Il terzino della Virtus Montale Under 19 racconta la sua esperienza nel progetto Figc “Non Solo Piedi Buoni” alla sartoria Fody: «Qui ho scoperto il valore del lavoro, dell’inclusione e dello spirito di squadra. Un esempio concreto di come le persone fragili possano essere protagoniste»
PISTOIA-MONTALE. Mi chiamo Vittorio Mazzoni e sono un terzino della Virtus Montale under 19. Gioco nella squadra del mio paese, al mitico campo sportivo Perugi (all’ombra del campanile della chiesa) dove ho trascorso anche gli anni della scuola calcio. Fra medie e superiori ho fatto qualche campionato in squadre vicine, l’Aglianese e il Prato Nord, per tornare infine nel mio Montale. Il calcio giocato è stato l’ingrediente costante del mio percorso di vita fra infanzia e adolescenza. Ho giocato tanto a pallone non solo a livello agonistico, ma anche nei campetti di Montale con gli amici di sempre. Montale infatti è un paese abbastanza piccolo, dove i bambini e i ragazzini della stessa età praticamente fanno gruppo unico. Uno dei riti che ha accompagnato negli anni il mio stare insieme con gli amici di Montale e che descrive bene lo spirito di famiglia allargata che c’è fra me e i miei coetanei sono i pomeriggi al campo Carbonizzo: un campo di calcio a 7 adiacente al ristorante dove oggi come ieri io e i miei amici ci ritroviamo per giocare tutto il pomeriggio, e magari alla fine del pomeriggio concludiamo la serata andando a mangiare insieme nel ristorante attaccato al campo. Questo per dire che calcio e amicizia per me sono sempre stati un tutt’uno, anche nelle varie squadre in cui ho giocato.
Non ho mai smesso di giocare a pallone, pur non essendo un fenomeno. Non ho mai smesso di allenarmi neanche in periodi come questo nel quale durante la partita passo più tempo in panchina che in campo. Sono un tipo rispettoso, che non sgomita, che non ha mai preso in tanti anni un’ammonizione per proteste, che sa aspettare il suo momento e nel frattempo apprezza il bello che c’è anziché guardare il bicchiere mezzo vuoto.
Il calcio per me al di là dello sport in sé è condivisione, è avere degli amici con cui fare insieme un percorso, è imparare ad aiutarsi a vicenda, è vivere quello spirito dell’”uno per tutti e tutti per uno” che fa la differenza fra una vita brutta da egoista e una vita bella in comitiva. Il mio sogno è di segnare presto il mio primo gol in partite ufficiali: una gioia che noi difensori vediamo quasi sempre di riflesso sulla faccia dei nostri compagni centrocampisti e attaccanti, anziché viverla in prima persona; tante volte mi immagino come sarà, quando succederà a me.
Nel frattempo comunque sono contento di aver a mio modo “segnato un gol” oggi rappresentando la mia squadra nel progetto educativo della Figc “Non Solo Piedi Buoni”: si tratta di una staffetta di volontariato che il martedì pomeriggio porta noi ragazzi del Montale under 19 a darci da fare nella sartoria Fody, nella zona industriale alle porte di Pistoia. Fody per tanti di noi pistoiesi è un nome conosciuto grazie ai contenuti social che ci arrivano sui telefoni e che raccontano in modo divertente e genuino la quotidianità di questa fabbrica dove lavorano tante persone con disabilità insieme ai loro educatori. E’ stato bello per me (come per gli altri miei compagni che sono già venuti qui o che verranno) rendermi conto di persona di come funziona questo stabilimento produttivo. Nelle due ore che ho passato dentro Fody sono stato guidato da Arianna che mi ha fatto girare fra due diverse postazioni.

Prima ho dato una mano a Manuele e a Sabina per inserire delle cinghie di corda dentro degli zainetti appena cuciti qui in sartoria. Poi invece mi sono affiancato a Jasmina per aggiustare e dare la forma giusta alle maniglie di uno stock di borse di stoffa che sono in produzione in questi giorni. Mi ha fatto piacere dare il mio piccolissimo contributo pratico, e rendermi conto del clima rilassante che si respira qui dentro: il lavoro si fa e procede spedito, ma mentre si confezionano borse e zainetti ci sono anche tanti sorrisi, abbracci e baci. Una ragazza per l’appunto mi ha voluto abbracciare e baciare non appena mi ha visto entrare dentro Fody: per un timido come me è stato un incoraggiamento di benvenuto mica male…
Alcune persone fragili che lavorano qui mi hanno anche raccontato qualcosa di loro, mentre eravamo seduti al tavolo a lavorare. Chi mi ha parlato della struttura per pazienti psichiatrici dove abita e di come convive con gli altri pazienti e con le operatrici. Chi invece mi ha descritto nei minimi particolari l’itinerario che compie da solo per arrivare ogni giorno dalla montagna pistoiese alla sartoria e ritorno con i mezzi pubblici, facendomi capire che per lui o per lei già muoversi in autonomia per poche decine di chilometri è una conquista di cui andare orgogliosi. “Io sono qui a fare un tirocinio.
Fosse per me questo tirocinio non finirebbe mai”, mi ha detto una ragazza con cui ho lavorato oggi pomeriggio. Infatti quando erano le cinque e lo stabilimento iniziava le operazioni di chiusura questa ragazza non guardava minimamente l’orologio e non voleva più andare via: l’educatrice Arianna ha dovuto insistere per dirle che la giornata di oggi era finita e che avrebbero continuato domani. A me chiedevano: “Quando tornerai Vittorio? Quando ci si rivede?”. Io sono rimasto sul vago perché nei prossimi martedì ci saranno altri compagni di squadra del Montale al mio posto. Non so di preciso quando tornerò.
Una cosa però è sicura: non mi dimenticherò di sostenere Fody nella sua missione di rendere le persone fragili protagoniste nel mondo del lavoro; non facendo finta di farle lavorare, ma facendole lavorare per davvero, con i loro tempi, in base alle loro esigenze, ai loro momenti e alle loro capacità. “Uno per tutti e tutti per uno”. Come nello spogliatoio di una squadra.
Fino a vedere le borse finite che sono già state vendute e che lasciano lo stabilimento per essere spedite. Borse che sembrano uguali alle altre, ma che invece sono speciali, perché sono il risultato di un’economia che recupera gli scarti e li rimette al centro. Se i sostenitori di borse come queste aumentano, vuol dire che forse nel mondo c’è ancora spazio per l’umanità
[vittorio mazzoni]


























