Se Linea Libera è considerata stampa clandestina (cioè difetta del tutto della registrazione obbligatoria presso un tribunale), che scopo avrebbero l’art. 3-bis citato e l’interpretazione della cancelleria del tribunale della Capitale? Quello di produrre carta igienica pe le toilettes giudiziarie?

CARA LINEA, LASCIA STARE:
NOI FACCIÀM QUEL CHE CI PARE

IL SEQUESTRO di una pubblicazione è una misura cautelare restrittiva estrema della libertà di stampa e di opinione, che contraddice l’art. 21 della Costituzione e un bel mucchio di norme europee, ignote alla procura pistojese.
Una misura alla quale, però, tutti i signori della corte dei miracoli del Terzo Piano ricorrono con estrema facilità, quando hanno da soffocare la voce della verità e i pericoli che essa porta con sé.
A Pistoja vale l’uguaglianza Nessuno tocchi Caino = Nessuno metta a nudo la procura e il suo modo illecito di procedere.
Nella Domus Aurea di Claudius Currelus Nero, ultimo imperatore romano vivente, che tiene banco al Terzo Piano di Palazzo Pretorio e, contemporaneamente, alla Caritas e all’Agesci-Scout, il sequestro della stampa periodica (che va – lo ripeto per l’ottusità strumentale di certi cervelli in tempesta – dal quotidiano alla rivista annuale) dovrebbe avvenire esclusivamente per atto motivato dell’autorità giudiziaria solo in presenza di delitti espressamente previsti dalla legge sulla stampa o dal codice penale; oppure per violazione delle norme sulla trasparenza e la registrazione.

Esaminiamo allora i motivi del sequestro lecito
- Delitti contro il buon costume: Pubblicazioni contrarie al pudore e alla decenza sessuale, in particolare se rivolte ai minori.
Ma anche se Linea Libera non è un giornale porno, Curreli & C. la hanno fatta sequestrare tre volte.
Forse in procura credono che buon costume significhi, in primo luogo, non rompere le palle ai manovratori. - Diffamazione aggravata: Offese gravi alla reputazione altrui commesse col mezzo della stampa, quando vi sia un pericolo imminente o un accertato reato.
Ma se fosse così, quante volte avrebbero dovuto sequestrare Il Fatto Quotidiano di Travaglio o – meglio ancora – Report di Sigfrido Ranucci?
I ripetuti attacchi da parte di Pm e sostituti pistojani a Linea Libera si basano solo su dei cretinissimi copia-incolla. Nessuno mai in procura ha fatto serie indagini sull’effettiva verità dei fatti enunciati da questo giornale.
Per questo motivo Linea Libera è malvagia e i buoni sono i querelòmani santificati (a gratis) nel vergognoso processo politico «generato e non creato» (come Cristo) dal Padre Herr Claudius, ad ogni costo: compresa l’invenzione del reato inesistente di stalking giornalistico.
Ma anche se Linea Libera non è un giornale diffamatore, perché quel che ha scritto è sempre stato accertato prima di scriverlo, Curreli & C. lo hanno fatto sequestrare tre volte.
Forse in procura credono che la diffamazione aggravata sia solo il piagnisteo di gente che ha spaziato dall’usurpazione di posto pubblico (Andrea Alessandro Neti) ai favori riservati edilizi e alle usurpazioni di territorio, concessi a certi cittadini particolari (ragionier non-dottor Romolo Perrozzi; sindaci, assessori picchiatori come Maurizio Ciottoli etc.). - Apologia di reato e istigazione: Scritti che esaltano o spingono a commettere delitti o a violare l’ordine pubblico.
Linea Libera non ha mai fatto cose come queste. Eppure Curreli & C. la hanno fatta sequestrare tre volte.
A chi servivano queste mosse se non al potere senza ritegno di procuratori e sostituti nostrali? - Violazione del segreto istruttorio: Pubblicazione abusiva di atti di indagine coperti dal segreto penale.
Linea Libera non lo ha mai fatto. Eppure Curreli & C. la hanno fatta sequestrare tre volte. - Mancata indicazione dei dati obbligatori: Assenza del nome del direttore responsabile, dello stampatore o del luogo di pubblicazione nei casi previsti dalla legge sulla stampa.
Linea Libera è opera collettiva e appartiene a una cooperativa a responsabilità limitata regolarmente registrata alla Camera di Commercio. Come può essere anonima? Inoltre non è neppure tenuta a rispettare l’obbligo d’iscrizione al registro dei periodici di un tribunale. Eppure Curreli & C. la hanno fatta sequestrare tre volte. Si può sapere il vero motivo per il quale questo giornale sta sulle palle alla procura, a Biancaneve e ai suoi sette nani? - Vilipendio: Offese alle istituzioni dello Stato, alla religione o alla bandiera nei limiti stabiliti dal codice penale.
Niente di tutto questo può essere addebitato a Linea Libera e/o a suoi giornalisti e collaboratori. O altrimenti perché non sono mai stati messi sotto inchiesta per tale reato?
E perché tre giudici (Giuseppe Grieco, Pasquale Cerrone e Marco Granocchia) avrebbero dichiarato e certificato che gli scritti della testata non offendono i magistrati pistojesi, ma esprimono liberamente opinioni e critiche che non travalicano mai la verità, la continenza e la pertinenza, e rientrano nei limiti di cui all’art. 21 della Costituzione?
Eppure Curreli & C. la hanno fatta sequestrare tre volte.

Scusate, ma anche un batterio – che notoriamente non ha occhi – vedrebbe che c’è qualcosa che non quadra.
Ci vuole, a mio avviso, il fegato di Curreli e dei suoi colleghi di procura e/o di qualche Gip, come Patrizia Martucci e/o Alessandro Buzzegoli (o di qualche santo in Cassazione come Giuseppe De Marzo), per negare l’evidenza della sistematica persecuzione giudiziaria che firma tutte le mosse contro il libero (davvero) pensiero!
Non vi sembra che ci sia qualcosa che non torna in tutta questa storia di violenza, sopraffazione giudiziaria, depistaggio, illiceità nell’interpretare norme di legge di chiarezza cristallina come il famoso articolo 3-bis della Legge 103/2012 in GU Serie Generale n. 168 del 20-07-2012?
Perfino Tommaso Coletta respinse le richieste di sequestro avanzate dagli avvocati del ragionier non-dottor Romolo Perrozzi, il Ctu ragioniere che si spacciava per laureato senza esserlo.
Cos’è, allora, che gli fece cambiare idea solo dopo il 2021, quando era chiaro come il sole che, per le sue caratteristiche, Linea Libera era una testata online non soggetta a registrazione e quindi necessariamente non clandestina? Chi glielo aveva ordinato a Tom Col? Per caso il suo medico di famiglia dall’Usl Toscana Centro di Giani & Dika?

Che stupidaggine, condivisa senza scrupoli anche dalla sostituta Chiara Contesini, malavvezzàta dai suoi colleghi anziani e – viene da pensare – incapace di decidere con la propria testa! Non lo dico io, Edoardo Bianchini. Del mio stesso avviso è il tribunale di Roma. Osservate, a questo proposito, cosa scrivono gli SPQR.
Cos’è la stampa stampa clandestina?
Se Linea Libera è stampa clandestina (cioè difetta del tutto della registrazione obbligatoria presso un tribunale), che scopo avrebbero l’art. 3-bis citato e l’interpretazione della cancelleria del tribunale della Capitale di Mattarella? Quello di produrre carta igienica pe le toilettes giudiziarie pistojane?
E allora riaffiora alla mente una domanda che inquieta… Ma tutti questi luminari della giustizia, come hanno fatto a laurearsi in giurisprudenza e, più ancora, a vincere un concorso in magistratura?
Edoardo Bianchini
[direttore@linealibera.info]
© Linea Libera Periodico di Area Metropolitana
Stampa online non clandestina né illegale
checché ne dicano i magistrati della città di Vanni Fucci

























