
PISTOIA-VALDINIEVOLE. La Cgil scrive:
In vista delle prossime elezioni amministrative è ripreso il dibattito (vedi Cna della Valdinievole ed alcuni candidati a Sindaco di quel territorio) su una questione che anche per la Cgil ha un suo valore: ci riferiamo all’accorpamento/fusione dei piccoli Comuni. Questione non di secondaria importanza che rientra in una più ampia riforma delle Pubbliche Amministrazioni (dibattito ormai ventennale), sempre annunciata e mai portata a compimento (se si escludono solo parziali interventi, alcune delle volte mossi più da vera demagogia e voglia di parlare alla “pancia delle gente” che da una visone completa ed innovativa di una vera riforma della “macchina pubblica”).
Vogliamo ricordare che il nostro territorio provinciale vede la presenza, in 935,31 kmq e con una popolazione poco superiore a 280 mila abitanti, di ben 22 comuni. Di questi, quattro sono sotto i 3.000 abitanti, dieci sotto i 10.000, cinque sotto i 20.000, due sotto i 25 mila e solo il Comune di Pistoia supera gli 88 mila.
Riteniamo, alla luce della necessità non più rinviabile della riforma delle Pubbliche Amministrazioni, dell’evolversi dell’organizzazione del lavoro, dei bisogni dei cittadini e dei problemi dei bilanci degli enti locali, che questa “frammentazione” sia un ostacolo da superare, un modello organizzativo e partecipativo non più corrispondente all’esigenza del nostro tempo. Siamo convinti, lo siamo da anni (lo proponemmo formalmente 10 anni fa) che sia giunto il momento di riprendere la discussione di una riduzione rilevante del numero dei comuni presenti nel nostro territorio provinciale.
Pertanto, visto che alcuni canditati a Sindaco ed alcune associazioni si sono dichiarate favorevoli al “comune unico” della Valdinievole, vogliamo ancora una volta ribadire la nostra condivisione sul progetto di accorpamento (per la Valdinievole potremo almeno pensare a soli 3 Comuni al posto degli attuali undici).
La nostra proposta nasce da alcune considerazioni:
- 1) La stragrande maggioranza degli attuali enti non supera i 10.000 abitanti; cifra che è paragonabile ad una circoscrizione del comune capoluogo; stessa cosa vale per l’estensione del territorio. Questa frammentazione accresce i costi di gestione dei servizi, scaricando sui cittadini, sulle famiglie e sui pensionati la mancata conduzione di azioni congiunte utili ad evitare gli aumenti di imposte locali o , addirittura, la scomparsa di alcuni servizi;
- 2) Comuni più grandi permetterebbero una gestione del territorio più omogenea, con una visione dello sviluppo economico, ambientale, urbanistico, turistico, ecc. che nasce da un’unica volontà politica. Ripercussioni positive si avrebbero anche sulla professionalità dei “dirigenti” e di tutto il personale del comparto Autonomie Locali;
- 3) la gestione e la realizzazione delle nuove e più forti volontà politiche avrebbe senza dubbio una ricaduta positiva per i cittadini e le aziende. Per esempio, possiamo ipotizzare la realizzazione di un unico regolamento di polizia locale e di piano regolatore, un’unica politica sul sociale, sull’infanzia, sullo sviluppo economico del territorio, sulla cultura, ecc.;
- 4) le difficoltà del bilancio degli enti locali costringono, soprattutto i piccoli comuni, a non potere programmare nuovi inter-venti e, ancor peggio, a non mantenere l’attuale qualità e quantità dei servizi resi ai cittadini;
- 5) l’accorpamento porterà infine un risparmio economico di non poca entità. Con una diminuzione dei costi della politica (meno sindaci, assessori, consiglieri) e non solo.

Ma vorremmo che la proposta fosse letta non come il tentativo di realizzare “solo” un semplice risparmio economico (anche se questo non è certo irrilevante). Ricordiamo che un’azienda che abbia 10, 20 o 100 dipendenti ha costi fissi a cui non può sottrarsi. La questione di questi costi che incidono maggiormente nei piccoli comuni è una delle ragioni che, per esempio, ha spinto (mai a sufficienza) le aziende private a fondersi per essere più competitive, più al passo con i tempi.
In questi ultimi anni i contratti nazionali di lavoro (almeno fin quando è stato possibile sottoscriverli) e le leggi dello Stato e delle Regioni hanno cercato di “convincere” i Sindaci a gestire in maniera diversa i servizi pubblici (servizi associati, unioni di comuni, ecc.). Siamo in grado di affermare che i risultati ad oggi sono stati scarsi se non nulli. Ci siamo trovati di fronte a vere e proprie lotte di potere (chi comanda?) che hanno ostacolato se non impedito anche una gestione associata dei servizi.
Pertanto, l’accorpamento/fusione dei piccoli comuni è la strada obbligata che dobbiamo intraprendere. Bene quindi che anche in Valdinievole si riprenda a parlarne. Sperando che non vada a finire come per la Montagna Pistoiese, dove la miopia di qualcuno ha fatto naufragare (speriamo solo per ora) il progetto di Comune unico della montagna pistoiese, perdendo così non solo un progetto di politico di alto spessore, ma anche ingenti risorse economiche che erano state messe a disposizione dallo Stato e dalla Regione Toscana. Con i tempi che corrono anche questi sono errori che non possiamo più permetterci.
Andrea Brachi
Segreteria Cgil Pistoia
























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