incendio del cassero. E IL COMITATO ORA SPERA NELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

Il Procuratore Capo della Repubblica, dottor Paolo Canessa
Il Procuratore Capo della Repubblica, dottor Paolo Canessa

SERRAVALLE. Vi scrivo per conto del Comitato No Cassero.

In allegato trovate l’esposto, firmato da 13 persone, che abbiamo indirizzato alla Procura di Pistoia sull’incendio della discarica del Cassero del 4/5 luglio scorso.

Con la viva speranza di poter trovare spazio sul vostro giornale, porgo distinti saluti e ringraziamenti.

Antonio Ginetti

PROCURA DELLA REPUBBLICA DI PISTOIA

ESPOSTO

Ill.mo Sig. Procuratore della Repubblica di Pistoia

I sottoscritti cittadini (si veda elenco di sottoscrittori in calce al presente atto)

PREMESSO CHE

I sottoscritti sono interessati ad esporre all’Autorità Giudiziaria informazioni e valutazioni utili a far luce su quanto accaduto in data 4 luglio 2016 presso la discarica del fosso del Cassero nel Comune di Serravalle P.se, allorché la stessa fu interessata da un gravissimo incendio.

Gli stessi ritengono che sia utile approfondire alcuni aspetti che si provvede ad esporre qui di seguito

Tanto premesso

ESPONGONO

  1. Quanto alla comunicata possibile origine dolosa dell’incendio

È stato più volte ripetuto in varie sedi (compresi organi di stampa e comunicazioni ufficiali del Comune di Serravalle P.se e soprattutto la società che gestisce la discarica) che l’origine più probabile (a sentire questi) sarebbe quella dolosa, ovvero che l’innesto dell’incendio all’interno della discarica sarebbe stato doloso, alludendo al fatto che qualcuno (non si sa bene chi) sarebbe penetrato dalla recinzione per portarsi all’interno della discarica per appiccare il fuoco in mezzo a questa.

  1. a) Dinanzi a tali affermazioni, non possiamo che esprimere i nostri più seri dubbi, considerate alcune ovvie valutazioni che vogliamo esporre all’A.G. al fine di poter dirigere le indagini, se non fosse stato fatto finora, anche verso altre direzioni.

Nonostante la mancanza di una nostra ispezione in loco, possiamo affermare, dalle fotografie scattate dell’incendio e da controlli effettuati nei giorni successivi in prossimità dalla stessa discarica, che l’incendio ha interessato una zona della discarica collocata a un paio di centinaia di metri dalle recinzioni perimetrali.

Nell’ipotesi di un’origine dolosa dell’incendio, coloro (o colui) che hanno (o ha) appiccato l’incendio, avrebbero (o avrebbe) quindi percorso alcune centinaia di metri all’interno della discarica, anziché innescare le fiamme nei pressi della recinzione. Il tutto, in pieno giorno e durante lo svolgimento delle lavorazioni all’interno della discarica, peraltro con la presenza di maestranze in loco.

Fuoco alla discarica del Cassero
Fuoco alla discarica del Cassero

Tale ricostruzione pone seri dubbi di credibilità in quanto l’incendiario, con una tale ipotetica azione, sarebbe senz’altro stato visto (o avrebbe rischiato di essere visto) dai dipendenti di PistoiAmbiente presenti in loco ed in più, avrebbe rischiato seriamente di essere colto dalle fiamme dopo averle appiccate all’interno della discarica.

Perché quindi permanere nel sito alcuni minuti per rischiare di essere intercettati, e non invece appiccare il fuoco ai limiti della discarica o usando un mezzo (es. bottiglia incendiaria) per appiccare il fuoco senza penetrare all’interno ?

  1. b) Inoltre, pare veramente illogico che, come si sente dire ed ammesso che ciò corrisponda al vero, la recinzione sarebbe stata trovata tagliata da PistoiAmbiente, nei giorni precedenti l’incendio.

È davvero possibile credere che chi volesse appiccare l’incendio abbia lasciato tali inequivoci segni di effrazione nei giorni precedenti, per rischiare che la sua azione fosse prevenuta e scongiurata ?

I sottoscritti dubitano, in conclusione, che l’origine sia dolosa e che tale ricostruzione possa essere utilizzata per coprire altre responsabilità, forse colpose di chi era deputato al controllo ed alla prevenzione di eventi simili.

  1. Quanto alla zona della discarica colpita dall’incendio

I sottoscritti hanno sentito affermare subito dopo aver domato l’incendio (in particolare, nella conferenza stampa del Sindaco di Serravalle P.se di martedì 5 luglio 2016) che la “porzione della discarica interessata all’incendio era in gran parte già coltivata”, intendendo per “coltivata” la zona della discarica ormai satura e non più utilizzabile per stoccarvi i rifiuti.

Sappiamo che i lotti della discarica nei quali terminano i lavori di stoccaggio dei rifiuti devono essere messi in sicurezza.

A tal proposito, il D.Lg. 13 gennaio 2003, n. 36 “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti” riporta due allegati. Nel primo allegato: CRITERI COSTRUTTIVI E GESTIONALI DEGLI IMPIANTI DI DISCARICA al punto 2.4.3 (Copertura superficiale finale) possiamo leggere:

2.4.3. Copertura superficiale finale.

La copertura superficiale finale della discarica deve rispondere ai seguenti criteri:

– isolamento dei rifiuti dall’ambiente esterno;
– minimizzazione delle infiltrazioni d’acqua;
– riduzione al minimo della necessità di manutenzione;
– minimizzazione dei fenomeni di erosione;
– resistenza agli assestamenti ed a fenomeni di subsidenza localizzata;

La copertura deve essere realizzata mediante una struttura multistrato costituita, dall’alto verso il basso, almeno dai seguenti strati:

  1. strato superficiale di copertura con spessore maggiore o uguale a 1 m che favorisca lo sviluppo delle specie vegetali di copertura ai fini del piano di ripristino ambientale e fornisca una protezione adeguata contro l’erosione e di proteggere le barriere sottostanti dalle escursioni termiche;
  2. strato drenante protetto da eventuali intasamenti con spessore maggiore o uguale a 0,5 m in grado di impedire la formazione di un battente idraulico sopra le barriere di cui ai successivi punti 3) e 4);
  3. strato minerale compattato dello spessore maggiore o uguale a 0,5 m e di conducibilità idraulica di maggiore o uguale a 10 alla -8 m/s o di caratteristiche equivalenti, integrato da un rivestimento impermeabile superficiale per gli impianti di discarica di rifiuti pericolosi;
  4. strato di drenaggio del gas e di rottura capillare, protetto da eventuali intasamenti, con spessore maggiore o uguale a 0.5 m;
  5. strato di regolarizzazione con la funzione di permettere la corretta messa in opera degli strati sovrastanti.
Incendio della discarica del Cassero. 12
Incendio della discarica del Cassero

Poiché la degradazione dei rifiuti biodegradabili, incluse le componenti cellulosiche, comporta la trasformazione in biogas di circa un terzo della massa dei rifiuti, la valutazione degli assestamenti dovrà tenere conto di tali variazioni, soprattutto in funzione alla morfologia della copertura finale.

La copertura superficiale finale come sopra descritta deve garantire l’isolamento della discarica anche tenendo conto degli assestamenti previsti ed a tal fine non deve essere direttamente collegata al sistema barriera di confinamento.

La copertura superficiale finale della discarica nella fase di post esercizio può essere preceduta da una copertura provvisoria, la cui struttura può essere più semplice di quella sopra indicata, finalizzata ad isolare la massa di rifiuti in corso di assestamento.

Detta copertura provvisoria deve essere oggetto di continua manutenzione al fine di consentire il regolare deflusso delle acque superficiali e di minimizzarne l’infiltrazione nella discarica.

La copertura superficiale finale deve essere realizzata in modo da consentire un carico compatibile con la destinazione d’uso prevista.

Se la copertura delle zone esaurite della discarica è davvero questa (nel caso specifico della discarica del Cassero), il serio dubbio che i sottoscritti intendono sollevare è questo: come è stato possibile l’innesco dell’incendio dinanzi ad una simile copertura che il legislatore ha pensato proprio per prevenire incendi (vedi utilizzo di più strati intermedi) ?

Come anche la stessa PistoiAmbiente afferma per i Lotti 1 e 2 (pag. 15 della “Dichiarazione Ambientale 2015 che alleghiamo), la copertura avrebbe dovuto essere questa per i lotti portati a termine.

I casi sono però due: o la copertura non è stata realizzata come prescrive la legge (ed allora andrà fatta luce su tale eventuale grave violazione), oppure, se la copertura dei lotti colti dall’incendio è davvero quella descritta, le fiamme non possono certo essere spiegate con un semplice tentativo di incendio dall’esterno portato a termine da persone con inneschi comuni.

  1. La copertura a teli
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Incendio della discarica del Cassero

Sempre nella stessa conferenza stampa citata del 5 luglio, è stato affermato dai relatori che gran parte della discarica coinvolta dall’incendio aveva copertura in teli mantenuti da grossi copertoni.

I sottoscritti hanno potuto svolgere delle indagini sui teli di copertura e, pur non conoscendo nello specifico le caratteristiche dei teli utilizzati da PistoiAmbiente, possiamo tuttavia effettuare le seguenti precisazioni.

  • I teli utilizzati sono in polietilene
  • Dati scientifici delle ditte specializzate nella produzione e commercializzazione di detto materiale affermano che questo materiale possiede una elevata resistenza agli agenti chimici, è resistente all’acqua, a soluzioni saline, ad acidi, alcali, alcool e benzina.
  • ed ancora, gli stessi produttori affermano che si utilizza normalmente con temperatura tra i -40°c ed + 80°c” (cfr. sito della ditta Musola Metalli che alleghiamo).
  • Ancora effettuando le stesse ricerche, abbiamo potuto appurare che per il Polietilene la temperatura di fusione è 85-140°C; mentre il punto di infiammabilità (Flash point) è a 341°c.
  • Con tali caratteristiche, se confermate per i teli utilizzati in loco, un innesco doloso dell’incendio sarebbe praticamente impossibile, soprattutto per i punti di fusione e di infiammabilità riportati.
  1. Il sistema di gestione del biogas e la possibile origine dell’incendio

Nella citata DICHIARAZIONE AMBIENTALE dell’ANNO 2015, PistoiAmbiente si sofferma ampiamente sul sistema di gestione del biogas, come descritto alle pagine 20 e 21.

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Incendio della discarica del Cassero

Altre fonti riferiscono di una produzione di biogas, all’interno della discarica, pari circa al 30% della massa di rifiuti accantonati.

Nonostante nessuno dei sottoscritti abbia a disposizione le analisi del sistema di recupero del biogas presente nella discarica del Cassero e seppur nessuno abbia mai fatto alcun accenno alla possibilità che l’incendio del 4 luglio possa trovare motivo in una falla del sistema di recupero di detto gas (almeno per le fonti conosciute), oppure in un difetto (particolare oppure congenito) del sistema; i sottoscritti intendiamo porre tale questione all’attenzione dell’A.G. affinché si possa esaminare anche tale ipotesi.

Infatti, solo una massa non modesta di biogas penetrato sotto i teli di copertura (infiammabile e facilmente innescabile data la stagione) avrebbe potuto seriamente provocare un incendio di così vaste proporzioni in una zona centrale della discarica e nonostante le rigide coperture riservate alle zone di stoccaggio dei rifiuti già terminate (“coltivate”).

  1. I tempi di chiamata dei soccorsi

Infine un ultimo aspetto molto singolare.

Molti dei sottoscritti, il lunedì 4 luglio, hanno visto salire il fumo dalla discarica del Cassero già intorno alle ore 17.00 – 17,30 circa.

Eppure è noto che la chiamata di allarme ai Vigili del Fuoco risulta partita esattamente alle ore 18.42.

Perché questo grave ritardo di circa 1 ora e mezza dall’inizio dell’incendio alla partenza ufficiale dell’allarme ?

Cosa è avvenuto all’interno della discarica in questo lungo lasso di tempo?

Chi era presente all’interno della discarica tra le 17 e le 18,42 e cosa è stato fatto in questo lasso di tempo da queste persone ?

C’è un (ulteriore?) comportamento colposo nella gestione dell’incendio da parte di chi era deputato, all’interno della discarica, ad intervenire ?

Non sono domande inutili, in quanto il ritardo con cui sono giunti sul posto i Vigili del Fuoco, quando l’incendio era già molto sviluppato, potrebbe aver provocato il ritardo nello spegnimento e la possibilità che la nube tossica che si è sviluppata si estendesse nelle zone abitate circostanti con maggior virulenza ed intensità.

Tanto premesso ed esposto, i sottoscritti

SEGNALANO

All’Ill.mo Procuratore della Repubblica di Pistoia, i fatti per come raccolti e descritti nel presente atto affinché valuti il comportamento di chiunque altro soggetto che potrebbe essere penalmente coinvolto e

CHIEDONO

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Incendio della discarica del Cassero

Che lo stesso Voglia compiere gli atti di indagini che ritiene opportuni e necessari al fine di verificare la verità dei fatti come sopra esposti e valutare se siano ravvisabili ipotesi di reato ulteriori rispetto a quelle per le quali già si indaga

Pistoia 17 ottobre 2016

Si allegano:

  1. Dichiarazione ambientale 2015
  2. Fotografie della copertura delle zone coltivate
  3. Stampa del sito Musola Metalli

Segue: elenco sottoscrittori con nome, indirizzo e firma.

I sottoscritti esponenti conferiscono espresso mandato all’Avv. Alessandro Fagni di assisterli nel presente procedimento, espressamente delegandolo al deposito del presente atto presso la Procura della Repubblica di Pistoia.

Seguono 13 firme

[ginetti – no cassero]

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