Dall’ospedale di San Marcello ai viaggi verso Firenze per una semplice riabilitazione: quando i servizi si allontanano dai cittadini, le conseguenze diventano quotidiane

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PISTOIA. Due volte alla settimana una famiglia della Montagna Pistoiese affronta decine di chilometri per accompagnare un’anziana madre a Firenze o Borgo San Lorenzo per un ciclo di riabilitazione. Un viaggio che significa tempo sottratto al lavoro e alla vita privata, spese di carburante, organizzazione familiare e fatica per chi già vive una condizione di fragilità.
Una situazione che alimenta una domanda sempre più diffusa sul territorio: perché servizi essenziali come la riabilitazione non possono essere garantiti a pochi chilometri da casa, nell’area servita dall’ospedale di San Marcello Pistoiese?
Il tema non è nuovo. Da anni, infatti, cittadini, associazioni e amministratori denunciano il progressivo ridimensionamento della sanità di prossimità nelle aree montane. E mentre alcuni servizi vengono concentrati nei grandi centri, il peso degli spostamenti ricade inevitabilmente sulle famiglie.
Da qui nasce anche una riflessione politica. “Alle ultime elezioni regionali, gran parte degli elettori della Montagna Pistoiese — scrive Gianluca Jori — ha confermato la fiducia al presidente Eugenio Giani e alla coalizione di centrosinistra. Una scelta pienamente legittima in una democrazia. Ma ogni governo, a qualsiasi livello, deve essere valutato soprattutto sui risultati concreti che produce”.
Per molti cittadini quei risultati si misurano nella quotidianità: nelle ore trascorse in auto per raggiungere una visita specialistica, nelle cure che non si trovano più vicino a casa, nelle difficoltà affrontate da anziani e persone fragili costrette a lunghi spostamenti per accedere a prestazioni sanitarie essenziali.
In questo contesto, il ruolo delle Pubbliche Assistenze e delle Misericordie resta fondamentale. Grazie all’impegno di volontari e operatori, migliaia di cittadini possono raggiungere ospedali e strutture sanitarie che altrimenti sarebbero difficilmente accessibili. Tuttavia, il volontariato non può trasformarsi in una soluzione permanente alla carenza di servizi territoriali. Il suo compito è integrare il sistema sanitario, non sostituirlo.
La questione riguarda anche i costi reali di questo modello organizzativo. Quando un servizio viene allontanato dal territorio, il risparmio per l’amministrazione pubblica si traduce spesso in una spesa aggiuntiva per le famiglie: carburante, trasporti, giornate lavorative perse, maggiori difficoltà logistiche e un inevitabile aggravio per chi assiste persone anziane o non autosufficienti.
Per questo molti cittadini chiedono che il dibattito sulla sanità non si limiti ai bilanci o alle statistiche, ma consideri anche l’impatto concreto delle decisioni sulla vita delle persone.
La sanità pubblica non è una concessione della politica, ma un diritto costituzionale che dovrebbe essere garantito con la stessa qualità e accessibilità sia nei grandi centri urbani sia nei territori periferici e montani. Con l’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali, il tema della sanità territoriale tornerà inevitabilmente al centro del confronto pubblico. E per molti cittadini della Montagna Pistoiese la valutazione partirà da una domanda semplice: è normale dover percorrere decine di chilometri per ricevere cure che un tempo erano disponibili vicino a casa? Perché le appartenenze politiche possono dividere, ma quando si parla di salute contano soprattutto i servizi.
E sono gli ospedali, gli ambulatori e l’assistenza territoriale, non le bandiere, a fare la differenza nella vita delle persone.


























