tacci tua. COM’È CHIARA QUESTA CHIARA CHE L’ITALIA QUI CI “IMPARA”!


Un’analisi spietata di una società denaturata come l’alcool. Ovvero la dissociazione mental-morale che guida le mirabili scelte di geni come Bonelli, Fratoianni, Conte, Schlein, Salis (1 e 2), Lepore, Bonaccini, Soumahoro, Draghi, Letta, Renzi, Calenda, Vannacci, Fornero, Monti e un altro sacco di altri “nani di gesso” tutti degni di essere piazzati fra l’erba che cresce nei campi del woke e delle “beate minchie”. Non ci metto la Giorgia (che io non voto) solo perché a dirne peste e corna ci pensano già
tutti gli altri sopraindicati


Chiara Francini ci sta insegnando (c’impara, alla Di Pietro) la sorte del popolo italiano in mano ai suoi illuminati “maestri di vita”

FA CAPIRE ANCHE AGLI INSANI

COME VIVON GLI ITALIANI…



E con quale miglior testo d’appoggio del famoso Brindisi di Girella (il personaggio è il classico voltagabbana senza età e senza tempo) scritto dal monsummanese Giuseppe Giusti?


IL BRINDISI DI GIRELLA
di Giuseppe Giusti (1852)
Dedicato, oggi, a politici,
amminEstratori, governi
e potere giudiziario

 

Girella (emerito,
Di molto merito),
Sbrigliando a tavola
L’umor faceto,
Perdé la bussola
E l’alfabeto;
E nel trincare
Cantando un brindisi,
Della sua cronaca
Particolare
Gli uscì di bocca
La filastrocca.

Viva Arlecchini
E burattini
Grossi e piccini:
Viva le maschere
D’ogni paese;
Le Giunte, i Club, i Principi e le Chiese.

Da tutti questi
Con mezzi onesti
Barcamenandomi
Tra il vecchio e il nuovo,
Buscai da vivere,
Da farmi il covo.
La gente ferma,
Piena di scrupoli,

Non sa coll’anima
Giocar di scherma;
Non ha pietanza
Dalla Finanza.

Viva Arlecchini
E burattini;
Viva i quattrini!
Viva le maschere
D’ogni paese,
Le imposizioni e l’ultimo del mese.

Io, nelle scosse
Delle sommosse,
Tenni, per àncora
D’ogni burrasca,
Da dieci a dodici
Coccarde in tasca.
Se cadde il prete,
Io feci l’ateo,
Rubando lampade,
Cristi e pianete,
Case e poderi
Di monasteri.

Viva Arlecchini
E burattini,
E Giacobini;
Viva le maschere
D’ogni paese,
Loreto e la Repubblica francese.

Se poi la coda
Tornò di moda,
Ligio al Pontefice
E al mio Sovrano,
Alzai patiboli

Da buon cristiano.
La roba presa
Non fece ostacolo;
Ché col difendere
Corona e Chiesa,
Non resi mai
Quel che rubai.

Viva Arlecchini
E burattini,
E birichini;
Briganti e maschere
D’ogni paese,
Chi processò, chi rese e chi non rese.

Quando ho stampato,
Ho celebrato,
E troni e popoli,
E paci e guerre;

Luigi, l’Albero,
Pitt, Robespierre,
Napoleone,
Pio sesto e settimo,
Murat, Fra Diavolo,
Il Re Nasone,
Mosca e Marengo;
E me ne tengo.

Viva Arlecchini
E burattini,
E Ghibellini,
E Guelfi, e maschere
D’ogni paese;
Evviva chi salì, viva chi scese.

Quando tornò
Lo status quo

Feci baldorie;
Staccai cavalli,
Mutai le statue
Sui piedestalli.
E adagio adagio
Tra l’onde e i vortici,
Su queste tavole
Del gran naufragio,
Gridando evviva
Chiappai la riva.

Viva Arlecchini
E burattini;
Viva gl’inchini,
Viva le maschere
D’ogni paese,
Viva il gergo d’allora e chi l’intese.

Quando volea
(Che bell’idea!)
Uscito il secolo
Fuor de’ minori,
Levar l’incomodo
Ai suoi tutori,
Fruttò il carbone,
Saputo vendere,

Al cor di Cesare
D’un mio padrone
Titol di Re,
E il nastro a me.

Viva Arlecchini
E burattini
E pasticcini;
Viva le maschere
D’ogni paese,
La candela di sego e chi l’accese.

Dal trenta in poi,
A dirla a voi,
Alzo alle nuvole
Le tre giornate,
Lodo di Modena
Le spacconate;
Leggo Giornali
Di tutti i generi;
Piango l’Italia
Coi liberali;
E se mi torna
Ne dico corna.

 Viva Arlecchini
E burattini,
E il Re Chiappini;
Viva le maschere
D’ogni paese,
La Carta, i tre colori e il crimen læsæ.

Ora son vecchio;
Ma coll’orecchio
Per abitudine
E per trastullo,
Certi vocaboli
Pigliando a frullo,
Placidamente
Qua e là m’esercito;

E sotto l’egida
Del Presidente
Godo il papato
Di pensionato.

Viva Arlecchini
E burattini,
E teste fini;
Viva le maschere

D’ogni paese,
Viva chi sa tener l’orecchie tese.

Quante cadute
Si son vedute!
Chi perse il credito,
Chi perse il fiato,
Chi la collottola
E chi lo Stato.
Ma capofitti
Cascaron gli asini;
Noi valentuomini
Siam sempre ritti,
Mangiando i frutti
Del mal di tutti.

Viva Arlecchini
E burattini,
E gl’indovini;
Viva le maschere
D’ogni paese,
Viva Brighella che ci fa le spese.

Nota
Originariamente il Brindisi
era dedicato al signor di Talleyrand.