
PISTOIA. Leggo sulla cronaca cittadina l’intervento di Baldi su sanità e volontariato e non posso esimermi dall’intervenire. Definendosi “renziano doc” il candidato Pd Baldi ha manifestato il proprio pensiero sulla sanità e sul sociale con proposte assai simili a quelle del sistema sanitario statunitense , quel sistema che Obama ha cercato disperatamente di modificare in nome della giustizia, dell’uguaglianza e della equità sociale.
In Italia l’art. 32 della Costituzione recita, tra l’altro, che l’assistenza sanitaria agli indigenti deve essere gratuita. Ma gli indigenti di ieri sono i nuovi “poveri” di oggi, famiglie monoreddito sotto i 1000,00 euro, famiglie separate, pensionati, precari, basta vedere i dati Caritas ed Istat, secondo le cui statistiche la fascia della povertà sta vertiginosamente crescendo.
Allora occorre, come sostiene Baldi, allungare il lenzuolo del privato o, come invece sostengo assieme ai candidati della mia lista, adoperarsi affinché non si tagli o si accorci il lenzuolo della sanità pubblica? Quando si vuole intervenire sul bilancio di uno Stato, purtroppo ancora oggi preda di corruzione e privilegio, non si può tagliare sulla sanità pubblica lasciando al volontariato di cui parla Baldi il ruolo di copertura delle voragini che i tagli provocano.
Il volontariato è indispensabile e concordo con Baldi nella necessità di valorizzarlo, ma nei ruoli di supporto al Ssn a matrice pubblica, peraltro volontariato che comunque non può né deve avere come unica risorsa il 5X1000, ma avrà ugualmente bisogno di fondi e di convenzioni che non possono che essere trovate nel denaro pubblico, quindi la coperta resta corta, anche se la si sposta, se non si taglia “altrove”. Gli ospedali pubblici devono coprire il fabbisogno di degenza, di cura, di prevenzione del territorio, con strutture, macchinari e personale, il privato non deve essere impiegato per bypassare liste di attesa troppo lunghe, ma si deve fare in modo che quelle liste di attesa si accorcino.
Chiudo dedicando alle idee liberali di Baldi un passo di Benedetto Croce: “per il liberalismo il problema si configura nel determinare secondo luoghi e tempi, non già se un certo provvedimento sia “liberistico” (meramente o astrattamente economico), ma se sia “liberale”; non se sia quantitativamente produttivo, ma se sia qualitativamente pregevole; non se la sua qualità sia gradevole ad uno o più, ma se sia salutare all’uno, ai più e a tutti, all’uomo nella sua forza e dignità di uomo”.
In sostanza: gli ordinamenti di sicurezza sociale della medicina non sono né devono diventare “improduttive opere assistenziali”, ma sono istituzioni la cui influenza sul sistema economico non può misurarsi in termini di bilancia commerciale, perché ciò comporta di tagliare guardando il costo anziché il servizio, l’utenza, i bisogni.
Francesca Barontini
Sì-Toscana a Sinistra























