
PISTOIA. La proiezione al cinema Lux, della scorsa settimana, ce la siamo persa. È in quella occasione, comunque, che abbiamo conosciuto Marco Daffra, regista di Uscio e bottega, il primo lungometraggio firmato dal regista fiorentino che fino a questo evento si era cimentato, con profitto, soprattutto in cortometraggi.
“È un film senza stagioni intermedie – racconta Marco Daffra, incontrato nuovamente ieri sera, ad Altopascio, al cinema teatro Puccini, dove è stato proiettato il suo film –; lungi da me volerne fare un cinepanettone, tanto per intenderci. La storia, scaturita dal libro di Brunetto Salvini, è figlia di un attento osservatore che viene invaso, violentato, sedotto e abbandonato dalla forza, incredibile, della televisione, che è quel suppellettile che trasforma in tragedia una rivoluzione e in un business una sciagura”.
La parodia, facile intuire, è quella del rotocalco quotidiano Porta a porta, dove ogni sera si consuma una condanna a morte o si proclama un’amnistia: dipende cosa delle due opzioni rechi più vantaggi di share. Una pellicola senza sbalzi, senza colpi di scena, senza volgarità; un viaggio, semplice e quotidiano, tra le pieghe di una parte della società, la più numerosa, ma anche la più silenziosa, che subisce, anziché vivere, l’evolversi del tempo.

Una pellicola appoggiata con delicatezza su un comodino alla destra o alla sinistra di un talamo qualsiasi e lasciata riposare lì, un tempo indefinito, musicata da Narciso Parigi prima e Luca Bechelli dopo, realizzata grazie alla collaborazione della Regione Toscana e al patrocinio di alcuni comuni granducali nei quali sono state effettuate le riprese. Una cartolina di Firenze e dintorni, che non lascia senza parole, ma che ne fa venire in bocca delle nuove, buone casomai per ambientare il nuovo film.
“Viste le quasi insormontabili difficoltà economiche – aggiunge il regista – ho chiesto a tutti i miei amici attori di darmi una mano e tutti, indistintamente, si sono prestati alla realizzazione della pellicola, senza alcuna distinzione. Ci sono alcuni pionieri di Vernice fresca, come Niki Giustini, Graziano Salvadori, Cristiano Militello, Gaetano Gennai; facce ormai appartenenti al cinema di goliardica produzione, Novello Novelli, cabarettiste acclamate, Katia Beni e Daniela Morozzi. C’è l’ex numero dieci della Fiorentina in bianco e nero, Giancarlo Antognoni, c’è il teatrante Andrea Kaemmerle e poi Andrea Agresti, Sergio Bustric, Sergio Forconi, Valerio Ranfagni, Alessio Nonfanti, la pittrice Silvia Todesco. E Carlo Monni”.
Già, Monni. È la sua ultima apparizione cinematografica, questa di Uscio e bottega e se ci fosse stato, l’altra sera a Pistoia, a cena avrebbe guidato la compagnia diritta alla trattoia Marchettoni, dove il regista, mosso chissà da quale suggerimento, ha portato comunque i suoi amici a cena.


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