tacci tua. C’È CHI SFASCIA E CHI SI FASCIA, BASTA BATTER LA GANASCIA


C’è chi sfascia l’Italia del mite Mattarella in nome dell’ascolto dei giovini che devastano le città; e c’è chi ama fasciarsi e ri-fasciarsi perché vuole mostrarsi, senz’altro saper fare, se non paserellare



POI C’È GIANI E IL “DIGITALE”

MA ATTENZIONE: PUÒ FAR MALE!


Giani e Mea(culpa)relli. Si vede la fascia all’incontro oppure vi è sfuggita?

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ALLA PRIMA di queste categorie appartiene la sinistra del campo più che largo slargato. Alla seconda, la razzumaglia dei neo politici-amministratori d’Italia (ancora assinistrati), con orgasmi ripetuti per due o tre cose, come sputare comunque sul governo e la «nana borgatara»; o aspettar personaggi come l’Ilaria Salis, Aboubakar Soumahoro e (presto, se mai) anche Youssef Siher, per gratificarli di lucrosi seggi in parlamento, anziché di più cònsoni letti di contenzioneper impedir loro di far danni in giro.

La prima delle categorie sopradette è rappresentata dagli sfascisti: per forza antifascisti, progressisti, buonisti, accoglientisti, terrapertisti e altruisti.

La seconda è gremita d’altri sfascisti, ma non-violentisti: come Tanacca di Quarrata e certi comunisti, che molto son benvisti dai lor servi ottimisti.

Costoro stanno in piedi grazie a chi li circonda e li asseconda a seconda del ruolo rivestito: Simone Niccolai assessore agli abusi abusivista, che inaugura (per esempio) il rinnovato palazzo comunale di Lamporecchio, fasciato in tutto punto; o il Mearelli camicière col Montalbano che gli è cascato addosso.

 

Che gelida manina, se la lasci riscaldare…

E si vede bene: perché, confuso, il Mea(culpa)relli indossa la fascia all’incontro; spaparanzato, ma ingrugnito accanto a [Eu]Genio Giani che digitalizza Quarrata e tutte le porcate dei condoni rilasciati dal geometra Franco Fabbri e da una massa di predoni del deserto come quelli dell’àpriti, Sesamo! in Aladino e le Mille e una bótte, ovviamente di vinaccio inacetìto.

Da qui si capisce cosa sono le nostre guide, i nostri imam democratico-costituzionali, non di rado analfabeti non solo sotto il profilo del leggere, scrivere e far di conto; ma ancor più delle forme del rispetto istituzionale.

Per questo, oltre alla fascia all’incontro del Mea(culpa)relli, osservate bene anche la foto in cui Bernard Dika – che riscuote in Region senza fatika – mette allegramente la mano sinistra sulla spalla del prefetto, come fossero andati in palestra insieme la sera prima.

Don Giannicola Maria Simone

Noi vecchi, ma bestie di altri tempi; che vantiamo un’altra ben più alta educazione; noi che, stupidificati dalla scuola fascio/postfascista degli anni 50, siamo costretti a subire lo scioglimento non delle calotte polari, ma di quelle cerebrali di lobotomizzati che escono dalla scuola democratica ben riformata dalla sinistra e da Luigi Berlinguer, disfattore dell’università italiana, fatta di crediti, debiti e (soprattutto) cambiali e assegni a vuoto: noi siamo convinti che la digitalizzazione sia indispensabile, più che utile.

A una condizione, però: che per Quarrata – e poi per la Toscana rossa, tutta in fila dietro a Quarrata – si parli non della digitalizzazione prospettata da Giani alla presenza del Mea(culpa)relli con la fascia all’incontro; ma rigorosamente di quella di don Giannicola Maria Simone, un vero Riccardo Cuor di Leone!

Edoardo Bianchini
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checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci