
La cecità della fortuna, tra l’altro, ha voluto anche che ieri sera, oltre e prima di Irene Russolillo, sul palco del Circolo culturale La Gualchiera, splendida masseria alle propaggini di Montemurlo, a due passi dalla Villa Smilea, il Comune e la Fondazione Toscana Spettacolo avessero organizzato una serata in cinque tempi, non a caso chiamata In tutti i sensi e che il primo di questi, il tatto (?), l’udito (?), il gusto, forse, fosse affidato a Claudia Caldarano, che proviene, probabilmente, dalla medesima scuola, di pensiero, prima che di palestra, di Irene.
A lei l’onore di aprire la serata, di Assaggi di danza e…, con Essere … e go!, una elucubrazione fisica e poetica tra l’Amleto di Shakespeare, Carmelo Bene e le attese di Beckett, un mondo sospeso tra essere e essere, apparire e apparire, soffrire e soffrire, sperare e sperare, morire e morire, dove l’alter ego non c’è, perché ci siamo già noi. Un’entrata in scena direttamente dal pubblico, cercando di indossare una maschera sospesa che possa trasformarci da vittime a vittime, perché i carnefici non li conosciamo.
Nel secondo step è il turno di Irene Russolillo e i suoi Strascichi, un poema sull’amore, sul more, ore, re, e… e tutto quello che si possa pensare, visto e considerato che l’esordio è affidato a tre vibratori colorati in funzione, ma appoggiati per terra, dove producono ben altro effetto, prima che piacere. E poi qualcuno deve aver lasciato aperte le finestre, la notte precedente, perché Irene tossisce, quando danza; anzi, la sua è una danza della tosse, così forte che arriva ai conati.























