Il recente confronto tra Chicco Testa e Rossano Ercolini sulla vicenda dell’inceneritore si/no vede arrivare una seppur tardiva, ma decisiva sentenza dalla Cassazione che si è pronunciata su una altra grave questione di disastro ambientale: l’Ilva di Taranto. La sentenza è di utilità anche a Mortale

PIANA. La Nazione esce con un articolo sul dibattito tenuto dal don Firindelli (un prete noto per le sue preferenze a favore del Si) e delle dichiarazioni confessorie che illustrano come Chicco Testa avrebbe ritenuto tollerabile – nel Comune di Mortale (pensando che i confini amministrativi siamo rispettati dalle molecole dei microinquinanti) – l’inceneritore della CIS spa.
L’esperto precisa di più: “…per voi di Mortale, sarebbe un piccolo sacrificio, ma ci sarebbero compensazioni che….potrebbero andare per spese sociali”.
E allora spiegaci meglio Chicco: quale sarebbe il “piccolo sacrificio”? E perché non sei andato a spiegarlo a Sesto Fiorentino che ha sfanculato l’impianto di “Case Passerini”? E i ristori, sei proprio sicuro che saranno usati per “spese sociali”? Ma perché la Corte di Appello di Milano non li ha usati per ammorbidire i residenti di Taranto che, in quanto a lutti, hanno conosciuto una triste catena di eventi?

Nela serata del 9 settembre scorso, il sindaco Betti ha mancato di invitare il primo dei soggetti autenticamente adeguato a parlare di “salute pubblica”: l’Ordine dei Medici, il suo Presidente il dott. Montalti.
Un vero peccato che i medici pistoiesi non siano stati coinvolti – con sicuro sollievo per Montalti che, non molto eloquente su Mortale, la sera del 15 febbraio 2025, ad Agliana, fece una esternazione generalizzata sui cluster delle malattie di Casalguidi (discarica Cassero), ma non su quelli dell’inceneritore di Mortale.
Eppure c’è una indagine epidemiologica deliberata dalla USL (Del 69 del 2013) che non è stata ancora pubblicata e argomentata: ne sanno nulla all’Ordine o reggono il moccolo ai fedeli della sinistra delle combustioni?

La sentenza della Corte di appello di Milano ha stabilito di fermare definitivamente l’impianto a caldo di Ilva: una richiesta di grande portata industriale/sociale che i giudici hanno valutato, facendo prevalere l’interesse alla salute dei cittadini di Taranto al danno economico arrecato all’azienda.
“Rischi alla salute” motivati dall’aumento dei casi di tumore e causati dalla presenza di amianto in grandi quantità (oltre 2.000 tonnellate ancora presenti) e di polveri sottili oltre i limiti consigliati.
La sentenza potrà essere qualificante, cioè richiamabile per analogia, anche a Mortale dove gli effetti aventi ricadute sanitarie (aumento dimostrato di malattie linfomi “sentinella”) sono state ignorate.

Sulla sentenza dell’Ilva interessa il principio generale che diventerà applicabile per la presenza di un impianto insalubre di prima categoria: si deve ragionare data la priorità della salute dei cittadini, non sulla difesa di un impianto inquinante, tantopiù se è desueto e pericoloso come quello di Mortale (lo ha detto Ferdinando Betti a Tvl.
L’argomento della minaccia alla salute pubblica è scoppiato da un paio di giorni, da quando sarebbe emersa una serie di sforamenti dei microinquinanti organici fino al doppio, non denunciati da Arpat e in pieno silenzio del Comune del Betti. Ma se la notizia è confermata, i Comitati del No, faranno le querele per i reati di omissione di atti e violazione alla legge 152? Hanno paura di una nuova archiviazione magari tra 5-7 anni come fece il duo Coletta/Gambassi 4 anni fa?
Oggi ad Agliana, il sindaco Benesperi terrà il primo consiglio comunale “semiaperto” d’Italia. Forse avrà invitato il dottor Montalti per avere considerazioni di merito, appunto, sulla evidenza degli indici di relazione, con le malattie disponibili al banco dei medici di medicina generale? Vedremo.
A.R.
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