Oggi il linguaggio istituzionale è mutato. La ventata rossa (pigia a più non possa) ha stravolto bipedi e quadrupedi, sia a due piedi che quadrizzoccolùti…

INSEGNATE, ORSÙ, A TANACCA
CHE LA FASCIA VUOL LA GIACCA.
MA IN PRIVATO NON VA MAI:
PRENDA A ESEMPIO IL CALAMAI!
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ENTRI in un negozio, dove nessun ti conosce, e ti danno del tu, salutandoti, mentre te ne vai, con un «ciao» come se avessimo mangiato la pappa insieme sin da caccolini piccini-picciò.
Nessuno rispetta nessuno perché tutti devono essere equalizzati “alla stiàccia”, cioè verso il basso, e spiaccicàti a una infame uguaglianza ipocrita e informe.
Qualcuno, fortunatamente, riesce ancora a dare una parvenza di stile, che non è stronzata, ma forma. E, in quanto forma, è sostanza; è rispetto: è civiltà.
Ma la cafoneria si espande in ogni direzione e per ogni diverticolo del tubo digerente.
Ciao, maestra! è l’inizio. Poi c’è il famoso Prof. al posto di professore, parola troppo lunga e faticosa da dire tutta insieme. Si suda troppo, nel pronunciarla: e oggi nessuno vuole sudare.
E in tutta questa pasta-sfoglia piattificante, tirata bene e distesa a terra con il mattarello dell’ideologia rosso catto-com, dèccoti la democratizzazione delle «autorità costituite» tanto care all’impròvvida giudicia Gip Patrizia Martucci. Quella che ha sempre ascoltato il Curreli e i Pm di Pistoia senza riflettere con la propria zucca di Halloween. È critica, questa. Si può fare. Anche se poi il Curreli s’incazza.
Qualcuno riesce a mantenere ancora un minimo di decoro. Ve ne dà un esempio il sindaco Calamai di Montemurlo, che è onnipresente all’apertura di un negozio o di una attività sul suo territorio. Come sindaco, ma rigorosamente senza fascia.
Non ne ha bisogno: e se accompagna uno spot pubblicitario, non ha bisogno di far vedere che senza la fascia si sente come un milite ignoto; senza il tricolore a tracolla, un povero sanculotto senza brache. Un di quelli che oggi i democratici di Macron e di Sébastien Lecornu chiamano, grazie alla ex-moglie di Hollande Valérie Trierweiler, e col nobile disprezzo della sinistra, gli “sdentati”.
Qualche altro, invece (e parlo del sindaco di Quarrata), si sbraca perché non distingue il privato dal pubblico istituzionale. Fermo restando che dinanzi a un magistrato, a un prefetto, a un vescovo o similari, si fanno tutti (specie i democraticissimi) seriosi e attenti. Si mettono perfino stesi a terra, faccia contro il suolo, come gli antichi persiani dinanzi al re Dario o Serse o Artaserse o chi altro diavolo.
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In una società così, siamo tutti sostanzialmente sbagliati. I più sono anche stupidi, come diceva Bertrand Russell. Tanto stupidi da essere convinti di poter salvare la terra, come i cinesi, puntando a piantare patate e pomodori sulla Luna.
Ma “i meglio” sono gli scienziati che tremano all’idea che il Sole si possa spengere più presto del previsto. Quanto? Un miliardo di anni con il Sole che s’è rotto di bollire e si suiciderà entro mille milioni di anni anziché i 5 o 6 previsti?
Vedete che gli scemi non finiscono mai? Ed è come se pensassero, da allarmisti di professione, di essere ancora in piedi quando il Sole staccherà la spina? Credono di essere non uomini, ma caporali come – per fare un esempio – certe specie di giudici la cui eternità non supera la cacca di un piccione di Piazza Duomo sotto un temporale.
Che ne dice Romitin-Tanacca che balla allegro con la fascia addosso, come il re David dinanzi all’arca dell’alleanza mentre veniva portata a Gerusalemme?
Allegro e ballerino tanto da suscitare scandalo in Mical, figlia di Saul, che lo vedeva non come un re, ma come uno scemo?[1]
Edoardo Bianchini
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checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci
[1] Samuele 6, 20: E quando Davide tornò per benedire la sua famiglia, Mical, figlia di Saul, gli uscì incontro e gli disse: “Bell’onore si è fatto oggi il re d’Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!”.































