CÒNIUGI, COMPAGNI E CONGREGHE

Giogo e coniugi
Giogo e coniugi

I CONIUGI stanno l’uno al fianco dell’altro, non si guardano in faccia, del resto tra loro non serve. Devono portare avanti il lavoro, dall’alba al tramonto, per sé e per i loro figli. I coniugi stanno affiancati sotto lo stesso giogo (cum-iugum).

I compagni siedono a tavola di fronte, si guardano negli occhi, scherzano, dividono cibo e bevande, poi si alzano e prima di salutarsi si danno appuntamento per il giorno dopo. I compagni sono quelli che si dividono il pane (cum-panis).

Nelle parole, nella loro costruzione, si rintraccia il senso dell’esistenza.

Nel caso citato si identificano nettamente il dovere e il piacere: il dovere ancestrale di perpetuare la specie e accudire la progenie e il piacere del rapporto umano, la condivisione delle idee (come “pane” della mente) degli ideali, dei progetti, del gioco e del divertimento.

E popolo bue...?
E popolo bue…?

Non a caso in un’epoca disincantata come quella in cui viviamo è così frequente e ambita la convivenza rispetto al iugum/giogo matrimoniale.

È anche vero che dovere e piacere spesso coesistono: non si può escludere che tra coniugi esista anche il piacere della conversazione o la condivisione di ideali – e quelli sono i matrimoni riusciti!

L’etimologia dei due termini, in quest’epoca così disincantata, riguarda di certo anche la politica che vive a pieno tale dicotomia, tra coniugio e compagnia, in cui a tirare il carretto è il popolo mentre i compagni si dividono il pane.

Mose (e molto altro, anche da noi) ce lo ricordano ogni giorno…

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