
PISTOIA. Anche Casapound ha presentato, assieme al candidato Berti, il suo programma per le elezioni comunali. Sarà, anzi è, un programma radicale, come lo è Casapound stessa, che essa possa esser definita partito o semplice movimento.
E un movimento, ad un certo punto, soprattutto quando pretende di governare e amministrare, diviene per definizione un partito, con tanti saluti a quella piccola dose di populismo che la parola “movimento” porta con sé.
Dunque un programma radicale proposto da un candidato radicale, o meglio estremista: è bene chiamare le cose col loro nome. Ma in virtù di questa sincera definizione, c’è qualcosa di male nel definirsi tali? O la moderazione è divenuta una virtù, una meta da raggiungere, un presupposto senza il quale si è impresentabili?
Oggigiorno si deve esser moderati nel parlare di legittima difesa, quindi non si può affermare che chi si difende ha sempre ragione; lo si deve essere anche quando si parla di Europa e di moneta unica, così come quando si parla di Brexit, senza poter urlare che le imposizioni europee ci hanno rotto gli zebedei; per quanto riguarda l’immigrazione, per l’amor di dio, la moderazione scade nel bavaglio alla bocca, e chi non è moderato è… razzista.
Si deve esser moderati nel linguaggio, in ciò che si scrive e in ciò che si pensa, praticando su noi stessi una sorta di censura preventiva. Facciamo ormai tutti parte della “generazione pussy” di Clint Eastwood, che si indigna per il dire scorretto e non per il fare sbagliato.
Leggo il programma di Casapound e trovo tutti punti già contestati nel tempo dal sottoscritto e da molti altri. Vedi l’accoglienza dei clandestini e lo stanziamento delle risorse; vedi le valanghe di multe fatte dai Vigili Urbani nei pressi dell’ospedale; vedi la priorità di assegnare alle famiglie italiane le case popolari; vedi l’eliminazione progressiva dei parcheggi, incrementando nel frattempo le ondate di controlli dei vigili.
Scorro negli archivi e trovo le stesse identiche questioni, le quali mi fecero indignare già mesi fa.
Eppure, per il solo fatto che vengono proposte dal candidato di Casapound, molti le ritengono irricevibili. Perché a Casapound non sono moderati.
Lorenzo Berti ha fatto bene a presentare un programma radicale, impipandosene allegramente dei moralismi che l’alta società potrà fare e anzi farà sicuramente. Così come dovrà impiparsene chiunque abbia voglia di concedergli il proprio voto, sia perché è segreto e sia perché è ora di finirla con le censure a senso unico.
Momentaneamente non sostengo apertamente nessun candidato ma, è bene specificarlo, non rinnegherò ciò che ho sostenuto fino ad oggi solo perché fa parte del programma di uno che viene definito “fascista”.
Anche perché, è bene ricordarlo, mi oppongo da sempre alle castronerie fatte da gente che si definisce moderata.
Lorenzo Zuppini
in veste di lettore


























