dis-avanzi. “PLURES” IN CREDITO CON IL COMUNE DI FIRENZE. MA QUALCUNO INTENDE SPIEGARE IL BUCO DA 31 MILIONI?


La posizione debitoria del Comune di Firenze sarebbe forse meno preoccupante, se non fosse che il debito lamentato è del primo azionista di Plures Spa. La denuncia viene fatta dall’ex demokrat Bambagioni, dunque davvero credibile, vista la sua provenienza politica e la sua esperienza


Su La Nazione ci sono altre narrazioni di Plures. Tutto va ben…?

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FIRENZE. La stampa strutturata, cioè La Nazione, rassicura tutti: proprio oggi, pubblica una bella paginata, per spiegare che in Plures spa ci sono i giovani che credono nel “sistema” della economia circolare.

Noi siamo contenti: in questo momento storico in cui si alza la critica legata al futuro del termovalorizzatore di Montale. La notizia pubblicata sulla stampa organica ci solleva un po’ dalla sconfortante criticità finanziaria che appare sui bilanci della grande partecipata pubblica.

Infatti, il consigliere Bambagioni denuncia un “buco” di circa 31 milioni dovuti a crediti nei confronti del Comune, Due bilanci, due verità opposte. Un vero e proprio giallo delle cifre rimasto fino ad oggi confinato tra le pieghe di un documento allegato al bilancio di previsione 2025, ma che rischia di trasformarsi in un contraccolpo politico e finanziario.

Riprendiamo dal periodico fiorentino “La Firenze che vorrei” del collega Lorenzo Somigli.

A far esplodere il caso è un’analisi redatta da Paolo Bambagioni, consigliere comunale e presidente della Commissione Controllo, che ha passato ai raggi X pagina 187 dell’allegato al Bilancio: il prospetto di riconciliazione, obbligatorio per legge, tra i crediti e i debiti dell’ente pubblico e delle sue società partecipate. Ciò che ne emerge è un disallineamento contabile da brivido, dove i conti – semplicemente – non tornano. 

La doppia verità dei bilanci: un disallineamento da 31,5 milioni
LE carte di bilancio di Paolo Bambagioni sono chiare sufficientemente?
Ecco le carte che cantano

 Mettendo a confronto i due registri, le discrepanze assumono dimensioni colossali.

Primo punto: i crediti dell’Ente. Palazzo Vecchio dichiara di vantare nei confronti di Plures la somma irrisoria di 40.019 euro. Nei bilanci della partecipata, tuttavia, la voce corrispettiva “debiti verso il Comune” schizza a 2.244.800 euro. Uno scarto negativo di oltre 2,2 milioni di euro.

Il dato più allarmante riguarda però ciò che il Comune deve alla società. L’Amministrazione iscrive a bilancio un debito di 11,65 milioni di euro. Plures, di contro, sostiene di avanzare dal Comune ben 40,99 milioni di euro. Tra ciò che Palazzo Vecchio ammette di dovere e ciò che la partecipata pretende di incassare ballano 29,34 milioni di euro. Sommando le due discrepanze, il disallineamento totale supera la cifra monstre di 31,5 milioni di euro.   

L’inghippo dei PEF: la “finanza creativa” rinviata al futuro

Com’è possibile che due enti, uno pubblico e l’altro controllato dal pubblico, abbiano visioni così divergenti sulle medesime partite di giro? La risposta, suggerisce Bambagioni (tra i promotori del Comitato Open Multiutility) nella sua indagine, va cercata nelle note integrative a piè di pagina dello stesso documento ufficiale.

La quota maggioritaria di questa discrepanza, ben 31.236.711 euro, riguarda somme che Plures ha già iscritto a bilancio come crediti certi da incassare dal Comune. Il problema è che queste somme non sono mai state approvate nei Piani Economico Finanziari (PEF) dall’ATO Toscana Centro (l’Autorità d’Ambito Territoriale, già molto critica sui conti di Plures).

Nelle note, la società sostiene che tali somme troveranno copertura nei Piani dei prossimi anni. A questo maxi-pacco di milioni sospesi nel vuoto, l’inchiesta di Bambagioni aggiunge una galassia di partite pendenti e contenziosi congelati. Nello specifico:

  1. 1,25 milioni di euro per prestazioni e lavori eseguiti da Plures su cui il Comune riserva ancora “verifiche”;
  2. Quasi 2 milioni di euro di dividendi (esercizi 2023-2024) incassati o presunti, ma imputati dal Comune solo al 2025;
  3. 944 mila euro rimasti incagliati nelle maglie dell’IVA in split payment;
  4. 275 mila euro di fatture che la partecipata considera non saldate al 31 dicembre 2025, ma che Palazzo Vecchio ha formalmente respinto e rifiutato;
  5. 30 mila euro per servizi di sanificazione e smaltimento rifiuti speciali ancora bloccati nella fase di riscontro.

Cortocircuito TARI? L’ombra di un altro aumento

Chi pagherà il 31 milioni mancanti? E la Corte dei Conti che farà?

«I numeri in contabilità devono coincidere in modo identico. Non possono esistere due verità diverse per legge», attacca il presidente della Commissione Controllo, Paolo Bambagioni. «Siamo di fronte a una lentezza inaccettabile nell’allineamento delle partite ordinarie, ma soprattutto al ricorso a quella che appare chiaramente come finanza creativa: il rinvio a data da destinarsi di una partita da 31 milioni».

Ma al di là della battaglia algebrica e politica, l’inchiesta solleva un interrogativo che riguarda da vicino la quotidianità delle famiglie fiorentine: chi pagherà questo conto?

Trattandosi di servizi ambientali, la copertura dei costi del servizio rifiuti deve avvenire per legge integralmente tramite la TARI. Se la società pretenderà di vedersi riconosciuti quei 31 milioni di euro nei Piani Economico Finanziari dei prossimi anni con il benestare dell’ATO, il rischio di un rincaro a cascata sulle bollette dei cittadini si trasformerà in una certezza.

L’affondo su Palazzo Vecchio: «Intervenga la Corte dei Conti»

 La patata bollente adesso dovrebbe approdare sui tavoli della Giunta Funaro. L’approfondimento contabile della Commissione Controllo si chiude, infatti, con una richiesta formale di chiarimenti immediati, che chiama in causa gli organi di controllo e garanzia.

«Alla luce di quanto emerso, chiedo che la Giunta Funaro chiarisca in Consiglio comunale sulla natura di quei 31 milioni, che ATO chiarisca se e quando intende riconoscerli e con quale eventuale impatto sulla tariffa rifiuti, e che Collegio dei Revisori e Corte dei Conti verifichino la regolarità di una riconciliazione che presenta un disallineamento di questa portata». In gioco non ci sono solo i numeri di un allegato di bilancio, ma la tenuta dei conti e la trasparenza verso i contribuenti. Serve massima chiarezza.

A.R.
[alessandroromiti@linealibera.info]