Un documento di indirizzo tecnico e politico propone una via alternativa alla combustione: un impianto di chimica circolare da 100.000 tonnellate l’anno, tempi certi, trasparenza radicale, sicurezza avanzata e integrazione con il distretto produttivo. Una strategia che punta a chiudere definitivamente la stagione dell’inceneritore.

MONTALE. A Montale nel dibattito sul futuro dell’inceneritore si inserisce anche una proposta che vuole ribaltare la logica del “NO” a prescindere. A presentarla è Roberto Valentini, pensionato, ex dipendente del Comune di Montale, che dopo una ricerca sul tema arriva a una conclusione netta: un rifiuto totale e senza alternative rischia di prolungare la vita dell’impianto attuale per altri vent’anni. Da qui nasce un documento di indirizzo che punta a una soluzione diversa, più moderna e più controllabile, fondata sulla chimica circolare e su condizioni vincolanti a tutela dei cittadini.
La chimica circolare è un modello industriale che applica i principi dell’economia circolare al mondo della chimica: invece di bruciare o smaltire i rifiuti, li trasforma in nuove sostanze utili, riducendo sprechi, emissioni e dipendenza da materie prime fossili. In sintesi: non si butta via nulla, tutto viene rigenerato. È un modello che permette di uscire dalla logica della combustione e della discarica, trasformando gli scarti in risorse.
La proposta, indirizzata all’Amministrazione comunale di Montale, al Consiglio comunale e agli organi di ATO Toscana Centro, non è un via libera incondizionato. È un sì “intelligente”, subordinato a quattro pilastri tecnici e giuridici che, nelle intenzioni del promotore, dovrebbero garantire un cambio di passo radicale rispetto al passato.
1. Cantierizzazione rapida: tempi certi, zero cantieri infiniti
Il primo punto è la velocità di realizzazione. Valentini chiede che l’impianto — un modulo da 100.000 tonnellate annue — sia costruito con tecnologie prefabbricate, già testate in officina, riducendo al minimo il cantiere sul territorio. Il cronoprogramma deve essere rigido: 12-18 mesi massimo, con penali giornaliere severe per chi sfora. Un modo per evitare ciò che i cittadini temono di più: anni di lavori, disagi e incertezze.
2. Trasparenza totale: dati in tempo reale, accessibili a tutti
Il secondo pilastro è la trasparenza radicale. Valentini propone un portale pubblico, consultabile da chiunque, che aggiorni ogni 60 secondi i dati grezzi del monitoraggio delle emissioni: COT, HCl, SO₂, NOx, polveri. Non report mensili, non grafici filtrati: numeri reali, minuto per minuto. Accanto a questo, la tracciabilità della filiera: ogni settimana dovrebbero essere pubblicate le provenienze dei rifiuti in ingresso, per evitare importazioni extra-regionali.
Una rivoluzione culturale: la sala controllo diventa pubblica.
3. Sinergie industriali: un impianto che aiuta il distretto, non lo danneggia
Il terzo punto riguarda l’economia locale. L’impianto, nella visione di Valentini, non deve essere un corpo estraneo, ma un ingranaggio utile al distretto tessile: centri di selezione per valorizzare la differenziata nobile, trattamento chimico degli scarti tessili non riciclabili meccanicamente, cessione di energia e calore alle imprese a tariffe agevolate.
Un modo per trasformare un problema storico in un’opportunità industriale.
4. Sicurezza avanzata: standard aerospaziali per odori, incendi e salute pubblica
Il quarto pilastro è la protezione della salute. Valentini propone misure di sicurezza di livello altissimo: depressione costante nelle aree di scarico, per impedire la fuoriuscita di odori e aria contaminata; telecamere termiche a infrarossi per prevenire incendi; una cintura verde boschiva di almeno 20 metri attorno al sito: un osservatorio epidemiologico indipendente, finanziato dal gestore e affidato a Università e ASL.
Un impianto che non solo produce, ma monitora e protegge.
Una proposta che apre un dibattito nuovo
La posizione di Valentini è chiara: dire solo “no” non basta più. Senza un’alternativa concreta, Montale rischia di restare ostaggio dell’impianto attuale per decenni. La proposta di chimica circolare — con condizioni rigide e controlli pubblici — vuole essere una strada per uscire dalla combustione lineare, senza cadere nell’immobilismo. Sarà il territorio a decidere se questa visione potrà diventare una base di discussione o un nuovo punto di partenza per la gestione dei rifiuti nella Piana.























