wonderland italy. VOCI DALL’IPERSPAZIO

A volte gli universi paralleli si incontrano
A volte gli universi paralleli si incontrano

DOVEVAMO andare avanti con la seconda parte della manovra finanziaria, ma il gatto Nannicini e la volpe Taddei, impongono una pausa di riflessione.

IL COMPIMENTO

DI UNA FACILE PROFEZIA

A fine 2015 segnalavamo il rischio, o meglio la quasi certezza, che con la drastica riduzione delle decontribuzioni per i neo assunti collegate al Jobs Act, i posti di lavoro creati andassero ad azzerarsi nel giro di un paio di anni.

Ci siamo sbagliati. Sono bastati soltanto 10 mesi.

Il crollo del tempo indeterminato
Tabella 3. Il crollo del tempo indeterminato

L’Istat ha pubblicato il rapporto mensile sul precariato. Qui trovate il rapporto completo.

Ciò che a noi interessa è sottolineare che:

  • il mercato del lavoro è in una fase di stasi, con diminuzione di attivazioni e cessazioni
  • tra i contratti attivati, c’è un crollo di quelli a tempo indeterminato con un esplosione che segue una crescita costante, in questi due anni, dei voucher a 95 milioni in 8 mesi

In particolare la tabella 3 mostra che, sì, i rapporti di lavoro creati nei primi 8 mesi del 2016 sono maggiori rispetto al 2014, ma inferiori rispetto al 2015.

18 miliardi per avere più precari...
18 miliardi per avere più precari…

Ma ciò che conta di più è che i rapporti a tempo indeterminato crollano dai 465mila del 2015 ai soli 53mila del 2016: peggio persino del 2014 quando ancora il Jobs Act non era in vigore. Se vi è più chiaro ve lo metto in questo modo

E allora come mai il saldo totale è comunque buono?

Ma perché ci sono i voucher miei cari! E ricordatevi che per l’Istat basta che una persona venga retribuita per un’ora la settimana perché risulti occupata.

Guardate e riflettete

Tabella 19. Boom dei voucher
Tabella 19. Boom dei voucher

Tabella x. Un Paese di precari
Un Paese di precari

Riflettete e chiedetevi perché un’azienda preferisce in Italia questa modalità di retribuzione ad una più stabile che le consenta di avere personale qualificato.

IL GATTO, LA VOLPE

E LE FREGOLENT SILENTI

Così ieri niente lancio dell’Ansa: anche la medaglia al valore fregolosa tace.

Ma qualcuno deve pur fare qualcosa, dire qualcosa (anche se non di sinistra. Nanni Moretti docet).

Ecco allora che ora è l’Istat day, il giorno della riabilitazione dell’Istat, che quando pubblica dati che non piacciono è da riformare (ovvero da commissariare mandandoci qualche amico), mentre quando i dati brutti li pubblica Boeri è da utilizzare pro domo propria.

Alcuni estratti dall’intervista “concessa” da Nannicini (cioè sollecitata) all’Unità, noto giornale sforna perdite:

2-questo-ce-lha-con-nannicini-mi-sa
Questo ce l’ha con Nannicini?

«[…] mentre l’Istat utilizza una indagine per misurare l’effettivo numero di posti di lavoro attivi in un dato mese. In conclusione, è un po’ sorprendente utilizzare i dati Inps per decretare il fallimento del Jobs Act e della sua azione di stabilizzazione».

Eh sì, davvero sorprendente, sorprendersi della “sorpresa” che non ha sorpreso nessuno tranne lui. Però è strano, perché nel 2015 questo Nannicini dettava al Sole 24 Ore:

«I dati dell’Inps, che sono i più adatti a valutare i risultati del Jobs Act in quanto registrano il numero dei contratti aperti e cancellati dai datori che devono obbligatoriamente pagare i contributi, registrano un forte aumento delle assunzioni nette a tempo indeterminato (perché, appunto, le cessazioni sono inferiori alla somma di assunzioni e trasformazioni)».

Dati Inps e Istat vanno in parallelo
Dati Inps e Istat vanno in parallelo

Non sarà mica che dopo Padoan 1 e 2 ora abbiamo anche i gemelli Nannicini?

Intanto noi abbiamo qui un’altra tabella che smentisce entrambi.

Purtroppo per i gemelli Nannicini i dati Inps concordano con quelli Istat

18 MILIARDI BUTTATI VIA

PER UNA “MORTE ANNUNCIATA”

Chiudiamo con Ichino, l’ex economista ora assunto come velina, il quale ci conferma candidamente quanto noi scrivevamo mesi fa.

Sono stati buttati via 18 miliardi per un provvedimento, il Jobs Act, che è causa, oggi, dell’aumento della precarietà e per una decontribuzione che essendo a termine, ha terminato i suoi effetti senza ottenere altro che anticipare le assunzioni che sarebbero comunque avvenute aggratis come dicono a Roma.

«Io? Vi... fumo i risparmi!»
«Io? Vi… fumo i risparmi!»

Ecco due perle ichiniane su Repubblica:

Dopo il picco del dicembre 2015 della percentuale di assunzioni stabili sul totale, il 67%, si è passati a un modestissimo 24,9%:

  1. «Il dato si spiega molto facilmente: l’incentivo economico ha fatto sì che le imprese anticipassero al 2015 molte assunzioni che altrimenti sarebbero avvenute nel 2016»
  2. «Il governo ha usato il doppio shock, economico e normativo, come un medico usa un defibrillatore per rimettere in moto un organismo infartuato. E questa manovra d’emergenza ha funzionato. È paradossale che ci si dolga perché centinaia di migliaia di persone sono state assunte nel 2015 invece che nel 2016».

Ah beh…! Allora stiamo a posto!

[Massimo Scalas]

[Fonti: Inps, Phastidio.net]

Lascia un commento