CREDE DI ESSERE L’ITALIA

«L’Italie c’est moi!» [Il Tirreno, 26 ottobre 2014]
«L’Italie c’est moi!» [Il Tirreno, 26 ottobre 2014]
A MOLTI COMPAGNI e a tanti intellettuali di sinistra farà senz’altro bene alla salute: lo hanno votato senza accorgersi che la sua vera vocazione era quella di mangiare tante carote (carote di €, s’intende, non di quelle che si coltivavo nell’orto), e ora se lo tengano e vadano in pellegrinaggio a Monte Senario (l’origine viene da asino, quello a quattro zampe) in preghiera perché questo saltimbanco della Dc mantenga loro gli 80 € al mese – poi vedremo come – e altrettanti alle fattrici d’Italia, perché diano figli (da sfruttare) alla Patria.

Non lo ha eletto nessuno, lo ha chiamato lì solo suo nonno che sta al Quirinale, ma, nonostante sia laureato in legge, della legge fa pelle di becco e pezze da piedi: perché crede di essere lui l’Italia, il Cristo del XXI secolo. Ma è storia nota che meno uno capisce, più crede di essere.

Torniamo però a dogo (= al solco) come dicono in Valdichiana, a casa della Rosy.

A molti compagni e a tanti intellettuali di sinistra farà senz’altro bene alla salute: lo hanno votato per levarsi dai cabbasisi il Berlusca, e se lo ritrovano che fa accordi (bon pro) con il Satiro di Arcore. E allora, che se lo tengano stretto!

A piangere saranno sempre in tempo quando, a forza di lasciargli far buche da coniglio, ci sveglieremo una mattina e non si pagheranno più né stipendi né pensioni. E allora – credete – sarà davvero una festa.

All’italiana: con spaghetti e mandolino.

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