misericordes agliana. CRISI SEMPRE PIÙ FORTE, MA NON CERTO PER COLPA DEL NOSTRO GIORNALE


L’appello del governatore Benesperi è ricorrente quanto inutile perché segue il fallimento del familismo nella Confraternita. Neanche Elisabetta Tesi è capace di far virare l’Odv compromessa da anni di “dittatura gestionale”


La Nazione non ha nessuna ricetta critica da sottoporre alla Misericordia per cambiare il verso?
La Nazione non ha nessuna ricetta da sottoporre alla Misericordia perché possa cambiare verso?

 

AGLIANA. Ogni tanto si legge un appello del teologo governatore che torna a rinnovare ai cittadini aglianesi l’invito a farsi volontari al servizio della Mise e più vicini all’unica organizzazione di volontario del territorio per la copertura dei servizi di emergenza.

Un problema che in ipotesi è eredità della gestione familistica artioliana/morosiana pregressa; esauritasi oltre 15 anni fa lasciando un buco da mezzo milione e un diffuso senso di sfiducia nella gente a seguito (anche) delle sciocche prese di posizione nei confronti della nostra testata, l’unica che portò alla luce la storia Mangoni/Turelli/Misericordia.

Un bagno di sangue indotto dall’arroganza, dalla supponenza ma – siamo convinti e lo diciamo nel pieno rispetto del diritto di critica – anche sostanziale incompetenza del “re dei re” del tempo: Corrado Artioli.

Artioli, con la storica lite e le sue egotiche querele contro la stampa onde evitare di rispondere a domande imbarazzanti, ha letteralmente spaccato la cittadinanza.

Neppure Elisabetta Tesi, pur consigliera integerrima, sembra aver capito che la Misericordia di Agliana si è strangolata da sé, con la gestione addomesticata che ha fatto allontanare delle autentiche risorse umane come Fabio Pronti (dirigente infermiere al San Jacopo) o Vincenzo Fabbri esperto fisiatra, disgustato dalla politica artioliana.

La consigliera Elisabetta Tesi

La vicenda è stata bene e chiaramente ricapitolata in un articolo (cliccare qui) elaborato da Alessandro Romiti. Se la Misericordia continua ad essere un club esclusivo – ce lo spiegò anche la consigliera Paola Cipriani 13 anni fa – la cittadinanza non se ne sentirà attratta. Da qui l’allontanamento fisiologico e assicurato e la crisi di volontariato.

Modificate lo Statuto, misericordes, aprendo indiscriminatamente a tutti, senza restrizioni moralistiche o wokkiste (vi manca solo questo, ma ci arriverete…) e mettetevi al servizio del Vangelo e non di Mammona.

Non fatevi lusingare dalla posizione dirigenziale o dal soldo, che altro non è che sterco del diavolo. Quante risorse umane avete resopinto o disperso negli ultimi vent’anni?

Solo così la Misericordia potrà, forse, recuperare l’immagine distrutta nella “penosa vicenda” (come la definirono Artioli e Trucchi) della lite da 500 mila euro, e dalla querela-bavaglio proposta contro gli unici veri giornalisti d’inchiesta, che la portarono all’attenzione dell’opinione pubblica: cosa che fece imbufalire il sor Corrado.

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