
PRATO. È un invito che rivolgo direttamente al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che era con me all’incontro di Roma, successivo alla tragedia di Via Toscana, con il Presidente Napolitano, il ministro dell’interno Alfano ed i parlamentari pratesi. Così come nell’incontro successivo con i ministri dell’interno, della giustizia e dello sviluppo economico, con la presenza del direttore dell’Agenzia delle Entrate.
È da li che dobbiamo ripartire, coinvolgendo le più alte istituzioni governative, perché i problemi della comunità cinese – di Prato, di Sesto Fiorentino, di Milano, di Napoli – non si possono affrontare e risolvere solo a livello locale ma servono risorse e forze che solo il governo può mettere in campo, data la complessità dell’ambito in cui ci si trova ad operare.
Le tensioni sociali che ci sono state a Sesto Fiorentino, le indagini sulle ronde private di Prato, l’evasione miliardaria che anche Rossi finalmente ha evidenziato nelle sue interviste, necessitano di una “task force” ampia che comprenda Procura, Dda, forze dell’ordine, Asl e ispettorato del lavoro, in sinergia con qualunque altra componente in grado di contribuire al giusto inquadramento dei problemi ed individuare immediatamente la soluzione più appropriata, anche supportata da provvedimenti governativi ad hoc.
Le carenze dell’organico della Prefettura, della Questura e delle varie forze dell’ordine è sotto gli occhi di tutti, così come è evidente la carenza strutturale dello stesso tribunale di Prato, evidenziata anche dalla nota del capogruppo Lorenzo Rocchi. Tutti elementi che già a suo tempo come sindaco della città ho evidenziato, fin da quando Alfano era ministro della giustizia del governo Berlusconi.
Devono essere colpiti nel loro “core business” quegli immigrati cinesi, e non solo, che operano nel campo di una vera e propria organizzazione di stampo mafioso, con tentacoli nella delinquenza ordinaria, spaccio di sostanze stupefacenti, prostituzione, sfruttamento dei lavoratori in nero, evasione fiscale e molto altro ancora. I controlli che vengono attuati nelle aziende cinesi, sono procedura standard per quelle italiane oramai da decine di anni, quindi nessuno si deve sentire vessato o messo sotto accusa: chi lavora in Italia, in Europa, lo deve fare seguendo le regole vigenti, senza se e senza ma.
Non possiamo permetterci che le micce accese negli ultimi giorni inneschino un esplosione di proporzioni devastanti. Dobbiamo immediatamente arginare e fermare il problema. Lo dobbiamo soprattutto ai nostri concittadini italiani che da tutto ciò subiscono un enorme trattamento di disparità.
Roberto Cenni
Capogruppo Prato con Cenni


























