BINI (PD): «CASO AVASTIN, ABBIAMO VINTO»

L'On. Caterina Bini
L’On. Caterina Bini

ROMA. È passato quasi un anno dall’inizio della mia battaglia sul costo dei farmaci per il trattamento della maculopatia, a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Il 31 luglio 2013 ho presentato al riguardo la prima interrogazione in commissione, per chiedere chiarimenti sul fatto che, fra due farmaci apparentemente analoghi, solo quello più costoso (con un costo fino a 10 volte superiore) fosse utilizzabile nelle strutture pubbliche, a carico del Ssn. A novembre è arrivata la prima risposta del governo in Commissione.

Ad aprile di quest’anno poi, anche in conseguenza della maxi-multa dell’antitrust alle due case farmaceutiche, accusate di essersi accordate per spartirsi il mercato, ho presentato un’ interpellanza urgente in aula, chiedendo che si potessero visionare gli studi di Aifa sui farmaci e che, in tempi rapidi e certi per gli studi necessari, si potesse chiarire definitivamente la situazione, a vantaggio della spesa pubblica ma soprattutto della salute dei cittadini.

Col decreto sui farmaci “off-label” il governo era poi intervenuto, già nel mese scorso, prevedendo che, ogni qual volta sia presente un farmaco di utilizzo off label (farmaci già presenti in commercio per indicazioni specifiche, ma che vengono utilizzati anche per indicazioni diverse da quelle ufficiali), che abbia comprovate indicazioni di appropriatezza e indicazioni di economicità, anche laddove sia presente un farmaco on label con le stesse indicazioni, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) potesse decidere di introdurlo nell’elenco dei farmaci prescrivibili a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Infine, nei giorni scorsi, la notizia ufficiale per cui la Commissione Tecnico Scientifica (Cts) dell’Aifa si è espressa a favore dell’inserimento di bevacizumab (Avastin) nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), per il trattamento della degenerazione maculare legata all’età (Amd).

È stata una lunga battaglia, che ha visto anche momenti difficili, alla fine della quale però siamo riusciti a raggiungere il risultato sperato e richiesto anche da tanti professionisti del settore: la possibilità di prescrivere e utilizzare, anche nelle strutture pubbliche, entrambi i farmaci in questione, a totale discrezione del medico curante, con la validazione scientifica della bontà dei farmaci stessi.

Questa vittoria consente di poter curare un maggior numero di pazienti e, con tutta probabilità, ad un costo inferiore per le risorse pubbliche”.

[comunicato on. bini]

 

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