«GIÀ INQUINATI? ALLORA BRUCIAMO ALTRI 50 ANNI»: LA RABBIA DEL COMITATO IONONCISTO

«Serve una bonifica, non un altro impianto». Il comitato attacca Ato Toscana Centro e i sindaci della Piana. Convocata una mobilitazione per il 7 novembre

MONTALE. [a.b.] Le parole pronunciate dal direttore di Ato Toscana Centro, Dario Baldini – “Montale è il posto migliore” – durante l’incontro pubblico sul futuro della gestione dei rifiuti nella Piana pistoiese continuano ad alimentare polemiche e preoccupazioni. Al centro del dibattito la prospettiva di un nuovo impianto di termovalorizzazione e la possibilità che l’area di Montale possa ancora una volta essere individuata come sede privilegiata per ospitarlo.

Nel corso dell’assemblea, come riportato da La Nazione, Baldini ha sostenuto che il sito di Montale rappresenterebbe il luogo più adatto per un nuovo impianto. Una valutazione motivata dal fatto che si tratta di un’area già destinata da anni a tale funzione e che, dal punto di vista pianificatorio, viene considerata un sito «già compromesso».

Una posizione che ha suscitato l’immediata reazione del comitato IononCISto, storico protagonista delle battaglie contro l’inceneritore della Piana.

In una nota dai toni particolarmente duri, il comitato contesta radicalmente il ragionamento espresso dal direttore dell’Ato: «Siccome la nostra zona è già compromessa, allora diventa il candidato ideale per un nuovo impianto. Chi ha subito l’inquinamento per decenni, invece di essere bonificato e tutelato, viene condannato a fare da pattumiera per sempre».

Secondo gli attivisti, la logica sottesa alla scelta sarebbe quella di trasformare la Piana in una vera e propria “zona di sacrificio”, destinata a sopportare ulteriori carichi ambientali proprio perché già segnata dalla presenza di impianti e criticità pregresse.

Nel mirino del comitato finiscono anche i sindaci coinvolti nel percorso di confronto promosso dall’Ato. IononCISto critica in particolare il sindaco di Montale, Ferdinando Betti, e gli altri amministratori dell’area, accusandoli di limitarsi ad accompagnare un processo già deciso a livello sovracomunale.

«Si parla di partecipazione e ascolto – sostengono gli attivisti – ma su cosa dovrebbero esprimersi i cittadini se il destino del territorio è già stato stabilito dalle strategie regionali e dagli interessi dei grandi gestori dei rifiuti?».

Durante l’incontro, il sindaco Betti aveva invece rivendicato l’importanza del percorso partecipativo avviato per discutere gli scenari del nuovo Piano d’Ambito, sottolineando come Montale sia il primo Comune ad aver promosso un confronto pubblico prima ancora di qualsiasi decisione definitiva.

Resta però forte la contrapposizione tra chi ritiene necessario mantenere aperta l’opzione del termovalorizzatore all’interno del sistema regionale dei rifiuti e chi, come IononCISto, chiede un cambio radicale di strategia, puntando sulla riduzione della produzione dei rifiuti, sul rafforzamento della raccolta differenziata e sul riciclo.

Il comitato ribadisce inoltre la richiesta di dismissione dell’attuale impianto e rivendica il diritto dei cittadini della Piana a vivere in un territorio non gravato da ulteriori servitù ambientali. «La salute e l’aria che respiriamo non si barattano per la comodità logistica di chi gestisce i rifiuti», affermano gli attivisti, che hanno già annunciato una manifestazione pubblica per il prossimo 7 novembre, con lo slogan: «La Piana non si svende».

La partita sul futuro del termovalorizzatore di Montale si preannuncia dunque sempre più accesa e destinata a segnare il confronto politico e istituzionale delle prossime settimane.