TTIP E POLITICA ECONOMICA ITALIANA: SIAMO SEMPRE I SOLITI FESSI

Effetto Ttip
Effetto Ttip

PISTOIA. Linee Future ha iniziato a parlare da tempo del Ttip, Transatlantic Trade and Investment Partnership (partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti), il trattato che sta mettendo a repentaglio il sistema di garanzie e tutele in materia di salute, ambiente e servizi per le nazioni europee: si tratta infatti di una questione ampiamente dibattuta, a cui diversi portatori di interessi hanno fornito argomentazioni, anche seriamente argomentate ed approfondite, dal Nobel Stiglitz fino a Report (rivedi) della Gabanelli, che il 19 ottobre ha dedicato un focus al tema.

Se fossimo in un Paese normale, viste le ricadute di un eventuale approvazione del partenariato, ovvero l’eliminazione della tracciabilità e dell’etichettatura degli alimenti, con relativa apertura dei mercati europei ai prodotti delle multinazionali americane (principalmente junk food, cibo spazzatura, con standard qualitativi molto minori di quelli europei), e minore trasparenza per i consumatori, i politici di tutti i livelli avrebbero iniziato, spinti dall’opinione pubblica, a partecipare a mobilitazioni e appuntamenti vari per bloccare o chiarire i termini del Ttip.

Invece no. Siamo il Paese delle Leopolde e cazzate varie, come ha detto papale papale Maurizio Landini (al secondo 35), il Paese dove le elezioni si vincono con i discorsi e gli stessi elettori vivono ciechi e felici di fronte alla crisi, senza rivendicare legittimi interessi o senza mostrare particolare disappunto per il sistematico peggioramento, scientemente portato avanti, del contesto economico e sociale che quotidianamente viviamo (sanità, trasporti, lavoro, ambiente…).

Il Parlamento è l’organo che avrebbe i titoli per occuparsi del Ttip e avevamo quindi invitato i parlamentari locali a rispondere ad alcune domande, ma forse, proprio perché invitati a confrontarsi con qualcosa di serio e di concreto, non si sono fatti sentire. Riproponiamo però l’invito, con la speranza di esserci sbagliati e confidando che anche le categorie economiche, i sindacati e gli altri attori della società si preoccupino, almeno per una volta, dei problemi, evitando di piangere e chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Effetto Ttip in Europa...
Effetto Ttip in Europa…

Avevamo scritto agli Onn. Caterina Bini, Edoardo Fanucci e al Senatore Vannino Chiti: Vannino Chiti non è stato eletto come rappresentante del collegio pistoiese, ma sicuramente rappresenta uno dei politici più importanti e influenti della città. Basti pensare al principale merito che i concittadini gli riconoscono, tra l’altro con gratitudine incondizionata: il fatto che sua moglie ha impedito la devastazione del giardino di via degli Armeni, un giardino in cui un manipolo di amministratori ignoranti (nel senso etimologico: che ignorano i fondamenti dell’urbanistica, di una cultura urbana fondata sulla qualità della vita, sulla smart mobility e sul verde urbano) intendeva realizzare un parcheggio. Si tratta proprio di quel giardino che, grazie all’interessamento della Fondazione Caript, potrà diventare un’ulteriore e preziosissima testimonianza di arte ambientale, di cui Pistoia vanta una non indifferente tradizione.

PROBLEMI DI DEMOCRAZIA

E DI SOVRANITÀ

1) I negoziati sul Ttip (partenariato transatlantico del commercio e degli investimenti) sono tenuti nascosti sia ai parlamentari europei che a quelli nazionali. La mancanza di trasparenza e potere decisionale su aspetti così connessi con l’economia reale non è già un motivo per ritenere il Ttip improcedibile?

Dall’ottima puntata di Report (vedi) del 19 ottobre, risulta che i trattati siano eterodiretti da organismi sovranazionali*, “calati dall’alto”: qual è allora la contropartita perché l’Europa subisca questa accelerazione? Perché il Pd di Pistoia non organizza un approfondimento sul Ttip, invitando i portatori d’interesse (piccoli produttori agricoli, Aiab, Coldiretti, Cia, associazioni di categoria degli allevatori…) per verificare se davvero si profilano vantaggi per gli stake holders coinvolti?

2) L’analisi di Report, come del resto la lettura delle carte e la parola di chi segue i negoziati, evidenzia l’istituzione, implicita nel Ttip, di un tribunale transnazionale, gerarchicamente superiore alla magistratura ordinaria, al quale potranno ricorrere le multinazionali in caso di controversie commerciali negli stati membri.

Dopo quella monetaria ed energetica si vuole dunque ufficializzare anche la perdita della sovranità giuridica? Ci può essere qualche impedimento costituzionale?

PROBLEMI DI MERITO

1) Nonostante la vulgata comune sottolinei i vantaggi, per l’export italiano del lusso e delle calzature, il Ttip si arena sul problema agroalimentare: il trattato permetterebbe standard qualitativi (ormoni, antibiotici, pesticidi, ogm) molto più bassi di quelli europei, con l’aggravante di abolire il sistema dell’etichettatura la tracciabilità: perché allora non riconoscere che Renzi ha preso una cantonata quando ha definito il Ttip “scelta strategica”?

2) Cosa rispondono i parlamentari italiani alle ragioni della mobilitazione popolare (vedi qui e qui) di associazioni e movimenti che manifestano la contrarietà al Ttip?

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[*] – Una funzionaria del global trade afferma che gli atti dei negoziati del Ttip non supererebbe l’esame dell’opinione pubblica e la negoziazione deve essere fatta a porte chiuse; la signora Marcegaglia ha detto che la negoziazione non si può fare in piazza; il viceministro allo sviluppo economico italiano ha chiesto di desecretare gli atti ma serve l’unanimità di tutta l’Europa.

Mentre in tutta Europa si svolgono mobilitazioni e compaiono posizioni ufficiali di associazioni, istituzioni ed enti (leggere la lettera ai Parlamentari europei), a Pistoia una mozione sul Ttip, che invitava palazzo di Giano a farsi promotore presso il Governo R€nzi€ di una sospensione dei negoziati, è stata recentemente bocciata, more italico, nella serena indifferenza dei consiglieri di maggioranza, presumibilmente ignari dell’oggetto della votazione.

Vedi anche: Ttip, il trattato che cancellerà diritti e garanzie (o meglio, il poco che ne rimane).

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