DON BIANCALANI RICORRE ALLA SEGNATURA APOSTOLICA

Il sacerdote pistoiese contesta il provvedimento di rimozione dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini: «Cerco giustizia e chiarezza»

PISTOIA. Nuovo capitolo nella vicenda che vede protagonista don Massimo Biancalani. Il sacerdote pistoiese ha deciso di presentare ricorso alla Segnatura Apostolica contro il decreto del Dicastero per il Clero che ha disposto la sua rimozione dalle parrocchie di Vicofaro e Ramini.Una scelta maturata, come ha spiegato lo stesso sacerdote in una intervista rilasciata a Tvl, dal desiderio di comprendere fino in fondo le motivazioni che hanno portato ai provvedimenti adottati nei suoi confronti. «Sento la necessità di capire bene i motivi di queste decisioni», ha affermato.

La Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Santa Sede, sarà chiamata a verificare la correttezza delle procedure seguite, senza entrare nel merito delle valutazioni che hanno portato alla rimozione.

Al centro della vicenda vi sono le esperienze di accoglienza portate avanti negli ultimi anni nelle strutture parrocchiali di Vicofaro e successivamente di Ramini. Un impegno che don Massimo Biancalani continua a rivendicare, sottolineando come le attività svolte siano sempre state ispirate ai principi evangelici della solidarietà e dell’inclusione. «Abbiamo salvato tantissime persone e ci siamo sempre sentiti nella linea della Chiesa», ha dichiarato.

Secondo il sacerdote, inoltre, le situazioni delle due parrocchie sarebbero state spesso sovrapposte nel dibattito pubblico e nelle valutazioni ecclesiastiche, nonostante si tratti di realtà distinte. Per questo il ricorso mira anche a chiarire se siano state rispettate tutte le norme previste dal diritto canonico per la rimozione di un parroco.

Pur nell’attesa dell’esito della procedura, don Massimo Biancalani si dice sereno. La sua attenzione resta rivolta alle persone accolte attualmente nella struttura di Ramini, che continua a rappresentare un punto di riferimento per decine di migranti.

«Sento la necessità di salvare un’idea di Chiesa, quella tanto cara a Papa Francesco: una Chiesa ospedale da campo», ha concluso il sacerdote, rilanciando una visione pastorale che in questi anni lo ha reso una delle figure più discusse e conosciute del panorama ecclesiale e sociale toscano.