tacci tua. CON LA SCUSA DI FAR ‘SANTA PROCURA’, CURRELI E I SUOI COLTIVAN LA CENSURA


La riflessione di Giorgio Dell’Arti, giornalista storico, sull’articolo di Marco Travaglio che analizza il trattamento riservato a Fabrizio Corona sulle storie di Signorini e Mediaset, è un preoccupante indicatore di libertà perfettamente adeguato alla protervia della procura di Pistoia quando insiste nel voler spegnere la voce di chi dice le cose come stanno e non come piacciono ai nostri discutibilissimi censori pervasi dal sacro fuoco della Anm-Associazione Non Magistrati…


Stampa clandestina un corno! Siamo ma pericolosi perché disturbiamo i manovratori!
Ci viene un atroce sospetto….

E SÒFFOCAN LA VOCE PIÙ GENUINA

CON L’ACCUSA DI STAMPA CLANDESTINA


Qualcuno mi invia questo video in cui Giorgio Dell’Arti commenta un intervento di Marco Travaglio in difesa di Fabrizio Corona a proposito dei suoi scritti su Alfonso Signorini e Mediaset.

https://youtube.com/shorts/LbSLbt_YDgk

Mi sembra di rivivere – mentre lo ascolto – le ben tre volte in cui Claudio Curreli, sostenuto dal capo Tommaso Coletta (l’uomo del rigore giudiziario che però salvava i suoi amici fiorentini dalle indagini), da Giuseppe Grieco e dalla giovine di buone speranze Chiara Contesini; in cui Claudio Curreli, dicevo, ha messo in moto la sua personale giustizia in maniera diametralmente opposta a come fa un chirurgo con un tumore.

Il chirurgo apre il paziente e “scattiva” la parte condannata, nella speranza di fare una cosiddetta ripulita. Mentre invece il Curreli isola il tumore, ma manda al macero tutto il corpo dell’ammalato, perché – secondo la sua ottica della ragione assoluta, appresa alla scuola dell’Anm – la bocca dell’ammalato non deve parlare di tumore. L’essenziale è il silenzio ossequioso che tutti devono a chi, come lui, sostituto, ha preso il posto di Dio nell’esecuzione degli indagati condannati a priori.

Tommaso Coletta. «Ma allora non lo vuoi capire che io la sorella di Luca Turco non la intercetto!»

E lo ha preso, quel posto, perché – forse – per la sua interminabile militanza nelle file cattoliche degli scout, ha confuso i ruoli tra Dio stesso e un capo-Lupetti quisque che, col tempo, grazie alla certezza dell’impunità caratteristica del corpo magistratuale, si è ineternato.

Il giudice milanese di cui ci parla Dell’Arti – ascoltate con attenzione – ha ordinato a Corona (che obiettivamente sta sulle palle a tutti) di togliere dal web tutto quello che ha scritto su Signorini e Mediaset, e di non aggiungere altro in futuro.

Quindi doppia censura, sui fatti e preventiva. Sul già scritto e quello che potrebbe essere pubblicato in futuro. Ma il tema resta sempre lo stesso: Signorini-Mediaset; non tutti gli scritti di Corona in blocco.

Al contrario, e con molta più luce estatica negli occhi, Herr Claudius von der Cagliaren non si è limitato a chiedere la rimozione dei miei pezzi o di quelli di Alessandro Romiti, che gli stanno sulle palle perché offenderebbero la sensibilità da ippopotamo di un Nesti, di un Perrozzi, di un Benesperi, di un Ciottoli, o di (uso Totò) Chicche & Sia. No.

Curreli ha “ha fatto strangolare in carcere i congiurati di Catilina” come fece Cicerone nel carcere Mamertino il 5 dicembre del 63 avanti Cristo. Solo che Cicerone, avendo violato il diritto di difesa degli imputati, la pagò cara; mentre il persecutore di Padre Fedele Bisceglia è sempre rimasto al sicuro, al caldo e ben protetto.

Quindi a Pistoia: 1. censura dei fatti; 2. censura preventiva; 3. violazione delle norme di applicazione della proporzionalità della pena in quanto, al posto del risanare la mela marcia, Herr Claudius ha fatto buttare in discarica non solo la Melinda della Val di Non, ma un intero tir di casse di Melinde: tutto l’impianto di un giornale online che è (mi spiace per lui, ma credo che capisca davvero poco) una colonna portante contro la corruzione di questa irrilevante provincia.

Il peggio è stato vedere che, per corroborare gli evidenti errori di giudizio di Herr Claudius e del suo cerchio magico, si sono mossi anche una serie di altri (Luca Gaspari, Patrizia Martucci, Alessandro Buzzegoli, Giuseppe De Marzo, Paolo Fontana e altri ancora) che hanno prontamente finto di credere alle illogicità manifeste di un magistrato che mentre riconosce (direttamente o indirettamente, e per ben tre volte) che la procura di Pistoia non trova nessuna violazione di verità, continenza e pertinenza in ciò che scrivo ogni giorno sui togati nostrali e i loro errori;

Chiedete a Curreli cosa accadde a Padre Biscegliamentre riconosce tutto questo, dicevo, dall’altro lato continua a rinviarmi e a farmi rinviare a giudizio dai suoi colleghi, perché offenderei le sue (ormai mi sembra evidente che di questo si tratti…) «prossimità sociali».

Questa è Pistoia e questi sono i magistrati che vegliano su di noi, ma si divertono di più a far karaoke alla Caritas del Tempio e a favorire l’ingresso di clandestini in Italia con Terra Aperta.

Ma anche a chiudere gli occhi – il naso, la bocca, le orecchie e quant’altro – dinanzi all’inefficienza colpevole di una inerzia di ben 7 anni 7 portata avanti da una Linda Gambassi, sostituta, che, proprio grazie al suo “indagare”, manda in vacca un problema come quello dell’inceneritore di Montale. Che oggi raddoppia a danno del popolo lavoratore.

Beato chi ha votato NO contro la riforma-Nordio perché era fascista! Ha sicuramente aiutato tutti questi veri difensori della Costituzione di San Pancrazio, quella che parla per i coglioni e ne fa strazio!

Edoardo Bianchini
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checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci