associativisti&divisionisti. TOM COL VS PIERO TONY SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

«Il Pm non deve avere alcun tipo di parentela con il giudice e non deve essere, come invece è oggi, una specie di paragiudice» (Giovanni Falcone)


 

Il procuratore Coletta non ci ha convinto a Tvl. Perché Don Manone non invita al confronto un professionista indipendente qual è l’avvocato Gaetano Berni e ci offre un confronto più aperto e qualificante sull’argomento “separazione carriere”?

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PISTOIA. Le vicende della Gip Apostolico e del Pm-scout Curreli ci permette di riprendere l’argomento “separazione carriere dei giudici” e di sviluppare un confronto tra il pensiero espresso dal procuratore Coletta e il già procuratore Piero Tony, autore di un pregevolissimo saggio dall’emblematico titolo Io non posso tacere.

Il primo venne invitato a Tvl di Don Manone (quella dove l’intervistatore non aveva colto che il coordinatore di Terra Aperta, Claudio Curreli, era anche sostituto procuratore della Repubblica e si dimenticò di chiedergli a che titolo stava parlando al microfono in un commento su un evento aperturista: come attivista o come Pm?

A Tvl Coletta si confrontò con il presidente dalla Camera Penale, Andrea Ferrini che propose – con una prudenza sconcertante e il cappello in mano – delle blande argomentazioni, anche affermando che il fondamentale articolo 358 del c.p.p. era ben rispettato alla procura pistoiese: sul fatto non siamo assolutamente d’accordo e l’abbiamo dimostrato con più episodi di cronaca, contestando le «prossimità» degli uomini della Pg destinati ad indagini (spesso monodirezionate e parziali) su persone evidentemente molto prossime a loro.

Se avete dei dubbi, guardatevi queste indagini condotte dai CC Roberto e Placido Panarello, cliccando qui, Evidenziano numerose storture nelle (mancate) indagini e istruttorie drogate da una qualificazione monotonale e asimmetrica dalla PG di aliquota Carabinieri.

La questione sottesa alla discussione è ritenuta – dai giuristi tutti – come dirimente sulla capacità dei sostituti procuratori di condizionare i colleghi giudicanti ed è infatti per questo che Piero Tony spiega (pag. 112 del suo libro) che il Pm, anche quando rappresenta l’accusa, in base a quel tanto nominato art. 358 c.p.p. difende la legalità e non le idee della procura. Questo precetto giuridico è conosciuto e condiviso dagli uomini del terzo piano? A noi, obiettivamente, mnon pare proprio.

Nel Canto al Balì di Don Manone, proprio Luigi Egidio interviene con delle domande ingenue affermando che l’argomento “separazione era troppo complesso” e che anche lui, aveva bisogno di lumi: dunque a chi chiedere se non a Coletta che, quando era Pm a Firenze, avrebbe minacciato il luogotenente delle fiamme gialle Daniele Cappelli, condizionando linchiesta su Concorsopoli, che vedeva protagonista Lucia Turco, sorella del Pm Luca e cugina della Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Pistoia,,Cecilia?

La critica è ancora libera o è stata abolita dai pubblici ministeri di Pistoia?

Coletta intervenne quindi a gamba tesa, con valutazioni suggestive, mancando di provvedere (è questo il pensiero di chi scrive) con una trattazione ispirata a migliori argomentazioni tecniche/giuridiche, che fornì solo in parte, introducendo – in modo autoreferenziante – il concetto di “prossimità sociale”, al quale, lui è – con i suoi colleghi – indifferente. Forse solo se non ha dinanzi il sangue Turco che gli sta a cuore…

Affermò dunque che, sulla questione della separazione c’era stato anche un referendum popolare che aveva portato a un deciso “no” alla separazione delle carriere, assumendosi così dimostratamente certo che la questione è aliena da ogni interesse, essendo stata setacciata dal diniego della comunità dei cittadini, in modo tanto categorico e decisivo. Una comunità ignara della complessità del fenomeno che, sfortunatamente, ci ha visti – noi giornalisti – esposti a una serie di azioni oppressorie con provvedimento illegittimo di chiusura del quotidiano Linea Libera, giornale odiato per la sua capacità di scavo e denuncia del malaffare, anche a palazzo di Giustizia.

La sostituta Luisa Serranti confonde l’Ufficio Tributi con l’Ufficio Acquisti del Comune di Quarrata. E meno male che proviene dall’Agenzia delle Entrate!

Sull’argomento è da rilevare anche il rammarico del divisionista Gaetano Berni, che avrebbe avuto piacere di trovarsi al posto del presidente Ferrini, per ribattere in modo eloquente, citando, grazie alla sua grande esperienza di Cassazionista, le bislacche tecniche di lavoro usate nelle procure d’Italia con il “copia-incolla”, una tecnica che, a Pistoia sembra essere una costante, quando si provvede con atti in cui si confonde l’ufficio tributi con l’ufficio acquisti del Comune di Quarrata sulla pesante pregiudiziale della carriera unica esistente tra giudicanti e inquirenti, che vede i primi esposti a “implicite coercizioni” indotte dai secondi. È questo solo un episodio, tanto eclatante, quanto dimostrativo della serie di disegni criminosi impancati dalla stessa procura pistoiese.

Tony dall’alto della sua esperienza osserva che “è un’ipocrisia continuare a sostenere che, nel nostro Paese, sia un bene non separare le carriere dei giudici e requirenti con questo codice accusatorio e con le sopravvenute precisazioni costituzionali di cui all’art.111”. Tanta roba, considerando da che pulpito viene la predica. Non credete?

La polemica sarebbe quindi scarica di vero interesse pubblico, ma lo diventerà allorquando si scopre – come abbiamo scoperto e documentato – che i sostituti procuratori non sono affatto indifferenti alle “prossimità sociali” del territorio: Concorsopoli per il Coletta e Terra Aperta per il Curreli, Usl Tc per Grieco, ma anche le strade vicinali-interpoderali di Quarrata e altre amenità.

Episodi che li pongono in alcune condizioni pregiudiziali di forte compromesso, anche rinunciando (questo è il nostro convinto parere ex art. 21 della Costituzione) ai loro obblighi d’Ufficio: come scendere, in tre procuratori, al banco della pubblica accusa, per chiedere la teste dei giornalisti di Linea Libera: lo hanno fatto almeno quattro volte in diverse udienze dibattimentali, anche al riesame il 18 giugno scorso, quando fu decisa la riapertura del giornale che state leggendo.

Ai processi del Ponte Morandi (43 morti), strage di Viareggio (33 morti), maxi processo palermitano contro la Mafia nell’aula bunker (qualche centinaio di morti in vent’anni) e anche sul mostro di Firenze (16 morti) c’era un solo Pm a rappresentare la pubblica accusa: come mai tale costosa e suggestiva triade di magistrati congiuntamente applicati nelle udienze contro Linea Libera e i suoi uomini? Gli accusatori volevano forse impressionare gli imputati o qualcun altro? Servivano un relatore e due suggeritori, vista la capziosità e la sciocchezza delle contestazioni ai giornalisti?

Sotto proponiamo per esteso ai lettori le pagine che condensano le argomentazioni del procuratore Tony che cita anche il pensiero di un grande magistrato Dante Troisi: Nella nostra Giustizia, si sospetta più che si prova. Si minaccia più che si punisce. Si incrimina più che si giudica. Non vi sembrano parole scritte come profezia per noi di Linea Libera?

Ebbene, questa infelice quanto perfetta e attuale citazione, si attaglia benissimo al caso di Sarcofago City e ve lo dimostriamo ogni giorno, nel silenzio generalizzato dei colleghi della stampa strutturata.

Leggetevi sotto l’estratto dal saggio di Piero Tony (Io non posso tacere) e fate le vostre considerazioni libere, pensando che Tony ha lasciato l’incarico indignato per le ingiurie che vedeva ogni giorno assicurare dai colleghi inquirenti agli imputati perseguitati da questo tipo di giustizia.

Estratto dal saggio di Piero Tony, “Io non posso tacere”. Disponibile agli interessati  con richiesta anche mail

Estratto finale del saggio con commento ironico del procuratore Tony che dichiara di non poter tacere certe vergogne

Nessuno sa dire che ne è stato della soppressione dell’indagine su Concorsopoli che al momento, vedrebbe “punito” solo l’integerrimo finanziere Lgt. Daniele Cappelli: è questa la giustizia come intesa dalla Costituzione cara alla mummia sicula?

L’avvocato Gaetano Berni, avrebbe piacere di sfidare Coletta sull’argomento della “separazione delle carriere”. Che dice Don Manone, la farà una seconda puntata?

Anche noi vogliamo finire con l’auspicio condensato da Piero Tony nella chiusura del suo saggio: vorremmo che tra vent’anni, le mie nipoti potessero dire: c’è un giudice a Roma. Ma, per come stanno le cose, la faccenda non ci piace punto…

Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibero.info]


È un dato – pochissimo serio – di fatto. E presto potrete vederlo anche su queste odiate colonne...

Pecore & lupi

 

Ogni giorno la giustizia di Pistoia scende un gradino. E questo, a nostro giudizio, dipende dal fatto che pm e sostituti si sentono gratificati nelle loro azioni dalla rilassata (o flaccida?) massa muscolare della Camera Penale.

È vero, forse, che gli avvocati non chiederebbero mai a Coletta un favore di «prossimità», come il pm affermò a casa di Don Manone. Ma forse non tanto perché siano vergini, quanto piuttosto perché, “non disturbando il manovratore”, presumono (sbagliando) che Coletta sia come la «O clemens, o pia, o dulcis Virgo María» del Salve Regina.

Al sovrannumero di avvocati della “degna tana” non corrisponde un innalzamento della cosiddetta intelligentia rerum.

Mi spiego meglio con un proverbio che sarà chiaro a tutti: chi pecora si fa, lupo lo mangia.

Sono stato chiaro?

e.b.