Il Comitato nonCIStiamo e Zero Waste Italy depositano un esposto penale alla Procura di Pistoia. Al centro della denuncia gli sforamenti di diossine, furani, mercurio e Ipa registrati nel 2026, i ritardi nelle comunicazioni agli enti e le presunte omissioni nella tutela della salute pubblica. La dichiarazione del sindaco di Agliana accende il caso politico sulla gestione delle informazioni e sulla trasparenza istituzionale

*
MONTALE. Il Comitato ‘nonCIStiamo’ e Zero Waste Italy (Rifiuti Zero Italia) APS supportati dall’avvocato Alessandro Fagni del Foro di Pistoia e dal Chimico/Biologo Dott. Andrea Gheri, hanno depositato un esposto penale presso la Procura della Repubblica di Pistoia sugli sforamenti dell’inceneritore di via Tobagi registrati nel corso del 2026 e sui sistemi di verifica delle emissioni, chiamando in causa le pesanti responsabilità dell’amministrazione comunale e la gestione della sicurezza dei cittadini.
Oltre ai dati di inquinamento emersi dalla perizia redatta dal Dott. Gheri Giovanni Andrea, si aggiunge un nuovo elemento che trasforma la vicenda in un vero e proprio caso politico e di trasparenza istituzionale. Nel corso della trasmissione televisiva andata in onda ieri su TVL, il sindaco di Agliana ha dichiarato pubblicamente di essere stato informato degli sforamenti dei limiti dell’inceneritore già nel mese di luglio.
Di fronte a questa rivelazione, la domanda dei cittadini e dei comitati nasce spontanea ed esige una risposta immediata: com’è possibile che il Sindaco di Montale sostenga di non averne saputo nulla o non sia intervenuto subito a tutela della propria comunità, mentre quello di Agliana lo avrebbe saputo subito a luglio?
Dagli atti posti alla base dell’esposto emerge che Arpat aveva inviato una comunicazione scritta il 16 agosto, ma il Sindaco di Montale ha riferito dello sforamento di sostanze pericolose come diossine e furani soltanto nel Consiglio comunale dell’8 ottobre. Se le amministrazioni dei Comuni vicini erano già al corrente della situazione a luglio, come si giustifica questo prolungato silenzio e la totale assenza di provvedimenti di emergenza?
L’esposto evidenzia poi gravi omissioni nella tutela della salute pubblica:
- *Nessun blocco cautelativo: nonostante il rilevamento di sforamenti di inquinanti tossici e cancerogeni (diossine e furani a luglio sulla Linea 3), il Primo Cittadino non ha disposto alcuna chiusura cautelativa dell’impianto, che ha continuato a bruciare regolarmente.
- * Mancanza di azioni correttive: Non è stata fornita alcuna informazione sui controlli o sulle misure straordinarie intraprese dall’amministrazione dopo la notizia dei superamenti dei limiti. I punti chiave della perizia: un impianto allo stremo La relazione tecnica evidenzia problemi strutturali che prescindono dai cavilli analitici e impattano direttamente sul territorio:
- – Guasti continui e picchi emissivi: L’impianto registra fermi e ripartenze ogni mese su entrambe le linee. Le fasi di spegnimento e riaccensione sono proprio i momenti più critici per la formazione e la dispersione nell’aria di inquinanti pericolosi.
- – Sforamenti multipli nel 2026: A maggio sono stati registrati picchi di mercurio dalle 20 alle 30 volte superiori ai valori normali, mentre a settembre i dati sugli idrocarburi (IPA) sono risultati 10 volte più alti del solito.
- – Ritardi e controlli opachi: Si riscontrano ritardi ingiustificati nell’invio dei dati agli enti (i report di giugno risultavano mancanti ancora a ottobre), mentre il sistema delle medie matematiche tende a mascherare i picchi reali di inquinamento emissivo.
- – Inquinamento acustico e interventi dei Carabinieri: I residenti continuano a denunciare forti rumori dovuti alle turbine e alle manutenzioni effettuate anche di notte, situazioni che hanno richiesto anche l’intervento delle forze dell’ordine sul posto.
La richiesta: chiusura e bonifica immediata Il Comitato “nonCIStiamo” e Zero Waste Italy (Rifiuti Zero Italia ) APS ricordano che l’area di Via Tobagi viene usata per lo smaltimento dei rifiuti da ben 48 anni e che la struttura ha ampiamente superato la sua vita utile.
Continuare a tenere in funzione un impianto vetusto scarica i costi e i rischi sanitari direttamente sulla popolazione.
Viene pertanto chiesta la chiusura immediata dell’inceneritore e l’avvio formale di un piano integrato di bonifica dei terreni e dell’area.
[ionocisto – rifiuti zero italia]


























