PUBLISERVIZI. SARTESCHI PUNTUALIZZA E CHIARISCE

Giovanni Sarteschi, Capogruppo del Pd
Giovanni Sarteschi, Capogruppo del Pd

PISTOIA. Sarteschi scrive sul suo Facebook:

Come noto, Publiservizi S.p.A. è una “holding multi utility” che prese vita nel lontano 1998 per volontà dei comuni del pistoiese e del circondario empolese Val d’Elsa. Fu costituita con la finalità di partecipare indirettamente alle società di scopo affidatarie dei servizi pubblici locali aumentando la capacità di governo derivante dalla concentrazione in un unico soggetto del capitale di controllo. Fra le società di scopo controllate da Publiservizi rilevanti per Pistoia si contano oggi, essenzialmente, Publiambiente, l’azienda che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, e Toscana Energia che fornisce il servizio di adduzione del gas.

Dalla fine degli anni Novanta, Publiservizi ha visto affiancarsi al ruolo di gestione dei servizi pubblici locali partecipazioni, in qualche caso onerose, estranee all’interesse dei pistoiesi. Tanto è vero che nel programma di Bertinelli si scrive che la società ha ormai esaurito la sua funzione e che pertanto si rende necessario un suo radicale ripensamento attraverso appropriati atti di indirizzo politico del Comune finalizzati a “scindere – cito testualmente – le partecipazioni rilevanti per Pistoia che si trovano dentro Publiservizi e riportarle sotto il controllo diretto dell’ente, cercando naturalmente un accordo con tutti gli altri soci e mettendo in condizioni il Comune di esercitare il suo ruolo di indirizzo e controllo”. Come si vede il progetto è molto chiaro: non ci si vuole liberare, così e semplicemente, delle quote che il Comune ha in Publiservizi, ma si intende superare l’attuale assetto delle nostre partecipazioni alle società di scopo separandole da Publiservizi e per tale via rafforzare il controllo sulle aziende che davvero ci interessano.

Qualche numero: il comune di Pistoia detiene il 26,14 percento di Publiservizi, la quale detiene a sua volta il 100 percento di Publiambiente. Il nodo che abbiamo di fronte è allora il seguente: come uscire da Publiservizi mantenendo e anzi rafforzando la nostra presenza in Publiambiente (e nel contempo capitalizzando il 10,37 percento che Publiservizi detiene in Toscana Energia)? Una strada da scartare è sicuramente quella della vendita del nostro 26,14 percento. In questo modo, infatti, lungi dal rafforzare la presenza in Publiambiente, la perderemmo del tutto. Di qui le ipotesi allo studio del consulente cui Publiservizi, su richiesta di Pistoia, ha affidato l’incarico di indicare le possibili soluzioni. La più accreditata – ma lo sapremo di qui a breve – è quella di una scissione cosiddetta parziale.

Va anche aggiunto che proprio per l’impegno del Comune di Pistoia l’assemblea dei soci di Publiservizi, il 19 settembre 2013, ha approvato un assai importante documento di indirizzo in cui i soci prendono atto che Publiservizi ha esaurito la sua funzione e che quindi – cito testualmente – occorre “consentire alle varie rappresentanze territoriali di riappropriarsi della quota parte di patrimonio della società con procedimenti e atti che escludano la messa in liquidazione della società stessa e i fondino invece su una piena condivisione di una delibera straordinaria di separazione consensuale, a partire da ipotesi di scissione societaria”.

Dove sta la questione, allora? La finanziaria 2008 impone ai comuni di dichiarare quali tra le partecipazioni da essi detenute non siano strettamente necessarie al perseguimento delle finalità istituzionali e quali invece lo siano. Il termine per l’approvazione di questa ricognizione è stato più volte posticipato: da ultimo, con la legge di stabilità 2014, è stato rinviato al 31.12.2014. E che succede se il comune non decide niente? Risponde il comma 569 della legge di stabilità 2014: “[…] La partecipazione non alienata mediante procedura di evidenza pubblica cessa ad ogni effetto; entro dodici mesi successivi alla cessazione la società liquida in denaro il valore della quota del socio cessato in base ai criteri stabiliti all’articolo 2437-ter, secondo comma, del codice civile”. Il congegno previsto è quello di una liquidazione coatta, ope legis. Una soluzione che ci farebbe perdere la partecipazione, pur indiretta, in Publiambiente e con ogni probabilità ci farebbe incassare meno del valore reale della nostra partecipazione in Publiservizi. C’è, inoltre, da considerare che, non deliberando, di fatto il consiglio dichiara fuori legge la partecipazione in Publiservizi, con il che si crea la concreta possibilità che chi abbia interessi diversi dai nostri possa intralciare il divorzio consensuale che stiamo perseguendo con grande determinazione ma che, ricordiamolo, in quanto tale, richiede il consenso degli altri soci.

Ecco perché, su iniziativa dei tecnici comunali, la Giunta ha proposto al Consiglio di impegnare l’amministrazione “a proseguire nel compimento delle attività e degli atti necessari alla realizzazione della parte del programma di mandato avente ad oggetto il radicale ripensamento dell’attuale partecipazione del Comune di Pistoia in Publiservizi spa e, per conseguenza, sulla scorta delle ragioni di opportunità descritte in premessa, delibera – ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 28, legge n. 244 del 2007 – di mantenere la partecipazione in detta società per l’arco di tempo strettamente necessario a raggiungere il citato obiettivo di governo, conformemente alle indicazioni contenute nel documento di indirizzo approvato dalla rispettiva assemblea dei soci il 19 settembre 2013”.

Dunque nessuna forzatura. Si tratta di una deliberazione obbligatoria per legge che non inficia ma anzi rafforza, rendendolo esplicito, il disegno di scissione da Publiservizi che il Comune di Pistoia ha pazientemente perseguito fin qui e che ci permetterà, nel più breve tempo, di realizzare gli impegni di mandato.

La legge di stabilità del 2015 prevede, infine, che fermo restando il citato obbligo di legge, il Comune debba entro il 31 marzo di quest’anno procedere alla approvazione di un piano operativo avente ad oggetto “la razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie, direttamente o indirettamente possedute, le modalità e i tempi di attuazione, nonché l’esposizione in dettaglio dei risparmi da conseguire”.

Sarà quella – credo – l’occasione in cui il Consiglio comunale, anche sulla base delle indicazioni del consulente che nel frattempo avrà completato il suo lavoro, potrà tornare sulla questione adottando la decisione che gli compete e che non può ulteriormente rinviare.

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