignora sicurezza, inquinamento e indecenze igienico-sanitarie se presenti a Vicofaro, ma le persegue e perseguita ferocemente se appena subodorate in ambienti meno politicamente protetti; e, ciliegina sulla torta,
- una magistratura della procura che è tutto fuorché l’organo di garanzia tenuto all’obbligatorietà dell’azione penale art. 112 Cost. e – come hanno scritto Coletta, Contesini e Curreli al presidente Maurizio Barbarisi – a chiamato comportarsi coerentemente con il ben chiaramente citato dovere di svolgere le funzioni previste dall’art. 73 R.D. 30 gennaio 1941, n. 12 (ordinamento giudiziario), per il quale il pubblico ministero veglia sulla osservanza delle leggi, potendo intervenire «in ogni altra causa in cui ravvisa un pubblico interesse».
(Ma interviene solo se e quando vuole…).
Riguardo all’ultimo punto 4, è evidente – convincetemi del contrario se potete – che per Coletta il principio di uguaglianza è beatamente ignorato se, a dover essere messo sotto la lente di ingrandimento, non sono il Bianchini, il Romiti e/o Linea Libera, ma un suo subalterno che ha ricevuto il Green Pass da magistrato e che, nonostante la marea di pasticci e incompatibilità in cui è impelagato, può contare su una nobiltà di sangue non a base di ferro come quello dei comuni mortali, bensì di rame (Cu, come Cu-rreli); rame, anche, dell’Anm.
Com’è possibile avere fiducia nelle «autorità costituite», dottoressa Martucci, che interviene, censura, sequestra, arresta la gente, oscura la libera stampa e il tutto senza capire – art. 21 Cost.) cosa sta esattamente facendo, ma solo sull’onda emotiva mossa dalla «prossimità sociale» di gente come Curreli che, pur capace di nascondere interi fascicoli in vergognosa violazione dell’art. 358 cpp, è ancora lì, sano, vivo, vegeto, pimpante; inarrestabile e inarrestato; al lavoro fianco a fianco con la moglie; al lavoro fianco a fianco con don Biancalani nel disobbedire alle leggi dello stato da cui, peraltro, riceve lauti emolumenti seppur – a mio modesto avviso – del tutto immeritatamente per i suoi “vizi privati” fatti passare (anche dal presidente del tribunale) per “pubbliche virtù”?
Speriamo che Caronte operi bene. Perché… o l’umanità scompare o la mafia regnerà indisturbata per sempre in mezzo a noi.
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.online]




















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