La sede del Centro diurno per minori a Spazzavento è esclusa dall’organigramma della Fondazione e nessun cartello ne permette la sua individuazione. Hanno ragione, non pagando l’affitto, l’hanno levato. Noi però la abbiamo trovata: ci hanno accompagnato alcuni parrocchiani indignati


PISTOIA. La segnalazione è stata verificata sùbito nell’intervista degli indignati parrocchiani che non hanno esitato a riferirci con chiare parole lo scandalo che vede la Fondazione Maic di Don Manone insolvente (ma non è la prima volta) dell’affitto stipulato sull’immobile che vedete qua sopra e che è di proprietà della parrocchia di Spazzavento.
L’intervista con don Deo Gratias è stata poi rapida, risolutiva e confermativa, avendoci lui stesso confermato la scomoda situazione che vede la sua parrocchia esposta, con quasi un anno di non-pagamento della Maic, di circa 15 mila euro e confermandoci anche di vedersi costretto a breve a una vertenza giudiziale per il recupero del credito e lo sfratto conseguente dei morosi.
Il complesso edilizio affittato è pervenuto alla parrocchia della “Chiesa dei Santi Maria Maddalena e Lazzaro” per un legato testamentario e si compone di due o tre fabbricati già dell’opera Onmi: quello principale – che si vede nell’immagine – è occupato dalla Maic al piano terreno con un canone di affitto di rispetto di soli 1.500 euro mensili, certamente agevolato considerando la superficie di oltre 200 metri quadrati.
Un “rispetto” caldeggiato dal vescovo, ma che però non sembra essere ricambiato per come la Fondazione Maic – della quale Don Manone (alias Luigi Bardelli uno che è “molto prossimo” all’intera Sarcofago City bene) è il deus ex machina – risulta da quasi un anno inadempiente dei pagamenti mensili pattuiti e garantiti da regolare contratto registrato.

Il parroco don Deo Gratias è stato categorico durante l’intervista, ma non si è lasciato andare a commenti, quali sono stati quelli di coloro che ci hanno segnalato l’incredibile violazione che, se considerata nel pianale del bilancio generale della Fondazione ha dell’incredibile.
Nel “centro diurno per minori”, vengono svolte attività ludiche e riabilitative: e questa è la motivazione, che avrebbe permesso a Luigione di Tvl d’ottenere un canone agevolato, sollecitato anche dal vescovo, cavalcando in modo speculativo e opportunistico l’innegabile sentimento pietistico che si evidenzia dalla mission della Fondazione Maic.
Il canone non è comunque onorato da oltre 9 mesi. Del resto la vicenda è un nulla, se si confronta al massimo esempio di malagestio, qual è stata la storia del commissariamento di Aias, mutata in Apr (mossa annullata dal Tribunale di Roma) e oggi rinata sotto l’ala della famiglia dei Carrara come Fondazione Maic.
Incredibile è infatti che la Fondazione – generosa organizzatrice di crociere per una “riabilitazione itinerante” – non disponga di una somma così risibile se rapportata alla contribuzioni che l’Usl Toscana Centro liquida per la convenzione degli sfortunati ospiti: si parla – e ci vorranno correggere se non siamo precisi – di mezzo milione mensile, oltre sei milioni annui da sommarsi al 5 per mille di erogazioni private (proprio all’ufficio postale di Spazzavento, le donazioni alla Maic sarebbero assai cospicue!). Davvero non si trovano 1.500 euro mensili per pagare l’affitto che, a nostro parere, è assai agevolato dato che pare ridotto alla metà rispetto a quello di mercato?
Cosa ne pensa il consiglio di amministrazione della Maic non ci interessa molto, avendo noi dimostrato, con l’assoluzione del Tribunale sulle nostre inchieste giornalistiche vedi sentenza Luca Gaspari del 2015 che Bardelli è un patron indiscusso, egocentrico e incontestabile, uno che si muove nel più forte conflitto di interessi e nella mancanza di trasparenza, come ha dimostrato la costituzione dell’Apr.
Ma cosa ne pensano i revisori dei conti Andrea Bonechi, Alberto Innocenti e Stefano Sala? Davvero non hanno notizia della necessaria partita contabile iscritta a “debito” che, essendo datata da quasi un anno, è sicuramente maturata nel bilancio intermedio 2023 per una consistenza di parziali 10 mila euro circa? Non hanno visto niente?

Altro argomento molto rilevante è la motivazione addotta dalla Fondazione per tale “disimpegno”: il Bardelli riferirebbe a don Deo Gratias di trovarsi in un momento di scarsa liquidità per le mancate erogazioni dei contributi regionali. Ma allora come ha potuto organizzare una spettacolare crociera con gli assistiti e i loro familiari, infrangendo – pare – anche certe regole deontologiche del giornalismo, sulle quali torneremo? Era la crociera della “riabilitazione itinerante” (così la spiegano in modo persuasivo i medici e gli operatori addetti alle assistenze) una priorità indefettibile, preminente, rispetto agli obblighi contrattuali assunti con il “parroco nero”.

Infatti un altro aspetto non secondario è il colore della pelle del congolese don Deo Gratias Kayumba.
Alcuni parrocchiani ci spiegano che la disinvoltura del Bardelli nell’insolvenza sarebbe possibile proprio perché in Curia si respira un grande ossequio ai desiderata del patron-deus di Maic e, insieme, uno strisciante sentimento strano nei confronti dei preti di colore colpiti dalla sindrome di Calimero.
Questo si dice. E se vero, sarebbe un combinato disposto davvero diabolico: poeri preti neri!
È vero che esiste un “cerchio magico” che circonda il Bardelli? Magari ne approfondiamo i discorso in una prossima puntata. Per stamattina fermiamoci al Barderlli che non paga come il re d’Inghilterra.
(continua)
Alessandro Romiti
[alessandroromiti@linealibera.online]






















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