don biancalani. LETTERA APERTA DI UN PRETE ASSURDO


Pensieri ancora a caldo, forse definitivi, sulla mia esperienza a vicofaro e Ramini. Forse la mia ingenuità è stata questa: credere che certe parole della Chiesa andassero prese sul serio…


Don Biancalani riflette e scrive…

L’autore di Disobbedisco e accolgo ci parla della sua strana avventura di cristiano.

 

Sono un prete assurdo, e forse anche un po’ ingenuo. Assurdo perché continuo a pensare che il Vangelo, quando lo si prende sul serio, qualche problema lo crea. Finché resta nelle omelie va tutto bene. Il problema è quando una porta si apre davvero, quando entra un povero, quando uno straniero smette di essere un problema e diventa una persona con un nome e una storia.

Forse la mia ingenuità è stata questa: credere che certe parole della Chiesa andassero prese sul serio.

Ora, senza tante spiegazioni e in modo per me inatteso, mi si vuole rimuovere. E mi si dice che con l’arrivo dei poveri avrebbe prevalso il degrado. No. Non è vero. In questi anni, insieme alle fatiche e ai problemi, è aumentata la vita. Sono cresciute le relazioni, il servizio, la partecipazione, la presenza di persone che forse altrimenti non sarebbero mai entrate in una comunità cristiana. E accanto a questo sono continuati la catechesi, la formazione, le celebrazioni, le feste, i sacramenti e tutta la vita ordinaria delle parrocchie.

Vicofaro e Ramini hanno vissuto anni intensi, pieni, a volte difficili, ma veri. Due parrocchie vive. Non perfette, certo. Ma vive. Vive perché incentrate sul Vangelo. Chiese da marciapiede, non da processioni. Chiese che fanno riflettere e discutere.

Nei decreti che mi riguardano ho letto cose che considero false, distorte e ingiuste. Ho chiesto di poter spiegare, di confrontarmi. Non è stato possibile. Per questo ho fatto ricorso. Non per difendere la mia posizione, ma perché quando una cosa ti sembra ingiusta hai anche il dovere di dirlo.

In questi anni abbiamo accolto molti migranti. Ma non abbiamo dato soltanto un letto o un piatto. Abbiamo cercato di fare molto di più. Scuola, formazione, assistenza sanitaria, accompagnamento. Abbiamo portato ragazzi dal medico, aiutato qualcuno a imparare l’italiano, a trovare un lavoro, a rimettersi in piedi. Don Milani diceva: I care, mi importa. Ecco, noi abbiamo provato a fare questo. Ci importava.

E allora continuo a chiedermi una cosa molto semplice: che cos’è davvero la pastorale ordinaria? Abbiamo sempre celebrato, fatto catechesi, preparato Comunioni e Cresime, formato ragazzi e adulti. Lo abbiamo fatto fino ad oggi, nonostante quello che, a mio giudizio, ingiustamente è stato scritto. E siamo sempre stati disponibili a venire incontro alle richieste delle nostre comunità. Ma perché l’accoglienza dovrebbe essere un’altra cosa? Io non sono mai riuscito a separare tanto bene la liturgia dalla vita. Il pane spezzato sull’altare e quello dato a chi ha fame, per me, sono sempre stati molto vicini.

Le proteste dinanzi al seminario

Per anni papa Francesco ci ha parlato di una Chiesa dalle porte aperte, delle periferie, di una Chiesa che esce. Noi, forse con troppa ingenuità, abbiamo pensato che quelle parole volessero dire davvero qualcosa. E oggi, con papa Leone, la domanda resta la stessa: che Chiesa vogliamo essere?

Mi ha colpito anche sentire parlare di parrocchiani che volevano tornare a una chiesa “normale”, quella del “si è sempre fatto così”. Ma chi sono i parrocchiani? Solo quelli che c’erano già? Quelli che abitano a due passi dalla chiesa? Oppure anche le tante persone lontane dalla Chiesa che si sono avvicinate alle nostre comunità proprio perché c’era un povero da aiutare, una cena da preparare, una lingua da insegnare, una persona da accompagnare?

Molti sono entrati così. Per dare una mano. E poi sono rimasti. Hanno trovato una comunità. Oggi, purtroppo, molti di loro si sentono di nuovo allontanati.

Mi domando anche perché sia stato dato tanto ascolto a politici e gruppi che per anni hanno usato la nostra esperienza per alimentare paure e contrapposizioni. E a persone che hanno manifestato sotto la Curia con cartelli e parole offensive verso di me.

Una delle parrocchie è stata poi affidata proprio a quell’area per dare inizio a una nuova esperienza. Nuova? Non voglio attribuire intenzioni a nessuno. Però faccio fatica a non vedere il paradosso.

Io ho sbagliato. Sicuramente. Sono stato ingenuo, qualche volta disordinato, forse eccessivo. Ma continuo a non riuscire a considerare un errore lo stare dalla parte degli ultimi.

Barbiana. Don Biancalani alla tomba di don Milani

Non mi vergogno di quello che abbiamo provato a fare. Mi vergognerei di più di aver predicato il buon Samaritano e poi, quando l’ho incontrato davvero, di essere passato dall’altra parte.

Continuo ad amare questa Chiesa, ed è proprio per questo che tutto questo fa male. Non cerco vendette. Non cerco rivincite. Vorrei solo verità e dialogo.

E continuo a pensare che una Chiesa dalle porte aperte non possa essere stata soltanto lo slogan di una stagione. Perché se quelle porte erano davvero aperte, qualcuno, prima o poi, doveva pur entrare. Noi li abbiamo fatti entrare.

Se questo significa essere un prete assurdo, allora sì, sono un prete assurdo.

Non un “vero prete”.

Don Massimo Biancalani